“A cure for Wellness”: l’abisso dell’animo umano dovrà aspettare

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A cure for Wellness: l’abisso dell’animo umano dovrà aspettare

C’è una male oscuro dentro di noi, che sale come la bile e ci lascia l’amaro infondo alla gola, è lì in ciascuno di voi (…) solo quando sappiamo cosa ci affligge possiamo sperare di trovare la cura

Mr. Pembroke, A cure for Wellness

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Lo specchio e il doppio, temi centrali che accompagnano tutto il film

A cure for Wellness (La cura dal benessere) è il nuovo interessante film del regista Gore Verbinski. Distribuito nelle sale dal 27 marzo, in realtà sembra che non abbia convinto a sufficienza i direttori delle sale, dato il poco spazio concessogli. Forse è anche ingiustamente colpevole di aver sfidato altri film, sia per genere che per pubblico, come La Bella e la Bestia e Ghost in the Shell, oltre al terzo capitolo della saga The Ring, fatto curioso dato che proprio Verbinski ha curato la regia del primo The Ring: a quanto pare qualcosa di vero nella maledizione dell’horror giapponese c’è.

Per spendere ancora due parole sul regista è interessante considerare che Verbinski sia a tutti gli effetti un veterano dell’ambiente. Figlio del fisico nucleare di origini polacche Vic Verbinski, Gore si laurea alla UCLA Film School di Los Angeles. Esordisce come regista di video musicali e spot pubblicitari e nel 1997 approda al grande schermo dirigendo Mouse Hunt (Un topolino sotto sfratto). Nel 2000 lavora al film The Mexican (Amore senza sicura) con Julia Roberts e Brad Pitt, due anni dopo dirige The Ring con Naomi Watts nei panni della protagonista. Dal 2003 inizia il lungo lavoro per la saga Pirates of the Caribbean (I pirati dei Caraibi), durante la quale Verbinski dirigerà tra gli altri Johnny Depp, contribuendo a lanciare sul grande schermo il personaggio Jack Sparrow. Tra un film sui pirati e l’altro riesce anche a dedicarsi a The Weatherman (L’uomo delle previsioni) con Nicolas Cage. Nel 2012 Verbinski ottiene molti riconoscimenti e perfino un premio Oscar per il film d’animazione Rango, ricco di citazioni western, compreso Sergio Leone, e con la partecipazione di Depp come doppiatore del protagonista. A dieci anni dal primo film con Johnny Depp il regista tenta di lanciare un nuovo personaggio, questa volta nativo americano, con il film The Lone Ranger, ottenendo però pessimi risultati al botteghino, i pirati piacciono di più degli indiani.

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Lockhart (Dane DeHaan) viene sottoposto alla cura

A cure for Wellness è senza dubbio figlio di Verbinski, il regista infatti ne cura non solo la direzione ma anche la produzione e la stesura del soggetto. Distribuito dalla 20th Century Fox, questo film si colloca in bilico fra il genere thriller e quello horror, mostrando moltissime citazioni cinematografiche al suo interno, probabilmente omaggi al grande cinema a cui Verbinski si è ispirato. La pellicola narra il viaggio intrapreso dall’affarista di Wall Street Lockhart, interpretato dal bravo attore Dane DeHaan, con l’obiettivo di riportare in patria l’amministratore delegato Pembroke (Harry Groener), direttore del’’azienda per cui lavora e futuro capro espiatorio della crisi imminente, da diverso tempo disperso in un centro benessere della svizzera tedesca. Agente che scatena la ricerca è una lettera scritta di pugno da Pembroke, nella quale spiega le ragioni per le quale non è intenzionato a tornare alla sua vecchia vita, alla società logorante contemporanea e soprattutto a rinunciare al benessere raggiunto.

Con un incipit alla Apocalypse Now, solo che in questo caso la missione è il rimpatrio e al posto del nastro magnetico abbiamo una lettera, il film si prefigura interessante ed avvincente, soprattutto in relazione al movente esistenziale che traspare dalla missiva di Pembroke: abbandonare carriera, soldi e la corruzione della società in favore di un ritorno alla purezza, al vero benessere. Proprio questo aspetto di A cure for Wellness ha colpito la mia curiosità in effetti, il mai assopito tema della ricerca della felicità, indagato però in chiave thriller. Prima è stato citato il film di Francis Ford Coppola perché questo male oscuro a cui si vuole sfuggire ricorda parecchio quel cuore di tenebra così sapientemente narrato da Joseph Conrad, poi tradotto per il grande schermo ed interpretato magistralmente da Martin Sheen e il mitico Marlon Brando.

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Lockhart incontra Hanna sulla splendida terrazza del Castello di Hohenzollern

Chi si può tirare indietro con una premessa del genere? Confesso però che quanto scritto finora fa parte esclusivamente delle aspettative autoprodotte dalla mia immaginazione ed effettivamente la parte introduttiva del film non delude. Dane DeHaan recita perfettamente il proprio ruolo, la fotografia è curata e suggestiva, così come i dialoghi. Ad aiutare la riuscita del film sono sicuramente le ambientazioni, il meraviglioso Castello di Hohenzollern, poco lontano da Stoccarda, e il complesso abbandonato dell’ospedale militare di Beelitz-Heilsttäten offrono una location drammatica e straniante allo stesso tempo.

Dopo questa parte iniziale però il film declina esclusivamente in direzione del più classico racconto di sostituzione visitatore-paziente. Come già visto in Shutter Island e Gothika, per non parlare del super classico Il gabinetto del dottor Caligari, Verbinski si dedica esclusivamente all’ansia forse troppo abusata che si genera nel non essere riconosciuti, nel ritrovarsi degenti, malati.

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Allucinazioni si mischiano alla realtà, desideri si fondono con paure

Non vorrei che il mio giudizio venga però frainteso. A cure for Wellness è nel complesso un buon film, ricco di spunti interessanti, con bravi attori ed una regia curata. Tutti questi pregi però non sopperiscono all’incompiutezza della storia, alla scarsa profondità raggiunta. Grandi ed importanti temi vengono sollevati dal film, domande interessanti ed esistenziali che però non trovano risposta, se non in parte. In conclusione credo che il film di Verbinski sia stato un buon lancio, ma che il centro del bersaglio non sia stato colpito.

Consigliamo in ogni caso la visione di questa pellicola a tutti coloro che godono nel vedere il protagonista di un’indagine messo alle strette, raggirato, torturato (anche fisicamente) e condizionato mentalmente, e per scoprire quale sia il mistero oscuro che dimora nelle profondità del centro benessere diretto dal dottor Heinreich Volmer, interpretato da Jason Isaacs, e scoprire così quale sia la vera cura dal benessere.

Damiano Sessa per MIfacciodiCultura

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