Francis Ford Coppola, architetto della New Hollywood

0 1.379

Francis Ford Coppola, architetto della New Hollywood

Francis Ford Coppola (Detroit, 7 aprile 1939) è considerato tra i maggiori cineasti ad aver calcato la scena del panorama hollywoodiano.

Nato in una famiglia di origine lucana, come molti discendenti di immigrati scelse un cognome aggiuntivo, nel suo caso l’evocativo Ford, per celebrare John, tra i più grandi registi americani e Henry, il più geniale costruttore di automobili dei suoi tempi.

Regista poliedrico, si è aperto ad ogni genere cinematografico immaginabile: pochi sanno che la sua produzione è iniziata nel 1961 con un breve filmino pornografico, poi seguito dall’esordio ufficiale nel 1963 con Terrore alla tredicesima ora, pellicola horror intrisa di richiami gotici e inquietanti atmosfere.

Ma il lancio nel cielo stellato di Hollywood avviene con Patton, generale d’acciaio. Il film è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale e narra la biografia del generale dell’esercito degli Stati Uniti d’America George S. Patton. La pellicola si aggiudica sette premi Oscar, tra cui quello per la miglior sceneggiatura originale.

Quasi sempre produttore di sé stesso, investe i guadagni di Patton, generale d’acciaio per realizzare Buttati Bernardo. Poi, insieme ad un altro maestro del cinema americano, George Lucas, fonda nel 1969 la casa di produzione American Zoetrope, ma il suo più immenso capolavoro, il primo episodio di Il Padrino, Francis Ford Coppola lo produrrà per la Paramount Picture. Pietra miliare della storia del cinema, la saga mafiosa più avvincente della New Hollywood ha incassato soltanto con l’uscita del primo capitolo 135 milioni di dollari, spezzando il record del kolossal Via col Vento.

Brando e Coppola ne “Il padrino”

Coppola, anche se vezzeggiato dagli Studios, si mostrava spesso insofferente alle loro regole. Ne è una chiara dimostrazione la storia della produzione di Il Padrino. Durante le riprese, in perenne contraddizione con la Paramount Pictures, Coppola prese scelte poco condivise come quella di girare il film al di fuori degli studi, nella ridente Sicilia, opzione considerata dalla Paramount troppo dispendiosa. Oltre alla scelta vincente degli attori principali Marlon Brando e Al Pacino. Il primo per gli Studios era un astro discendente, ormai giunto al termine della sua carriera, mentre il secondo era considerato totalmente inadatto ad interpretare il ruolo del mafioso. Fortunatamente il regista non si lasciaò piegare dalle pressioni della Paramount ed il risultato, come sappiamo, è storia. Una storia testimoniata dai tre Oscar conquistati (Miglior film, Miglior sceneggiatura non originale e Miglior attore protagonista per l’interpretazione di Marlon Brando).
I premi si raddoppieranno con il secondo episodio (tra le categorie conquistate quella di Miglior film, Miglior regia e Migliore attore non protagonista per l’interpretazione di De Niro), stavolta prodotto dalla casa di Coppola e Lucas. Curioso pensare che Vito Corleone sia l’unico personaggio in tutta la storia del cinema ad avere vinto due Oscar con il volto di due attori diversi (Marlon Brando nel primo episodio e uno sbarazzino Robert De Niro che nel secondo ne rievoca la giovinezza).

Apocalypse now

Dopo aver affrontato i temi della guerra e della mafia, Coppola si cimenta in un thriller dichiaratamente ispirato a Blow-Up di Michelangelo Antonioni. Siamo nel 1974, il film è La Conversazione, storia di spionaggio acclamata dal pubblico e dalla critica. Una mascherata allusione allo scandalo Watergate che qualche anno prima aveva scosso l’America, cerca di smuovere le coscienze dello spettatore.

Dopo un periodo di pausa il regista torna sulle scene nel 1979 con un’altra pietra miliare del cinema, Apocalypse Now, visionario spaccato sulla guerra del Vietnam, ispirato al romanzo di Joseph Conrad Cuore di tenebra. Un viaggio nella follia e nel delirio dei sensi che descrive il volto più brutale e cruento della guerra. Nonostante un cast d’eccezione con attori del calibro di Robert Duvall e Marlon Brando, ma anche di Harrison Ford, Dennis Hopper e Martin Sheen, sembra che girare il film non sia stato per il nostro cineasta un’esperienza semplice. Voci di corridoio raccontano che Marlon Brando avesse mandato nel panico Coppola durante le riprese, arrivando sul set con diversi kili di troppo e senza aver imparato le battute, né tanto meno aver letto il romanzo da cui è tratto il film. Non meno irruento l’attore Martin Sheen che nella scena d’apertura, completamente improvvisata, presentatosi sul set ubriaco fradicio e in preda ai deliri dell’alcool, si ferì ad una mano tirando un pugno ad uno specchio. La crew spaventata voleva interrompere le riprese ma Coppola ebbe l’idea geniale di continuarle, immortalando i momenti di follia dell’attore nei primi fotogrammi del film.

L’uomo della pioggia

Apocalypse Now è una dura denuncia agli orrori del Vietnam e le parole pronunciate dal tenente colonnello Kilgore dopo un bombardamento sono diventate famose per la violenza che emanano:

Mi piace l’odore del napalm al mattino. Una volta abbiamo bombardato una collina, per dodici ore, e finita l’azione siamo andati a vedere. Non c’era più neanche l’ombra di quegli sporchi bastardi. Ma quell’odore… sai quell’odore di benzina? Tutto intorno. Profumava come… come di vittoria.

Coppola riceve il Leone D’Oro alla carriera nel 1992 e, durante la cerimonia degli Oscar del 2011, l’Irving G. Thalberg Memorial Award, un premio che viene consegnato a «Un produttore creativo il cui lavoro riflette la costante alta qualità nella produzione di pellicole cinematografiche». Ma Francis è molto di più di un produttore e un regista, è un artista che è riuscito ad imporsi con fermezza accanto a personaggi del calibro di Scorsese, Altman, De Palma, Spielberg e Bogdanovich nel gruppo di cineasti che hanno costruito la New Hollywood.

Carolina Iapicca per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.