“Siddharta”: il capolavoro di Hermann Hesse, “dottore dell’anima”

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SiddhartaSe c’è un’opera che sottolinea, o meglio, persegue il più grande mistero della vita per l’uomo, quello della ricerca della felicità, quell’opera è Siddharta (o nell’originale tedesco Siddhartha), romanzo scritto dal Premio Nobel per la Letteratura nel 1946: Hermann Hesse.

Il protagonista è un giovane indiano, Siddharta, che cerca di vivere pienamente la propria vita, inseguendo la felicità e la pace interiore attraverso la scoperta del proprio Io. Apparentemente al giovane non manca nulla: è di bell’aspetto, attraente, appartiene alla casta dei Brahmani. Eppure tutte queste sicurezze lo fanno sprofondare in un’irrequieta scontentezza. Assieme a Giovinda, il suo migliore amico, compie la scelta più difficile e dolorosa: lascia casa e famiglia e si mette in viaggio alla ricerca della sua strada.

Così tutti amavano Siddharta. A tutti egli dava gioia, tutti ne traevano piacere. Ma egli, Siddharta, a se stesso non procurava piacere, non era di gioia a se stesso.

Siddharta
Hermann Hesse

La meditazione e la ricerca di se stessi sono i temi portanti dei racconti di Hesse. Con uno spirito elegiaco, l’autore tedesco naturalizzato svizzero, riempie le pagine bianche con creatività, dando vita a personaggi inquieti, ma nello stesso tempo autentici, gradevoli. Ricca di spontaneità e naturalezza, Siddharta è senza dubbio l’opera più universale di Hesse. In questo romanzo la fragilità umana si scontra con la superficialità e la parvenza del mondo. L’ansia perpetua del protagonista non ha freni, non ha pace, dinanzi alla banalità e all’efferatezza di una quotidianità, orfana di valori essenziali e assoluti. La crudezza della vita viene messa a nudo dallo scrittore, che, come un vero dottore viene in soccorso, ci prescrive la ricetta ideale per combattere l’egoismo che riempie la vita terrena.

Chi legge Siddharta non rimarrà indifferente. Questo romanzo è un’esperienza da vivere: la sottile linea che divide anima e corpo sarà abbattuta e persuasa dalla sensuale e raffinata poetica dell’autore. L’opera, oltre ad essere una delle più lette del secolo, è un poema indiano, quindi un soffio vitale, uno sguardo che accarezza lo spirito.

La maggior parte degli uomini, Kamala, sono come una foglia secca, che si libra e si rigira nell’aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c’è vento che i tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino.

Hermann Hesse ci invita a fermarci, a riflettere. Ci sprona alla lotta viva con noi stessi. Senza armi, senza scudi, perché questa è una guerra semplice, ma forse la più pericolosa. Ispirato alla vicenda biografica del Buddha, Siddharta ci ricorda anche l’importanza della fede, ma lo fa senza barriere, senza costrizioni. La dottrina viene intesa come una forza interiore, un’illuminazione vitale, una sorta di verità al di sopra di tutte le altre. Hesse ci ricorda soprattutto di essere curiosi, avidi. Ma attenzione: non avidi di cose, perché il metro di giudizio non è la quantità, ma la pienezza.

Luigi Affabile per MIfacciodiCultura

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