“Jeff Buckley: His Own Voice”, quando una voce non muore mai

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Jeff Buckley: His Own Voice, quando una voce non muore mai

Jeff Buckley

Si sa che Jeff Buckley, l’erede di Tim Buckley (anch’egli musicista, scomparso a soli ventotto anni) non ha bisogno di presentazioni ed è capace di stupirci ancora oggi. Lo testimonia la nuova pubblicazione, già attesissima, che rende omaggio al suo genio: Jeff Buckley: His Own Voice è il titolo di un libro (edizione Da Capo Press) che uscirà nel 2019, grazie all’autorizzazione della famiglia del cantautore, racchiudendo una serie di diari, testi e fotografie inediti pronti a svelare i segreti del grande artista quale è stato. A tutto ciò si aggiungono delle registrazioni personali in un audio-book, tanto che sembrerà di sentire la sua voce insieme alla nostra, come potesse esserci accanto in una giornata qualunque, ascoltando la sua voce dalla segreteria telefonica di casa e commentando insieme a lui quelle incredibili cento cose da fare prima di morire, che però purtroppo non sarà riuscito a concludere.

Quindi basta un nome perché si crei la magia che la stessa musica è capace a creare? Sì, se questo nome è Jeff Buckley. Semplicemente lui, Jeff. Un artista, un musicista il cui fascino non stona mai, la cui personalità trapela ancora da ogni singola nota, la cui bellezza è rimasta immortale come ogni icona vuole. Il fatto è che quella di Buckley non è stata e non è solamente un’icona: è presenza, anche dopo vent’anni dalla sua, purtroppo, prematura scomparsa, avvenuta il 29 maggio 1997.

Nella primavera del 1994 Grace, non appena uscito, iniziò a trovare la sua gloria. E la pubblicazione di questi diari inediti è un omaggio perfetto alla riuscita di quell’album, che fece emozionare ed esaltare il pubblico internazionale grazie alle sue vibrazioni.

Queste registrazioni sono inalterate e inedite. Chiudete gli occhi, alzate il volume o mettete il vostro auricolare. Siete solo voi, lui e i ragazzi della sala di registrazione. Godetevela.

Queste le parole della madre di Jeff Buckley, Mary Guibert, non appena uscito nel 2016 il progetto You and I. Già di per sé una sorpresa e un grande regalo per gli appassionati della musica di Buckley: poter ascoltare la sua voce inalterata, assorta nelle sue note e in quelle parole che cantava, così marcate e così lucide.

Jeff BuckleyL’obiettivo della Guibert oggi è rimasto lo stesso: regalare ai fan e agli amici di suo figlio ciò che ancora è rimasto di lui, in lui. Però con His Own Voice il regalo è ancora più speciale: poter leggere qualcosa che evidentemente Buckley non avrebbe pensato di trasmettere, poter lasciarsi affascinare da parole che sicuramente, almeno in parte, emaneranno poesia, come la sua voce. Il progetto è stato fortemente voluto dalla madre, appunto, grazie alla preziosa collaborazione del giornalista David Browne (firma per The Rolling Stones) che già in passato era stato autore di una biografia su Jeff Buckley intitolata Dream brother: the lives and music of Jeff and Tim Buckley.

Ci sono state e probabilmente ci saranno sempre persone che vorranno parlare per mio figlio, prendendosi il merito del suo successo o mettendogli in bocca parole non sue.

La Guibert così vuole ancora oggi difendere Jeff per i suoi meriti, evidentemente tralasciando quello che si è voluto attribuirgli malamente nel corso del tempo. Ad esempio, quanti avranno declamato il fatto che l’Hallelujah entrata nella musica di tutti i tempi non sia sua nella versione originale, bensì di Leonard Cohen. Ma nonostante quella di Cohen sia memorabile, è altrettanto vero che di fronte all’arrangiamento di Buckley proprio non si può obiettare nulla.

Insomma, Jeff Buckley: His Own Voice è la nostra occasione (e speriamo non l’ultima) di sognare con lui, di godere della sua arte, di essere coprotagonisti di un racconto, quello della sua giovinezza partita dalla California. Una storia vissuta nella musica. You and I, ci avrebbe detto Jeff.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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