#EtinArcadiaEgo – Eva non mangiò la mela della discordia

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#EtinArcadiaEgo – Eva non mangiò la mela della discordia

#EtinArcadiaEgo – Eva non mangiò la mela della discordia
Cacciata dal Paradiso Terrestre

Chiunque abbia fatto un minimo di catechismo nella sua infanzia ricorda sicuramente della terribile colpa di Eva, la prima donna: ella, istigata dal serpente del peccato, mangiò il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, convincendo Adamo a farlo a sua volta. Dio, che aveva proibito loro di mangiare quel frutto, li cacciò dal paradiso terrestre. Quell’episodio è chiamato dai cristiani Peccato originale e restò come macchia sull’intera umanità, cancellabile solamente attraverso il battesimo.

Che questo episodio, così come in generale gran parte degli episodi narrati non solo nel libro della Genesi ma in tutto il Vecchio Testamento, sia da leggersi in chiave allegorica è dato per certo pressoché da tutti ormai. Eppure c’è un’altra barriera da valicare, che nasconde dietro di sé una storia affascinante: il falso mito della mela di Eva

Eh si, per quanto possa sembrare strano, il frutto mangiato dai genitori dell’umanità non era affatto una mela, come l’iconografia storica e la cultura popolare hanno affermato per secoli, bensì qualcos’altro. Le ragioni di questa bufala divina sono molteplici: innanzitutto, l’identificazione geografica tradizionale del giardino dell’Eden è un luogo situato da qualche parte nell’antico Medio Oriente, area in cui non si hanno notizie di presenza di piante di mele, né di un clima che potesse favorirne la crescita. Inoltre, benché la Genesi non specifichi di che albero si trattasse, dice che dopo averne mangiati i frutti, Adamo ed Eva si vergognarono della loro nudità e si coprirono con foglie di fico. Che sia un indizio?

Fra tutte le ipotesi proposte da esegeti e dottori della Bibbia, quella del fico sembra avere più assi nella manica: frutto estivo e succoso, il fico assunse fin dall’antichità una connotazione legata alla sensualità e alla tentazione, che ben si lega alla conoscenza del bene e del male. Alcune bassorilievi del periodo alto-medievale raffiguranti il peccato originale sembrano proprio rappresentare un albero di fico. Questa pianta si lega anche alla storia di Roma: non solo è l’albero che troviamo sacralizzato nel foro, ma il fico detto Romulare, citato da Livio, si dice fosse situato nel punto in cui Romolo e Remo furono ritrovati dalla lupa.

#EtinArcadiaEgo – Eva non mangiò la mela della discordia
Atalanta ingannata dalla mela

E la mela da dove salta fuori? Innanzitutto, è un’identificazione relativamente recente: prima della seconda metà del ‘500 infatti non si hanno notizie di questa credenza ed è abbastanza comprensibile poiché affonda le sue origini nella riscoperta dell’età classica avvenuta con l’Umanesimo. Probabilmente molto dipese dalla perdita della differenza fra vocali brevi e lunghe nel latino, rendendo omofone le parole latine mela e male, entrambe scritte malum in latino e differenti solo per la vocale a. Inoltre, il frutto è definito nella traduzione latina della Bibbia come pomum, che diede sì origine a pomo, ma che per i parlanti latini aveva il significato di frutto generico, non di mela.

A queste contraddizioni grammaticali si aggiunsero motivi letterari: la cultura cristiana è impregnata fino al midollo di tratti classici. Soprattutto presso i greci, la mela era simbolo di vanità e lussuria, si pensi alla mela che ingannò l’eroina Atalanta o la mela della dea Discordia che diede inizio alla guerra di Troia. Molti artisti iniziarono a raffigurare scene in cui due giovani si passavano una mela, recuperando questi miti. A poco a poco, cristianità e classicità si legarono ancora una volta, ricordando a tutti che dalla Grecia antica è davvero impossibile slegarsi.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

2 Commenti
  1. Raoul Pontalti dice

    Mi dispiace contraddirti, ma la mela viene proprio dall’oriente, originaria dell’Asia centrale, Lungo le “vie della seta” (esistenti anche prima del commercio della seta) la mela mangiata dai viandanti e soprattutto dalle bestie (cammelli, bovini, etc) al seguito dei viandanti di defecazione in defecazione trasferì i suoi verso occidente e lungo il suo percorso incontrò un paese civile che la seppe valorizzare::l’antica Persia la quale la presentò agli altri popoli civili. Il testo biblico non fa menzione specifica della mela quale frutto proibito ma nulla vieta che potesse trattarsi proprio della mela, anche se il sottoscritto propende, ma per ragioni ben diverse dalla falsamente presupposta inesistenza della mela nel Giardino dell’Eden, che quel frutto proibito potesse essere un fico.

  2. Giuliano Vernarecci dice

    Mi stupisco come ancora ci si soffermi a parlare di una mela, di Adamo, di Eva, non è bastata nemmeno la scienza certificata dell’evoluzionismo per certificare una narrazione di fantasia copiata da una stele babilonese di 2000 anni prima che si trova al British museum, quel dio perfettissimo che ha creato una discendenza piena di nomi e che è tanto onniscente da non sapere il nome di “Faraone” che si autodefinisce nei 10 comandamenti biblici come irascibile, geloso e vendicativo che comanda morte e stragi e che si permette di fare direttamente stragi e di procurare morte che uccide 40 giovani perchè uno si è permesso di deridere la calvizie del profeta Elia, che si arrabbia con Davide e gli uccide il figlio ma di chi e di che cosa stiamo parlando.. siamo proprio alla frutta

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