Paola Mastrocola e “L’amore prima di noi”: il mito, l’amore, il mito d’amore

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Paola Mastrocola e L’amore prima di noi: il mito, l’amore, il mito d’amore

Paola Mastrocola

Cos’è il mito? Cos’è l’amore? E il mito d’amore? Sono le domande a cui Paola Mastrocola tenta di fornire appassionatamente risposta tra le pagine di L’amore prima di noi, edito da Einaudi. Uno sguardo nell’archetipica narrazione, nella letteratura d’altro tempo e d’altra realtà. Un volume che rispolvera le antiche storie di divinità e giovani umani desiderati dagli dei a tal punto da sconvolgere e stravolgere le leggi della natura; un volume che parla d’amore, di passione incontrollata e sentimenti contrastanti.

Il fil rouge dei capitoli tessuti dalla Mastrocola è l’amore nel mito, l’amore che cala sulla Terra direttamente dall’Olimpo, irrompendo nella realtà con punizioni, metamorfosi, rapimenti, oscurità, fughe. Perché l’amore può essere rapimento, come per Europa e Persefone, oppure può essere ombra nelle vicende di Orfeo ed Euridice, di Pigmalione, di Elena, Eco e Narciso. Ma l’amore può manifestarsi anche in una fuga, e lo è per Atalanta e per Apollo e Dafne, oppure può nascere e tradursi attraverso un solo sguardo, come nei casi di Clizia, Atteone e Psiche.

Nel mettere nero su bianco una tematica universale, ovvero l’amore – su cui si intrecciano storie di parole dalla notte dei tempi – Paola Mastrocola parla di noi, di tutti noi, ma volgendo l’attenzione al prima di noi. Perché il mito, in fondo, fa questo: racconta, narra, trasporta il lettore in situazioni di alternativa atmosfera surreale, opaca e irrazionale, per descrivere noi. Un noi che va al di là, altrimenti, della limpida comprensione.

Amore e Psiche, A. Canova, 1787-93, Louvre (Parigi)

Il mito ci fornisce un riempimento di vuoto, una lacuna di spiegazioni, ed è proprio questo il suo compito. Mettere luce su quel velo di apparenza e inganno, su una tematica che ci giunge così da filtrare e poter meglio interpretare. E a ogni capitolo sorgono con grande spontaneità domande, questioni e dubbi che si palesano sotto i nostri occhi, tra le righe, letteralmente in quegli spazi bianchi tra le stringhe di parole. Come se per noi fosse possibile conoscerci solamente attraverso interrogativi, attraverso quesiti che necessitano risposte da elaborare.

Ma come poter parlare dell’amore? «Attraverso il mito» risponderebbe Paola Mastrocola, quel tipo di racconto continuamente e sempre riscrivibile per nuove letture e riletture. Perché è bello accettare di credere al mito, farsi trascinare nella magia del racconto. Perché, d’altronde, per parlare d’amore, quali alternative ci sarebbero? Per rispondere alla domanda cos’è l’amore?, ognuno declinerebbe il concetto in base alle proprie esperienze personali.

Ma come fare a raggiungere l’universale, quello che, con parole di Platone, definiremmo l’idea pura? Attraverso il mito, come fece probabilmente lo stesso filosofo greco nei suoi scritti. Il mito che indaga e sonda la realtà proprio mentre la descrive attraverso il surreale.

Come dichiara l’autrice di L’amore prima di noi nella nota finale al testo, i miti sono storie che tutti noi conosciamo, o che ci pare di conoscere. E, anche se ci sembra di riporli involontariamente nell’oblio, è sufficiente rispolverarli per riportarli agilmente in superficie. Perché sono nell’aria, afferma Paola Mastrocola, e continuano a parlarci.

Gli uomini, una generazione dietro l’altra, popolano la Terra. È il loro modo di non morire, far nascere da sé i figli. Un altro modo glielo suggerisce Zeus, quando ama Mnemosine, la dea Memoria, e da lei genera le Muse.
Sono loro che ci mandano le storie, che sono il nostro inizio. Un soffio, un fiato senza voce che ci aiuta a superare il tempo.

L’amore prima di noi, P. Mastrocola

Ecco perché l’autrice ha voluto ridonare vita ai miti, raccontarli di nuovo per tutti noi, che siamo figli del tempo, contro le eterne narrazioni.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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