Loro di Roma – Bacco e Arianna: l’amore come esaltazione del “carpe diem”

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Loro di Roma – Bacco e Arianna: l’amore come esaltazione del carpe diem

Francesco Carradori, Bacco e Arianna – 1776, Palazzo Pitti Firenze

Quant’è bella giovinezza

che si fugge tuttavia

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Quest’è Bacco ed Arianna,

belli, e l’un dell’altro ardenti:

perché ‘l tempo fugge e inganna,

sempre insieme stan contenti.

Così scriveva Lorenzo il Magnifico nel 1490 circa nella Canzona di Bacco, componimento presente nei Canti Carnevaleschi composti per essere eseguiti con musica e in forma corale durante i festeggiamenti del Carnevale. Una vera e propria esaltazione dell’oggi e del momento, per godere pienamente delle gioie della giovinezza (la bellezza, l’amore, i sensi) nella consapevolezza della loro fugacità.

Il mito

Tiziano, Bacco e Arianna (1520-1523)

Arianna era figlia del re Minosse e ben presto si innamorò di Teseo che giunse a Creta per uccidere il Minotauro nel celebre labirinto. La fanciulla aiutò il suo amato ma subito dopo venne da lui abbandonata e si trovò così sola, su una spiaggia, ad osservare la nave di Teseo allontanarsi. Il dolore fu straziante, ma ecco che subito arrivò sulla stessa spiaggia, il dio Bacco. Costui si innamorò immediatamente della bella e delicata fanciulla tanto da decidere di volerla subito come moglie. Trasportata sull’Olimpo, Arianna e Bacco si sposarono. Come dono di nozze il dio le regalò un meraviglioso diadema di stelle dorato con cui Arianna, da quel momento in poi, visse felice tra gli dei dell’Olimpo. E sarà questa poi il prezioso copricapo trasformato dallo stesso Bacco nella Corona Boreale, una piccola costellazione dell’Emisfero nord, le cui stelle principali formano un arco semicircolare.

Bacco e Arianna nell’arte

Un mito che parla d’amore e di felicità fugace non poteva che ispirare alcuni dei più importanti artisti del passato, soprattutto nel periodo compreso tra 1500 e 1600.  Tiziano realizzò così tra 1520 e il 1523 il suo Bacco e Arianna in un trionfo di gioia e colori. Annibale Carracci dipinse invece tra la fine del 1500 ed i primi anni del 1600, il celebre Trionfo di Bacco e Arianna (immagine di copertina), uno straordinario affresco ancora oggi presente a Palazzo Farnese (Roma). Anche Guido Reni realizzò un’opera che ritraeva proprio Bacco e Arianna. Chi invece decise di rendere immortale la coppia modellandola nel marmo fu nel 1776 Francesco Carradori con una piccola scultura – misura infatti 92 cm – molto raffinata presente a Palazzo Pitti (Firenze). Una delle ultime e più riuscite rappresentazioni di Bacco e Arianna è certamente l’opera di Maurice Denis del 1907: una pittura moderna, vivace e brillante che narra l’esaltazione della vita.

Il significato del mito

Guido Reni, Bacco e Arianna

Una delle storie d’amore più avvincenti della mitologia antica: amore, abbandono, dolore e ritorno alla vita e alla felicità. Questi gli ingredienti principali del mito di Bacco e Arianna che colpirono gli uomini del passato proprio per la gioia di vivere che narravano. Importante è il momento in cui Arianna, seppure in preda al dolore, decide di non chiudersi alla vita, ma anzi, si apre e si dona a Bacco, cogliendo esattamente quell’attimo in grado di mutare l’intero corso della vita. Un inno alla vita che da sempre si accompagna però ad una sottile malinconia e alla consapevolezza che la gioia e il piacere sono inesorabilmente, e purtroppo, destinati a finire.

L’Asino d’Oro – Associazione Culturale per MIfacciodiCultura

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