“La marcia del sale”: quando la protesta non diventa mai violenta

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La marcia del sale: quando la protesta non diventa mai violenta

Marcia del sale
Gandhi

Mohandas Karamchand Gandhi fece della non-violenza il suo principale ideale di vita. Egli, come è noto, utilizzò questo principio come un collante tramite il quale unire la sua India oppressa contro l’oppressore, ossia il governo britannico. Egli è, storicamente, meglio conosciuto come Mahatma, che significa grande anima, la stessa che portò l’India ad una storica indipendenza, in un modo del tutto innovativo: i metodi che utilizzò furono, appunto, la non-violenza, la resitenza passiva, il digiuno volontario e il rifiuto d’obbedire alle leggi sbagliate; una rivoluzione che non ebbe niente a che vedere con quella francese o russa. Un grande esempio ne è La marcia del sale.

Nel marzo 1930 gli strati più poveri della società indiana sono particolarmente sfavoriti da una nuova legge imposta dai colonizzatori, una tassa sul sale che vieta al popolo di vendere il prodotto sui mercati. Solo i britannici possono venderlo e, conseguentemente, beneficiare degli introiti a scapito dei lavoratori. Non potendo, per indole, collaborare coi dominatori, Gandhi, il 12 marzo 1930, inizia una marcia che proseguirà circa per 200 miglia, fino al 5 aprile, e da una partecipazione iniziale di 78 persone, arriverà a destinazione un corteo di diverse migliaia di persone.

La marcia del sale, l’episodio emblematico della non violenza, dell’aggregazione e dello spirito di pacifica ribellione, porta i manifestanti a continuare la propria andatura anche davanti alla polizia che aveva il compito di sedare la marcia. Questo episodio si concluderà con l’arresto di circa 60.000 persone tra cui anche l’artefice, appunto, Gandhi. La sua personalità lo portò ad essere popolarissimo in tutta l’India, tanto che, come abbiamo già accennato, fu anche il protagonista dell’indipendenza del Paese, che avvenne dopo la Seconda Guerra Mondiale. Egli propose uno stato unitario e laico, affinché fosse possibile la convivenza tra le diverse etnie indù e musulmane. Furono proprio questi ultimi a pretendere una separazione dopo gravi conflitti  tra le comunità. La richiesta fu accettata dal governo inglese, tanto che nel 1947 nacquero due Stati: l’Unione Indiana (indù) e il Pakistan (musulmano). Tuttavia la creazione di questi due Stati generò un fenomeno che Gandhi aveva sempre odiato e scongiurato in tutta la sua vita: gli scontri si moltiplicarono e assunsero le dimensioni di una vera e propria guerra civile.

 marcia del sale
La marcia del sale

Un Paese che cercava l’indipendenza tramite la non-violenza, dovette assistere ad una guerra fratricida che portò alla morte di circa 100.000 persone, che continuò anche negli anni immediatamente successivi.

Lo stesso Gandhi cadde in quel clima di odio e violenza: accusato d’esser troppo condiscendente verso i musulmani, fu ucciso da un estremista indù il 30 gennaio 1948.

Gandhi è la figura storica che per antonomasia rappresenta la pace, ma soprattutto il desiderio di non violenza, di convivenza e tolleranza; tutti concetti che è incredibilmente riuscito a materializzare nella Marcia che abbiamo prima descritto. La strada che immaginò il Mahatma fu geniale: non potendo intraprendere un conflitto armato con la Gran Bretagna, esaltò lo spirito di protesta dei suoi concittadini parlando di pace e resistenza pacifica, in modo tale da creare un cordone di persone ferocemente convinte nel loro ideale, ma che, in nessun modo, avrebbe degenerato in comportamenti violenti.

Francesco Dalla Casa per MIfacciodiCultura

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