#1B1W – «Chi dice di bere per dimenticare» non legga “Alice (due piccoli stupidi)” di Bonfanti

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#1B1W – «Chi dice di bere per dimenticare» non legga Alice (due piccoli stupidi) di Bonfanti

Alice (due piccoli stupidi)
Alice (due piccoli stupidi)

Se c’è un libro che tutti, o quasi, vorrebbero scrivere e probabilmente non vorrebbero leggere, quello è Alice (due piccoli stupidi) di Roberto Bonfanti, Edizioni del Faro. Non lo vorrebbe leggere «chi dice di bere per dimenticare perché semplicemente non sa bere. O non ha ricordi che valgano una goccia di whisky».

Alice è un sorso di whisky: forse una “sbronza” per chi lo ha scritto (o chi vorrebbe scriverne uno uguale, col rischio che diventi un diario di sfogo), sicuramente una “sbornia” per chi, mettendosi l’anima in pace, decide di tuffarsi in un passato personale con cui sorge un parallelismo leggendo del primo amore di Alice, Francesco, a cui ripensa alle soglie del matrimonio con Cristiano.

Alice è la donna che, a distanza di anni immersi in una vita avventurosa, decide di telefonare al suo primo amore Francesco a pochi mesi dal matrimonio, in una giornata di neve, quella neve che da sempre glielo riporta alla mente. Trascorrono ore al telefono, Alice gli parla di tutto ma di Cristiano solo alla fine, quando dopo dodici anni decidono di rincontrarsi spinti da un amore atavico che tutto sommato non li ha mai fatti perdere di vista davvero.

I ricordi possono essere dolci o dolorosi e non proprio tutti sanno conviverci. È difficile presumere che chiunque vorrebbe poter metabolizzare la storia del suo primo amore: allo stesso modo, non è altrettanto semplice immaginare che tutti siano disposti a fare i conti con il proprio passato, con quella prima storia ingombrante che quasi sempre rimane intrappolata nel cuore e nei fotogrammi della giovinezza sentimentale. Figuriamoci quanti, come Alice, vorrebbero farci i conti proprio a pochi giorni dalla data del proprio matrimonio.

Alice è dunque prima di tutto una presa di coscienza, un tentativo di far rivivere un passato che a suo modo aveva già deciso per la propria condizione, lasciato così com’era nelle retrovie del presente. Quanti sarebbero tanto coraggiosi da proiettarsi in un revival?

Così la lettura di Alice (due piccoli stupidi) non solo trasmette tutte le sensazioni che possono accompagnare una scelta importante come sposare qualcuno e i bilanci emotivi che accompagnano un passo del genere, ma racconta con profondità proprio i sentimenti di inquietudine che si vivono in quegli attimi. Una narrazione così vivida e peculiare di quegli stati emozionali che non solo chiunque li abbia vissuti è in grado di riconoscere, ma che lascerebbe pensare che anche l’autore, l’accorto Bonfanti, li abbia provati sulla sua pelle. Solo così si può realmente raccontare dello spaesamento che si vive agli incroci della vita: solo guardandolo da molto vicino.

Segnati da un’insolita numerazione, il countdown ai confetti bianchi per Alice e i sorsi di whisky per Francesco, i capitoli si succedono in due percorsi paralleli: lei subisce una sorta di crescita, comprende la consapevolezza dell’amore per un uomo a cui dedicherà sempre uno dei suoi battiti pur non avendolo scelto come compagno per ogni giorno futuro; lui riprende a vivere senza porsi troppe domande, come se per tutto il tempo non avesse aspettato che questo e come se non fosse disposto a fare altro che continuare ad aspettare un altro momento d’incontro nelle loro vite talmente vicine eppure completamente distanti.

Alice (due piccoli stupidi)
L’autrice dell’articolo con Roberto Bonfanti

E vien da chiedersi se il Bonfanti non abbia voluto spingersi oltre un semplice romanzo, nel tentativo di analizzare due universi a confronto con l’amore: quello femminile, che risulta vulcanico e tormentato quanto risoluto, e quello maschile, che risulta pacato e intimista quanto speranzoso.
Si accoda facilmente un’altra domanda: chissà che con l’inciso (due piccoli stupidi) l’autore non ci dia subito una chiave di lettura, il suo punto di vista. Che siano due cretini ad essersi lasciati? O cretini perché si sono rincontrati rischiando di mandare i loro progetti all’aria? Che siano cretini perché non si lasciano andare alle loro vite, senza la temerarietà di sconvolgersi con un ritorno nei rispettivi presenti? Cretini perché rinunciano al grande amore?

Alice (due piccoli stupidi) è un libro che non consiglierei a chi dice di bere per dimenticare, perché ripensare al passato sarà inevitabile e dimenticare le sensazioni che rivivranno probabilmente né lo vorrete, né lo potrete… diversamente, fatene un unico sorso!

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura

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