Intervista a Davide Comunale, presidente dell'Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia

Intervista a Davide Comunale, presidente dell’Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia

Davide Comunale

La Magna Via Francigena è un’antica via che affonda le sue origini nel sistema viario siciliano, percorsa da pellegrini e viandanti, regnanti e militari. È un cammino della fede e dello spirito che collegava la Balarm araba alla rocca di Agrigento e viceversa, incrociando una grande via di transumanza proveniente da Marsala nel territorio di Corleone prima e di Castronovo di Sicilia dopo. Riscoperta e studiata, la Magna Via rivive grazie al lavoro di studiosi e camminatori con un progetto, presentato da poco ad Agrigento, che mira al recupero del percorso ed alla valorizzazione dell’isola. L’inaugurazione sarà a giugno, con il primo cammino ufficiale.

Per approfondire la conoscenza di questa realtà, abbiamo intervistato il presidente dell’Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia, Davide Comunale, laureato in Lettere Classiche con indirizzo Archeologico e dottorando in Storia e Archeologia Medievale presso l’Università di Roma Tor Vergata, che si occupa principalmente di ricerca storica e archeologica legata alla viabilità antica. Negli ultimi anni ha dato vita ad una serie di ricognizioni su tutto il territorio siciliano per mappare lo stato di conservazione del sistema delle “regie trazzere” e la sua permanenza diacronica.

Un po’ di storia: cos’è la Magna Via Francigena?

La Magna Via Francigena è un percorso storico culturale che nasce da un progetto di archeologia del paesaggio volto alla ricostruzione della viabilità antica, sulla base di documenti. Si tratta di documenti in greco, arabo e latino che attualmente si trovano presso gli archivi diocesani e di Stato della Sicilia e testimoniano la frenetica attività delle cancellerie della corte normanna e di quella sveva di Federico II: donazioni, lasciti, affidamenti di terreno che solitamente i nobili facevano alle chiese del tempo. Nei vari diplomi, che riguardano soprattutto il periodo normanno-svevo dall’XI al XIII secolo, vengono citati i confini dei territori donati. Ad esempio il primo diploma è del 1089 e riguarda la piana di Milazzo, mentre l’ultimo è datato soltanto 1205 e viene da Mazara del Vallo. Attraverso questo studio delle attestazioni, dal periodo greco-romano a quello borbonico, è stato possibile ricostruire i confini della Magna Via Francigena. “Via” in quanto strada, “Francigena” perché dei Franchi, ovvero Normanni. Dopo i Normanni, infatti, il cammino non verrà più chiamato con questo nome. Il percorso si snoda tra Palermo e Agrigento mentre ha il suo centro tra Corleone e Castronovo di Sicilia.

Come nasce e si concretizza il progetto?

Il progetto nasce nel 2009 da un mio interesse di studio che poi ha coinvolto altri amici siciliani. Abbiamo notato infatti come l’andamento di queste strade convergesse sempre al porto di Messina. Da qui è iniziato il nostro lavoro che ha avuto varie fasi e tappe: iniziamo in primis a studiare testi e documenti in archivio e biblioteca e poi a camminare per applicare la ricerca a qualcosa di veramente praticabile e attuabile, al fine di donare alla Sicilia un progetto storico di tutela e valorizzazione.

Camminatori, studiosi, appassionati. Chi c’è dietro la Magna Via?

Dietro i cammini francigeni ci sono le persone. C’è la gente che ama camminare, gli storici, gli archeologi, ci sono le associazioni, le amministrazioni che custodiscono e tutelano il territorio e c’è l’Assessorato Regionale Siciliano al Turismo. Attualmente abbiamo protocolli d’intesa con più di 80 amministrazioni, associazioni e reti. Questo è lo staff. Si lavora anche sui chi accoglie: ci sono parecchie strutture di accoglienza povera, reti di ospitalità pellegrina e turistiche che garantiscono un prezzo equo. Gli utenti sono vari, il 65% sono lombardi che giungono sull’isola per conoscerla in modo diverso ed ammirare l’interno rurale che ha molto da raccontare. La Sicilia si inserisce in reti più grandi come i Cammini del Sud o la Rete dei Cammini che è nazionale.

Lungo il percorso sono previste iniziative culturali o di promozione del territorio non esclusivamente religiose? Quali sono i progetti futuri?

La rete si basa sulle persone, non cura percorsi religiosi ma la spiritualità della strada. Nessuno potrebbe negare l’origine cristiana dei percorsi, nati come itinerari che permettevano ai pellegrini di giungere a Roma, Santiago, Gerusalemme. Ogni primo fine settimana di maggio organizziamo la settimana delle Vie Francigene insieme alla Rete dei Cammini, con eventi che vanno dalla promozione alla pulitura del territorio, appuntamenti culturali sul camminare nel corso del tempo, senza tralasciare la storia ed il folklore, dai Pupi Siciliani, ai Cantastorie. I progetti futuri riguardano altre collaborazioni con la scuola, il turismo accessibile e soprattutto, entro l’anno prossimo, più vasta e percorribile, attraverso la segnaletica generale e la redazione di guide.

Per maggiori informazioni consultare il sito ufficiale.

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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By on aprile 4th, 2017 in Articoli Recenti, History, Interviews, Travel

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