#perlaGloria – Fermano l’ambulanza, l’Era dei supereroi farlocchi

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#perlaGloria – Fermano l’ambulanza, l’Era dei supereroi farlocchi

Scena. Un’ambulanza a sirene spiegate imbocca un pezzo di strada contromano. Non è una grande notizia, perché dall’alto della mia incommensurabile ignoranza il fatto mi sembra più che normale.

Sono votata a credere che gli esseri umani tendano a prendere decisioni, generalmente, assennate sicché di fronte a una scena come questa penserei che evidentemente a bordo dell’ambulanza si trovi un malato grave (la sirena accesa solitamente è un segno abbastanza chiaro) e quindi non sarei per nulla stupita.

Ma sbaglio.

Sbaglio a credere che tutti la penserebbero come me, perché il 20 marzo fuori Torino due civili cittadini, sentendosi i paladini di non so quale giustizia, hanno creduto lecito ed eroico bloccare l’ambulanza in questione e obbligarla a fare marcia indietro gridando Vergogna! Vergogna! improvvisandosi forze dell’ordine chiedendo persino le generalità. Così, deliberatamente.

Risultato: l’ambulanza e il paziente con una grave emorragia interna hanno perso più di venti minuti, minuti preziosi per chi è in pericolo di vita.

I due supereroi farlocchi, ovviamente, hanno filmato tutto con il cellulare e hanno diffuso l’ardita impresa sui social.

La cosa sembra assurda, inconcepibile, sembra una notizia del Lercio.it e invece è tutto vero.

E soprattutto non è un’eccezione.

No, non lo è.

Credersi supereroi pare diventata un’abitudine.

Il primo motore è la nostra convinzione di possedere un’onniscenza imprescindibile. Sappiamo tutto, siamo esperti di ogni materia, conosciamo ogni cosa.

Pensiamo di poterci permettere qualsiasi azione, di poter sostituire qualsiasi istituzione.

E non ci facciamo domande. Mai.

Perché sappiamo, sappiamo sempre tutto con una certezza assoluta. Non ci domandiamo, prima di agire o parlare o scrivere, come si sentano gli altri, cosa stiano vivendo, pensando. Nulla, noi crediamo di conoscere, di distinguere bene e male, lecito e illecito tanto da proclamarci divinità, agendo coattivamente senza che nessuno abbia invocato il nostro aiuto.

Supereroi farlocchi che agiscono solo quando la situazione non li mette in reale pericolo.

Infatti, fermiamo ambulanze, ma non ex fidanzati impazziti che danno fuoco a una ragazza in mezzo alla strada, non ci buttiamo a salvare uomini che affogano dentro al Canale e non credo, banalmente, che fermeremmo con la stessa veemenza una volante della polizia contromano.

Viviamo nel mondo globale dove ogni impresa, fosse anche preparare l’insalata, è tale solo se condivisa, palesata, mostrata al mondo. E non perché qualcuno ci obblighi, sia chiaro, lo scegliamo.

Il nostro raggio d’azione si è espanso a dismisura e la nostra realtà si è rimpicciolita tanto da divenire una porzione monoposto. Ci stiamo in uno e tutti gli altri fuori, tutti potenziali nemici.

Percepiamo ciò che facciamo e viviamo come esclusivo. A parità dei fatti conta solo quello che ci tocca direttamente. E vale molto di più rispetto a ciò che possono vivere gli altri, anche se uguale.

Se i famigliari del paziente trasportato da quell’ambulanza fossero come i due prodi cittadini che ne hanno deviato la corsa si scatenerebbe l’inferno. E ci sarebbero guerre civili in ogni angolo quotidianamente.

Pensare, mettersi nei panni altrui e valutare le situazioni è l’unica opzione sensata.

Farlo, l’unica salvezza.

Bertrand Russell diceva «La causa principale dei problemi è che al mondo d’oggi gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi» e la situazione, rispetto al 1933, sembra peggiorata.

Facciamoci delle domande, anche in questo caso.

Per buon senso non perlagloria.

Gloria Sacchi per MIfacciodiCultura

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