One Hour Photo – Elina Brotherus: l’autoritratto come linguaggio

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One Hour Photo – Elina Brotherus: l’autoritratto come linguaggio

Elina Brotherus è una fotografa e video-maker finlandese, allo stesso tempo creatrice e modella. Artista di spicco nel panorama contemporaneo, Elina è soprattutto una donna capace di rappresentare i drammi e le gioie di una vita normale, che potrebbe essere quella di chiunque. Dedicatasi alla fotografia soltanto dopo una prima laurea in chimica, Elina inizia a scattare a venticinque anni. Il soggetto principale? Se stessa: «Ho iniziato sin da subito a trattare temi personali: la morte dei genitori, il mio matrimonio e il mio divorzio. Eventi che accadono a tutti: perdiamo persone amate, ci innamoriamo e ci separiamo» dice l’artista.

Elina Brotherus appare nella maggior parte delle sue foto: nuda o vestita, di spalle o con gli occhi fissi nell’obiettivo. La sua figura, asciutta e longilinea, è inconfondibile; il volto, incorniciato da un caschetto biondo, ha tratti duri estremamente espressivi: l’emotività, spesso drammatica, è parte fondamentale della sua fotografia. La volontà di non usare una modella è dettata un motivo pratico: i lunghi viaggi che Elina compie, spesso in luoghi inesplorati e difficili da raggiungere, rendono problematica la presenza di un’altra persona. L’autoritratto è una tecnica che rende le fotografie molto autentiche: aumentano le probabilità che l’artista riesca a realizzare l’immagine che ha in mente. E

lina Brotherus si è interrogata molto sul rapporto tra fotografa e modella, tanto da progettare un lavoro su questo tema: nel 2009, affittato ad Helsinki il vecchio studio di uno scultore, Elina invita due amici pittori per farsi ritrarre nuda. Mentre i due artisti lavorano, lei fotografa e riprende quello che succede. La situazione è insolita: la modella non svolge un ruolo passivo ma si muove, controlla le macchine fotografiche e le cineprese. Così i pittori si ritrovano ad essere, a loro volta, sia artisti che modelli.

Uno dei lavori più famosi di Elina Brotherus è Carpe fucking diem. Il progetto è presentato dall’autrice:

È il tentativo di ritrovare il significato di una vita che non è come me la sarei immaginata. Volevo parlare del mio fallimento nell’avere figli; ad un certo punto però ho iniziato a guardarmi in giro con occhi diversi. Ho iniziato a vedere le sorprendenti e surreali sfumature della vita quotidiana, ho scoperto che l’infelicità non è La Fine. Non ho bambini quindi non devo essere un’adulta con schemi rigidi: posso mandare a quel paese la normalità.

Autoritratti e paesaggi, ecco il riassunto dei soggetti delle fotografie di Elina Brotherus. Il paesaggio occupa infatti una posizione particolare: la fotografa ne è affascinata, soprattutto per i suoi colori, le sue geometrie e la sua luce. Ma spesso questo non è sufficiente:

A volte sento la necessità di una presenza umana dentro l’immagine, per invitare lo spettatore ad una contemplazione condivisa. È un tema classico: la figura umana nel paesaggio è stata usata dagli artisti ovunque nella storia dell’arte. In questo senso ho sentito il bisogno di essere parte della tradizione, come un anello in una catena che va dall’antichità, passando per il rinascimento fino ai nostri giorni.

I paesaggi che Elina mostra sono spettacolari, incontaminati, capaci di richiamare alla mente la concezione romantica della natura. Non a caso una delle immagini più famose di Elina Brotherus è spesso collegata all’opera di David Friedrich, Viandante su mare di nebbia: la fotografa si rappresenta di spalle, con un lungo impermeabile blu, e il suo sguardo è rivolto verso una distesa di montagne e di nebbia.

Il pericolo nello scattare fotografie strettamente personali potrebbe essere l’incomprensione di chi osserva. Con le immagini di Brotherus questo però non succede: l’intimità si trasforma in una dimensione esistenziale comune: «Credo ci sia una profonda somiglianza tra gli esseri umani. Per questo frammenti della mia vita possono risultare famigliari anche ad altri». Guardare per credere.

Chiara Vitali per MIfacciodiCultura

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