Lezioni d’Arte – Erotismo e psicoanalisi: Wally, la donna di Schiele

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Egon Schiele, Ritratto di Wally, 1912

Psicologia ed erotismo sono i temi approfonditi da Egon Schiele (Tulln, 1890 – Vienna, 1918) il ribelle, il determinato, l’estroso che ebbe tutte le carte in regola per essere una star del suo tempo: una vita brevissima – morì a soli 28 anni, proprio quando raggiunse il successo – ma intensa.

Elementi assolutamente innovativi per l’epoca che trent’anni dopo portarono i nazisti ad inserirlo nel calderone dell’arte degenerata. La figura, infatti, si trasforma: ha esaurito la funzione tradizionale di modello classico, di nudo accademico, di ritratto di genere. La figura del secolo Novecento è sintomatica, riflette il conflitto interiore e i desideri psicosessuali del genere umano. Siamo nel vivo della Secessione viennese e negli anni in cui Freud nell’Interpretazione dei sogni aveva parlato del desiderio sessuale presente nell’uomo fin dall’infanzia. Un desiderio che se represso, diventava pericoloso.

Per aver avuto una vita così breve Schiele disegnò tantissimo, circa tremila opere su carta e trecento su tela. Un tratto nervoso e spigoloso, unito ad un colore terroso per indagare l’esibizionismo umano. L’artista stesso si guardava tantissimo allo specchio, è il soggetto di molte sue opere. Autoritratti infiniti in pose sessualmente esplicite.

I più celebri e i più discussi rimangono i disegni di giovani adolescenti e donne sensuali. Le protagoniste della sua ricerca erano spesso bambine prelevate dalla strada, dai quartieri popolari, e portate nel suo studio per posare come modelle in cambio di qualche soldo o del cibo. Il più delle volte chiedeva alla sua sorellina dodicenne di posare nuda per lui.

Atteggiamenti equivoci e mal visti che costarono caro al pittore, tanto da beccarsi una denuncia per violenza e il carcere.

Egon Schiele, Donna di spalle, 1917

Ma fu Valerie Neuzil, meglio conosciuta come Wally, la sua più amata musa. Si racconta che per aiutare il suo pupillo, in un momento di stallo creativo, Gustav Klimt presentò a Schiele la sua giovanissima amante e modella appena diciassettenne. Era di una bellezza accattivante, con la pelle di porcellana, la chioma rossa e gli occhi verdi. Ci volle poco affinché i due si innamorassero e dessero inizio ad un amore folle e tormentato per i successivi cinque anni. Wally è la musa di numerosi disegni, una fonte inesauribile di ispirazione che diede un nuovo impulso creativo al pittore viennese. La strana coppia si trasferì in campagna per cercare nuova ispirazione, ma ovunque andassero i numerosi pregiudizi della gente, contadina e puritana, li costringevano a scappare. Dopo il carcere e una serie di difficoltà economiche Schiele accantona Valerie per sposare una borghese, figlia di un vicino di casa, per rimettersi in sesto. Il desiderio di possedere comunque Wally, nonostante le nozze, sfocia nei dipinti in cui questa ragazza dalla chioma rossa ritorna incessantemente.

È la protagonista assoluta come nel meraviglioso dipinto del 1917: Donna seduta con un ginocchio piegato. Wally aveva sofferto molto per la separazione, si era rifiutata di essere soltanto un’amante e quando Schiele le aveva proposto con naturalezza di istituire l’appuntamento di una vacanza all’anno insieme, lei infuriata era scappata via. Da quel momento aveva deciso di diventare un’infermiera per la Croce Rossa.

Eppure nel ritratto il pittore la immagina lì ad aspettarlo, in una posa contorta ma fortemente erotica. Lo sguardo accattivante e ammaliante. Appare sveglia, determinata, semivestita. Il loro amore passionale rivive ancora nella sua memoria, diventa reale solo nei suoi disegni unicamente frutto del desiderio amoroso dell’artista.   

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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