#BeyondtheLyrics – “Caruso” di Lucio Dalla

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#BeyondtheLyrics – Caruso di Lucio Dalla

carusoSorrento, il mare e il vento. Una barca rotta, una terrazza, un pianoforte e una voce maestosa. Caruso è tutto questo. Caruso è una storia d’amore incastrata tra le pareti di una suite, è quel «te voglio bene assaje» urlato con tutta la forza degli ultimi istanti di vita. È quella lacrima che, timida, scende dagli occhi verdi come il mare.

La realtà sfuma nella leggenda: chi era Caruso e perché Lucio Dalla ha cantato le ultime righe della sua storia?

Caruso? Cominciò tutto in modo del tutto casuale, grazie a un’incredibile serie di coincidenze. Come quasi sempre accade in questi casi…

Ma andiamo per ordine. Siamo nel 1986, Lucio Dalla partecipa ad una gita in barca nel mare campano. Da sempre Dalla nutre un profondo amore per il Sud e, in particolare, per il territorio napoletano. Più e più volte infatti aveva affermato di essere un napoletano mancato e che la sua cicogna probabilmente si fosse sbagliata nel portarlo in terra emiliana.

Bolognese di nascita ma napoletano nel cuore, Lucio Dalla fece in quell’occasione l’ennesimo incontro con quella terra così straordinaria.

Ero in barca tra Sorrento e Capri con Angela Baraldi: stavamo ascoltando le canzoni di Roberto Murolo quando ci si ruppe l’asse del motore. Andammo a vela per qualche miglio e poi chiamai un amico, il proprietario dell’Hotel Excelsior Vittoria, che ci trainò al porto. In attesa che aggiustassero la barca, ci invitò a passare la notte in hotel, proprio nella suite dove morì Caruso.

racconta l’artista emiliano durante le numerose interviste.

caruso
Enrico Caruso

Enrico Caruso è uno dei più grandi tenori italiani, una figura leggendaria della musica lirica e fonte di ispirazione per i tenori delle successive generazioni. La sua storia è singolare: malato di cancro alla gola, trascorse i suoi ultimi giorni presso l’hotel Vittoria, insegnando canto ad una giovane di cui era innamorato.

Dai racconti assorbiti nelle lunghe notti stellate trascorse sulla scogliera sorrentina, Lucio Dalla cominciò ad immaginare l’ultima sera di Caruso, il suo amore, la sua passione e la sua forza di fatto esplose in quella confessione amara d’amore e sofferenza.

Il mare luccica, il vento tira forte e il tenore stringe tra le braccia (probabilmente per l’ultima volta) la ragazza dagli occhi verdi. Il brano si sviluppa su due livelli: da un lato, il racconto suggestivo fatto da un osservatore esterno, da chi è riuscito ad appropriarsi delle sensazioni ed emozioni di una storia arrivando con maestria a dipingerne un quadro incantevole.

Dall’altro, il discorso diretto di Caruso, la sua confessione, la sua lirica e la potenza della sua voce. L’omaggio alla musica napoletana in quel ritornello che trasforma l’amore in una catena, solida e intensa, «che scioglie il sangue dentro le vene»; un amore che di fatto, fa sentire vivo il tenore.

Un amore confessato nel silenzio assorto dei pescatori e delle loro barche, luccicanti nel nero del mare come le stelle nel cielo e i grattacieli della lontana New York. L’amore di Caruso è suggestivo e profondamente caduco «ti volti e vedi la tua vita come la scia di un’elica / ma sì, è la vita che finisce, ma lui on ci pensò poi tanto». È un amore catartico perché riesce a liberare dalla lirica, dai tantissimi ruoli e maschere che nel corso della vita Caruso ha dovuto indossare, sia nella veste ufficiale di artista che in quelle di uomo qualunque. In questa teoria pirandelliana della vita, Caruso incarna perfettamente il ruolo della maschera, una maschera strappata via solo dall’amore genuino nutrito per un’altra persona.

Lucio Dalla

Il brano chiude con la conclusione di un percorso d’ascesi verso la morte, sublimato dall’amore per la ragazza che rende il cammino pacifico: «Anzi si sentiva già felice/ E ricominciò il suo canto».

Caruso è una delle canzoni italiane più conosciute al mondo, spesso classificata come una vera e propria opera d’arte: perché, proprio come un qualsiasi altro prodotto artistico, essa suscita una serie di emozioni uniche, rievoca sentimenti che tutti, almeno una volta nella vita hanno provato. E questo è possibile nella misura in cui l’autore stesso è in grado di far sua una storia, trasformando in parole una lacrima,  frammento di un sentimento così universale ma allo stesso tempo personale: l’amore.

Caruso – Lucio Dalla

Qui dove il mare luccica

E tira forte il vento

Su una vecchia terrazza

Davanti al Golfo di Surriento

Un uomo abbraccia una ragazza

Dopo che aveva pianto

Poi si schiarisce la voce

E ricomincia il canto

Te voglio bene assaje

Ma tanto tanto bene sai

È una catena ormai

Che scioglie il sangue dint’ ‘e ‘vvene sai

Vide le luci in mezzo al mare

Pensò alle notti là in America

Ma erano solo le lampare

Nella bianca scia di un’elica

Sentì il dolore nella musica

Si alzò dal pianoforte

Ma quando vide la luna uscire da una nuvola

Gli sembrò più dolce anche la morte

Guardò negli occhi la ragazza

Quelli occhi verdi come il mare

Poi all’improvviso uscì una lacrima

E lui credette di affogare

Te voglio bene assaje

Ma tanto tanto bene sai

È una catena ormai

Che scioglie il sangue dint’ ‘e ‘vvene sai

Potenza della lirica

Dove ogni dramma è un falso

Che con un po’ di trucco e con la mimica

Puoi diventare un altro

Ma due occhi che ti guardano

Così vicini e veri

Ti fan scordare le parole

Confondono i pensieri

Così diventa tutto piccolo

Anche le notti là in America

Ti volti e vedi la tua vita

Come la scia di un’elica

Ma sì, è la vita che finisce

Ma lui non ci pensò poi tanto

Anzi si sentiva già felice

E ricominciò il suo canto

Te voglio bene assaje

Ma tanto tanto bene sai

È una catena ormai

Che scioglie il sangue dint’ ‘e ‘vvene sai

Te voglio bene assaje

Ma tanto tanto bene sai

È una catena ormai

Che scioglie il sangue dint’ ‘e ‘vvene sai

Eleonora Vergine per MIfacciodiCultura

 

1 Commento
  1. Bruno Mancini dice

    La celebre pittrice MIlena Petrarca è certa di sapere con precisione che fosse la ragazza dagli occhi verdi come il mare. Vogliamo scoprire questo arcano segreto?

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