“The Bungee Jumper”: Prudente “imprudente” su Mussolini?

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The Bungee Jumper: Prudente “imprudente” su Mussolini?

The Bungee Jumper: Prudente "imprudente" su Mussolini?
The Bungee Jumper

The Bungee Jumper è l’opera di Simone Prudente che risveglia quei taciti accordi (ormai sepolti) tra il sistema dell’arte e le istituzioni cattoliche. L’acrilico su tela dell’artista pordenonese sta destando non poche polemiche arrivate in primis alla Diocesi Concordia Pordenone: l’accusa è di manifestazione d’odio e vilipendio di cadavere.

L’esperimento sociale di The Bungee Jumper è costituito da una raffigurazione di Benito Mussolini appeso a testa in giù ispirata alle fotografie dell’accadimento reale che avvenne a Piazzale Loreto. Quello che parrebbe il fattore principale dello scandalo è in realtà solo il contesto di un’aspra diatriba. Difatti, il gruppo di cittadini che ha scatenato l’attenzione della stampa, reclama il ruolo dell’artista che è al contempo insegnante presso una scuola elementare. Si chiede così, in un accanimento vestito da abito di “neo-controriforma, l’intervento della Diocesi e dell’Ufficio scolastico regionale. L’artista, che dichiara di sentirsi «partecipe della funzione educativa alla pari di chi ha attaccato la mia persona e la mia opera», rivendica il suo operato.

Simone Prudente, già vincitore della Targa d’oro al concorso Arte 2014 indetto dalla rivista Arte di Cairo Editore e del Premio Biffi 2014, si appresta a partecipare all’Esposizione Triennale di Arti Visive a Roma (25 marzo – 22 aprile 2017). La sua produzione artistica spesso stimola il gusto del paradosso esaltando concetti e dogmi di natura sociale, con l’attenzione di chi riconosce in primis le velleità del mondo contemporaneo e veicolando così l’osservatore in un luogo-non luogo, uno standby spaziale dove il titolo è la chiave di lettura delle sue opere.

Pare chiaro invece che la sua provocazione artistica, a 72 anni dalla morte del dittatore Mussolini, risulti marginale rispetto alle cariche che lo stesso artista ricopre. Viene in questo caso criticato principalmente per i vari ruoli tra cui quello di presidente provinciale dei Maestri Cattolici oltre che di docente scolastico. In un calderone di natura puramente estetica si perde l’interessante intento più profondo che un’opera di questo tipo può generare.

Volevo vedere se, dissacrando un simbolo vecchio di 72 anni, un’icona negativa e storica, si potesse riuscire ad intavolare, nel 2017, una sorta di discussione matura e costruttiva. Scopriamo che l’immagine è ancora tabù e noi siamo un popolo diviso, che deve ancora fare i conti con il suo passato.

Simone Prudente
Uno striscione di protesta

L’interessante esperimento ha causato però dinamiche polverose sollevando una velata richiesta dall’alto che riposizioni i delicati oggetti del dibattito in una cristalliera chiusa a chiave. La discussione pare andare in direzione opposta all’accadimento di ormai due anni fa a Roma riguardante la cancellazione su richiesta della presidente della Camera Laura Boldrini della scritta Dux dall’obelisco del Foro Italico intitolato a Mussolini. In realtà la linea sottile di spartizione tra fatti di questo spessore pare quasi invisibile se si evoca il ruolo della damnatio memoriae. Risulta la necessità di far emergere perciò ancora più le rievocazioni della storia con una lettura che deve far riflettere e talvolta prendere posizioni. Le censure in effetti palesano solo l’urgenza di non aver dibattuto abbastanza certi temi. Affiora drammaticamente così una crisi etica, culturale e intellettuale che non lascia fuori nessuna autorità e soggetto sociale.

Lo spiraglio di speranza deve comprendere pertanto la figura dell’artista nel suo ruolo chiave nella trasformazione identitaria sociale che illumina le menti confuse e ottenebrateL’artista in quanto tale ha definitivamente una responsabilità, connotata dalla sostanziale necessità di far emergere ciò che appare nascosto sotto il tappeto. Non si vede, ma c’è. L’arte che «si nutre di ciò che la società condanna, esclude, accantona e dimentica»* è stimolo per tutti. È quella che per altri versi potrebbe essere definita (in questi casi ce ne accorgiamo) di pubblica utilità. 

Simona La Neve per MIfacciodiCultura

*Marco Enrico Giacomelli, Beuys e gli artisti del silenzio, Intervista con Lucrezia De Domizio Durini, Artribune, 1 agosto 2013

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