“Il Rosso e il Nero”: confronto tra Fontana, Burri, Castellani e Uklański

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Il Rosso e il Nero: confronto tra Fontana, Burri, Castellani e Uklański

Lucio Fontana, Concetto Spaziale. Attese.

Fino al 5 maggio la Galleria Tega di Milano ospiterà Il Rosso e il Nero, un progetto che nasce con l’intento di mettere a confronto il percorso artistico di quattro importanti protagonisti dell’arte contemporanea: Lucio Fontana, Alberto Burri, Enrico Castellani e Piotr Uklański. La mostra, come suggerisce il titolo, propone una serie di opere aventi come comune denominatore il colore rosso e quello nero, scelti entrambi dai quattro artisti per conseguire, però, fini differenti, ognuno secondo la propria ricerca espressiva.

Lucio Fontana (1899-1968) è il primo, tra i quattro, ad apprendere sotto la guida di Adolfo Wildt il valore concettuale e non mimetico dell’opera, il principio di una spazialità simbolico-astratta e l’importanza dei materiali, in particolare le pietre colorate e l’oro. A partire dal 1947, infatti, inizia a realizzare le prime sculture spaziali in gesso nero che infrangono il principio dell’opera come struttura isolata e chiusa in sé stessa. Ad esse segue il ciclo dei Buchi, una serie di tele monocrome costellate di fori che oltrepassano la superficie accentuandone il valore fisico-materiale e la capacità di apertura verso uno spazio inedito, virtualmente infinito. Questa sua ricerca matura con la celebre serie dei Tagli. In mostra, tra le altre, è esposta Concetto spaziale. Attese., una tela dipinta con idropittura rossa sulla quale, con un rasoio, Fontana realizza tre tagli verticali. Essi sono tra di loro diversi e non esattamente paralleli, si presentano come profonde ferite della superficie materica liscia e compatta e ne valorizzano l’energia plastica e le qualità luminose.

Burri, Rosso plastica

Alberto Burri (1915-1995), diversamente, (l’unico dei quattro che non intraprende subito la carriera artistica ma solo dopo aver abbandonato quella medica) a partire dagli anni Cinquanta del Novecento inizia a creare numerose serie caratterizzate da una composizione raffinatissima di materiali poveri, quotidiani e di recupero, istituendo un ambiguo rapporto tra la tela e la realtà esterna. La prima di queste fu Catrami, seguita da Sacchi, Gobbi e Combustioni. Per quest’ultima serie utilizza il fuoco vivo. Un esempio presente in galleria è il famoso Rosso plastica, opera caratterizzata dal ritmo convulso e magmatico di un’immagine ottenuta aggredendo con la fiamma ossidrica un telo di plastica colorato di rosso. Realizza successivamente, a partire dal 1970, Cretti, un ciclo che prende il nome dalla similitudine con le zolle di terra argillosa spaccate dal sole; tra tutte, Cretto Nero è esposta in galleria. Il lavoro di Burri si conclude con le opere create su cellotex, con le quali l’artista arriva a utilizzare solo pochissimi colori: alla mostra ne è presente una del 1980, in rosso e nero con una spaccatura centrale dipinta che sembra richiami il lavoro di Fontana.

Castellani, Superficie Nera

A dialogare con le opere di Burri e Fontana sono presenti anche alcuni lavori di Enrico Castellani, definito da Donald Judd padre del minimalismo. L’artista, classe 1930, riduce infatti la tradizione pittorica ad un grado zero, impersonale e monocromo utilizzando insieme ai comuni mezzi espressivi quali la tela, il pennello ed il colore, anche i chiodi. Avvia un percorso di analisi e studio delle possibilità fornite dall’estroflessione mediante l’utilizzo di chiodi e centine: inseriti dietro la tela monocroma, gli consentono di creare un ritmo di pieni e vuoti pulito e lineare.

Infine, l’ultimo protagonista dell’esposizione presente con le sue grandi tele, è Piotr Uklański (1968), più giovane rispetto ai tre artisti sopracitati, polacco d’origine ma naturalizzato americano. Attraverso le sue opere indaga il significato della pittura ed il gesto di dipingere, unisce la lezione dell’astrazione all’immaginario e al linguaggio dell’arte performativa e a quello della cultura popolare americana. Egli sperimenta nuovi sentieri dell’elaborazione cromatica utilizzando il rosso nelle sue diverse tonalità fino al nero per richiamare il colore del sangue ed indurre lo spettatore a porsi delle domande circa l’autenticità o la finzione e la virtualità o la realtà dell’opera.

Il Rosso e Il Nero
A cura di Bruno Corà
Galleria Tega, Milano
Dal 21 marzo al 5 maggio 2017

 

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