Razzismo e violenza a Rimini: è questa l’Italia che vogliamo?

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Razzismo e violenza a Rimini: è questa l’Italia che vogliamo?

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Una scena da I figli degli uomini

Il futuro distopico presentato nel 2006 da Alfonso Cuarón nel suo film I figli degli uomini sembra ormai essere diventato una triste realtà. Il fittizio Regno Unito proposto dalla pellicola era una società in cui le donne misteriosamente non riuscivano più a procreare e in cui razzismo e ribellione verso gli immigrati erano atteggiamenti quotidiani. A proposito di quest’ultimo aspetto, oggi sembra di rivivere uno scenario simile nel nostro Paese: il clima di razzismo e violenza del film sembrano purtroppo rispecchiare in parte la nostra situazione attuale. A Rimini ad esempio un ragazzo nigeriano richiedente asilo è stato aggredito recentemente da un 30enne a colpi di coltello: l’accusa a suo carico è per futili motivi e per odio razziale.

È un’Italia fondata sull’intolleranza e sulla violenza lo Stato che vogliamo? Fortunatamente a Rimini sono già stati organizzati alcuni presidi antirazzismo, segno evidente che una parte della popolazione italiana non si sente rappresentata da questo movimento d’odio che ha colpito il nostro Paese. Dobbiamo renderci conto che la maggior parte delle persone che raggiungono l’Italia sono in fuga da situazioni orribili e non sono qui in vacanza. L’immigrazione incontrollata è sicuramente un problema che deve essere risolto, ma non si può pensare che la violenza e il rifiuto dell’altro siano mezzi adatti per farlo. Purtroppo questo clima di diffidenza e chiusura sembra essersi ormai radicato in profondità in Italia e nel mondo.

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Life – Non oltrepassare il limite

Da dove deriva la sensazione pervasiva di pericolo che molti sentono nei confronti degli immigrati? Il regista Daniel Espinosa ha provato ad affrontare la tematica, sebbene parzialmente, nel suo film uscito da poco nelle sale Life – Non oltrepassare il limite. La pellicola racconta la storia di alcuni astronauti che prelevano un campione vitale proveniente da Marte di organismi extraterrestri. Oltre ad esplorare l’intrigante possibilità dell’esistenza di una vita aliena, Espinosa propone anche una metafora sulla situazione mondiale attuale verso il razzismo. In un’intervista, interrogato su come reagirebbe l’umanità di fronte alla scoperta di una vita aliena, il regista ha dichiarato:

Quando ci sono delle persone al di fuori della nostra porta pensiamo a come mandarle via, piuttosto che a comunicare con loro. In Europa stiamo costruendo mura sempre più solide per proteggerci dai migranti perché pensiamo che rappresentino un pericolo. Ci dimentichiamo, però, che siamo noi stessi dei rifugiati. Io per primo, dal Cile.

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Arrival

Il film di Espinosa non è l’unica opera recente che ha utilizzato gli alieni come metafora per rappresentare le tematiche del razzismo e dell’immigrazione. Anche il regista e sceneggiatore canadese Denis Villeneuve ha provato a farlo in Arrival. La forma di vita aliena del suo film, gli eptapodi, sono infatti una vera e propria raffigurazione di chi viene percepito come “diverso” nella nostra società. L’esperta linguista Louise Banks cerca di costruire un dialogo con la specie extraterrestre su incarico del governo americano, ma le grandi tensioni politiche e sociali successive al loro arrivo non le permettono di far comprendere il vero messaggio che si cela dietro alla loro comparsa. Gli eptapodi vorrebbero fornire ai terrestri una forma di aiuto ma odio e diffidenza prendono il sopravvento.

In Arrival sembra così di rivedere esattamente gli stessi processi in atto nella nostra società. Se vogliamo sperare di risolvere alcuni dei problemi legati al razzismo imperante nel nostro Stato dobbiamo invertire questa tendenza negativa di esclusione sociale e di violenza ormai troppo diffusa. Per farlo è necessario iniziare a comprendere che le centinaia di persone che raggiungono l’Italia ormai tutti i giorni sono esattamente questo: persone.

Daniele Sacchi per MIfacciodiCultura

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