L’analphabétisme au pouvoir: un paese fondato sull’analfabetismo, parola di Andrea Camilleri

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L’analphabétisme au pouvoir: un paese fondato sull’analfabetismo, parola di Andrea Camilleri

Andrea Camilleri

L’analphabétisme au pouvoir: l’Italia rappresenta il rovescio del celebre motto sessantottino, dove, a essere al potere, era la fantasia. L’analfabetismo al potere: è la sintesi di una dichiarazione di Andrea Camilleri, basata sui dati raccolti dal compianto Tullio De Mauro, il quale aveva già evidenziato una pericolosa insorgenza del fenomeno tra gli italiani. Spietata e impietosa è l’analisi dello scrittore siciliano: egli sintetizza che esistono, in Italia, due milioni (!!) di analfabeti totali, tredici milioni di semianalfabeti (persone che firmano o leggono, ma non sanno che cosa leggono o per che cosa hanno firmato) e tredici milioni di analfabeti di ritorno, cioè di persone che hanno perso l’uso della lettura e della scrittura. I numeri non danno scampo: metà degli italiani non è in grado di leggere e scrivere. Camilleri fa un ulteriore (e inquietante) passo avanti in questa drammatica disamina: al momento delle elezioni, su quale base si attribuisce il voto?

Un siffatto contesto si pone in contraddizione con gli articoli 33 e 34 della Costituzione e con l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, le quali mettono al centro l’importanza dell’istruzione e della conoscenza per tutti, in maniera indifferente. Inoltre, la Dichiarazione Universale sottolinea il processo di sviluppo della personalità che deve inevitabilmente passare dall’istruzione. L’ignoranza diffusa mostra chiaramente il fallimento della scuola e delle politiche educative: perché? La risposta semplice, perché cultura e istruzione non producono PIL, guadagno immediato e dunque non vale la pena investire. Ma ci sono voci di dissenso.

Victor Hugo

Nel 1848 Victor Hugo, allora deputato, tenne un appassionato discorso in cui forte era il suo dissenso nei confronti di un’operazione dissennata come i tagli alla cultura e all’istruzione. Eccone uno stralcio:

E quale momento viene scelto? È qui, a mio parere, l’errore politico grave che vi segnalavo all’inizio, quale momento viene scelto per mettere in dubbio tutte le istituzioni in un colpo solo? Il momento in cui sono più necessarie che mai, il momento in cui, anziché limitarle, bisognerebbe ampliarle e farle crescere.Eh! Qual è in effetti, e faccio appello alla vostra coscienza, faccio appello ai sentimenti di tutti voi, qual è il grande pericolo della situazione attuale? L’ignoranza. L’ignoranza più ancora che la miseria. L’ignoranza che straripa, che ci assedia, che ci investe da tutti i lati. È col favore dell’ignoranza che certe dottrine distruttive passano dalla mente spietata dei teorici al cervello confuso delle folle. 

L’ignoranza è il male assoluto, come ben sintetizza lo scrittore francese. Quando non si sa (oppure quando il potere vuole che non si sappia) si è portati ad affidarci alla paura e la paura ci porta a credere a personaggi di dubbio gusto, come i demagoghi che agitano la scena politica europea attuale (penso che non ci siano bisogno di far nomi). Un popolo istruito esercita sempre un cartesiano dubbio iperbolico e a soppesare le opzioni in campo. Quando ciò manca, si ragiona di pancia e non di testa.

Martha Nussbaum

Ho molto apprezzato gli scritti di una filosofa americana di stampo neoaristotelico, Martha Craven Nussbaum, la quale ha dedicato molto scritti sull’importanza dell’istruzione e del sapere in un mondo tecnocratico e impregnato di neoliberalismo. In Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, la filosofa denuncia i profondi tagli operati nei confronti delle materie umanistiche, perché, come ho già detto non sono in grado di produrre PIL. In realtà, sintetizza Nussbaum, sono quelle decisive poiché servono ad argomentare, a prendere decisione, a informarsi e quindi, riprendendo l’argomento di Camilleri, ad avere un’opinione consapevole al momento del voto (cosa non scontata di questi tempi).

 In Creare capacità. Liberarsi dalla dittatura del Pil, la critica della Nussbaum è ancora più forte poiché ogni stato dovrebbe mettere in grado ogni cittadino di realizzare i propri sogni e le proprie aspettative uscendo dalla dittatura economica.

Ritorniamo quindi all’inizio: quando le classi politiche capiranno che l’analfabetismo è un male assoluto forse cambierà anche la struttura sociale di questo paese. Ma, per il momento, è utopia.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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