Jurij Gagarin: cronaca di un eroe sacrificabile dell’Unione Sovietica

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Jurij Gagarin: cronaca di un eroe sacrificabile dell’Unione Sovietica

Non è il censo, né l’origine nazionale, né il sesso, né la carica o il grado, ma sono le capacità personali di ogni cittadino che determinano la sua posizione nella società.

Stalin, Sul progetto di Costituzione dell’U.R.S.S., 25-11-1936, in Opere scelte

Jurij Gagarin
Jurij Gagarin sul “Time”

Jurij Gagarin, nacque a Klušino, un piccolo villaggio di poche centinaia di abitanti, il 9 marzo 1934. Apparteneva ad una famiglia di umili origini: suo padre era un falegname e la madre contadina. La sua brillante carriera scolastica dovette interrompersi a causa dell’Operazione Barbarossa, quando Hitler tentò invano di soggiogare l’Unione Sovietica, ma riprese e concluse i suoi studi dopo la fine della guerra. In questo periodo Jurij Gagarin iniziò ad interessarsi al volo, tanto che nel 1957 iniziò a frequentare scuole di aviazione in Ucraina, nello stesso anno in cui l’URSS lanciò nello spazio il satellite Sputnik 1.

Proprio dopo il periodo in Ucraina, Gagarin fu scelto per affrontare il primo volo nello spazio. Il 12 aprile 1961 scrisse la Storia: all’interno della navicella Vostok 1 compì un’intera orbita ellittica, diventando di fatto, a 27 anni, il primo uomo della storia a orbitare intorno alla Terra. Il ragazzo che veniva dal piccolo villaggio, figlio di un falegname e una contadina, venne insignito da Nikita Chruščëv dell’Ordine di Lenin, massima onorificenza sovietica, consacrandolo a Eroe dell’Unione Sovietica.

Jurij GagarinMa cosa avvenne, nella vita dello Starman, per dirla alla David Bowie, dopo la sua incredibile impresa? Restando, ovviamente, un punto di riferimento per i cosmonauti, tornò a pilotare i MiG. Proprio a bordo di un MiG, il 27 marzo 1968, a 34 anni, 7 dopo l’impresa, morì per un incidente aereo. Le circostanze non furono mai del tutto chiarite solo per motivi politici. La giovane Unione Sovietica stava infatti collezionando una serie di primati, e questa missione spaziale rappresentava un importantissimo scacco nei confronti della superpotenza statunitense, contro la quale consumava quotidianamente la Guerra Fredda.

Jurij Gagarin
Jurij Gagarin

Ammettere che il proprio eroe nazionale, che aveva ottenuto una fama mondiale dopo la storica impresa, fosse morto per un guasto o una manovra sbagliata di altri piloti, sarebbe stato un segno di debolezza che il blocco sovietico non avrebbe mai potuto e voluto manifestare: il governo optò, in definitiva, per un insabbiamento del caso, imputando la colpa dell’incidente ad un oggetto comparso in alta quota che, sorprendendo Gagarin, lo avrebbe costretto ad una manovra improvvisa che lo portò alla morte. Aleksej Leonov, altro celebre cosmonauta sovietico che rimase sospeso nello spazio, nonché amico e collega di Gagarin, disse invece che l’incidente fu causato da un aereo da caccia che si avvicinò troppo al piccolo MiG: ne conseguì un’improvvisa virata, la caduta in picchiata ed il drammatico schianto al suolo.

La verità circa la morte dell’eroe sovietico fu quindi sacrificata per salvare l’integrità dello Stato.

Questo evento è un emblema della spietatezza del conflitto ideologico che ha caratterizzato un’epoca: un personaggio di spicco dell’URSS non sarebbe potuto, agli occhi del mondo, incorrere in un clamoroso fallimento a causa di un errore umano; ciò avrebbe indebolito notevolmente tutto il sistema, e questo, da Mosca, non lo avrebbero mai potuto concedere. Resta però il lato umano della vicenda: va bene, il caso è stato insabbiato e l’immagine dell’Urss non è stata danneggiata, che la guerra agli States continui; ma è giusto non dire la verità a quella povera famiglia? E, ancora, è giusto, nei confronti di Gagarin, lasciare nell’eterna oscurità le cause che hanno portato alla sua morte, seppur egli aveva tanto dato sia al suo Paese che al mondo intero?

Francesco Dalla Casa per MIfacciodiCultura

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