#perlaGloria – Ilham, cosa vuol dire essere italiani

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#perlaGloria – Ilham, cosa vuol dire essere italiani

Ilham Mounssif ha 23 anni, vive in provincia di Nuoro, ha studiato in Italia ed è stata chiamata a rappresentare il suo Paese al Rome Mun, una simulazione dei lavori delle Nazioni Unite per i giovani. Per questo ha ricevuto il premio della Fondazione Italia – Usa per neolaureati meritevoli.

I genitori di Ilham sono marocchini e lei è nata a Marrakesh, ma vive in Italia da 21 anni (che sui 23 che possiede mi sembrano una gran bella cifra), ha la carta di soggiorno, il passaporto marocchino e non può visitare Montecitorio perché è extracomunitaria.

È italiana ma senza cittadinanza.

Ora io non voglio entrare in merito alla legge, personaggi ben più competenti di me lo stanno già facendo.

Vorrei solo seguire un filo logico.

Ilham è cresciuta in Italia, ne conosce la storia e la lingua meglio di molti autoctoni.

Ha frequentato la scuola materna, le elementari, le medie, il liceo e l’università qui e ha raggiunto traguardi come italiana.

Ha compagni di scuola e amici italiani.

Non conosce il Marocco quasi per nulla.


Si sente italiana e lo è.

Poco conta la legge e i documenti d’identità, lo dicono i fatti.

La storia di Ilham serve solo a farci riflettere o, per lo meno, potrebbe.

Potrebbe farci pensare a quali siano le differenze tra le persone, su come ci si sente a non poter essere in toto ciò che di fatto si è, su quali siano i precetti che rendono un italiano davvero italiano.

Ma a fronte di questo episodio si leggono i soliti bellissimi commenti scritti da italiani autentici, commenti sgrammaticati, livorosi, accaniti su quanto sia giusto perché lei è marocchina non è italiana, perché… Perchè?

Perchè non ha la cittadinanza?

Perchè i suoi genitori non sono nati in Italia?

Perchè paga le tasse qui, ma non può votare?

Se domani, per una assurda ipotesi, perdessimo documenti e archivi dell’anagrafe, chi saremmo?

Cosa decreterebbe la nostra appartenenza?

Come ci distingueremmo da una Ilham?

Se qualcuno ha una risposta me la dia.

Nell’attesa vi ricordo che la cittadinanza italiana non è a numero chiuso e nessuno vi ruberà il posto se la otterrà. Come al solito nessuno ci leva niente avendo i nostri stessi diritti.

Al massimo ci leva il posto di lavoro se, come in questo caso, il soggetto è più preparato di noi.

Ma questa è un’altra storia. Un’altra che dovremmo imparare ad accettare.

La burocrazia ha i suoi lunghi tempi, ma i fatti accadono e le evidenze non si regolano su decreti e leggi. Fanno il loro corso, che ci piaccia o meno e la storia ce lo insegna da sempre.

I cambiamenti sono necessari non #perlagloria ma per tutti.

Gloria Sacchi per MIfacciodiCultura

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