Io ti conosco, io so chi sei: Mina, grande come te sei solo tu

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Io ti conosco, io so chi sei: Mina, grande come te sei solo tu

Dal 1978 Mina non calca più la scena pubblica: dopo aver governato da regina indiscussa i Sessanta e Settanta, deliziando le orecchie e gli occhi degli Italiani fra musica e programmi televisivi, ha lasciato un enorme vuoto nella storia popolare del nostro Paese, abbandonando un pubblico che l’aveva sempre amata e supportata.

Sono 39 anni che Mina non compare più in televisione o sui giornali. Senza fare troppi altri calcoli, molti tra noi possono dire di non aver mai avuto il piacere e l’onore di vederla sullo schermo, se non nelle estive repliche della Rai di vecchi spezzoni storici, ove spesso Mina si destreggia tra personaggi che ai tempi calcavano con lei le scene. È lei a introdurre, per esempio, una poco conosciuta Raffaella Carrà al mondo della conduzione. Sarà lei a divenire la musa di Battisti e Mogol che la omaggeranno di un pezzo come Insieme. È lei a cantare con Gaber, Celentano, Lupo e tanti altri, divenendo quasi un trofeo per la carriera di un musicista.

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Mina con Alberto Sordi

Eppure, sono quasi quarant’anni che non calca le scene. Sia ben chiaro: Mina non ha mai smesso di fare musica. Anzi, ogni anni ci regala un album di inediti. Nel 2001 si è anche fatta a riprendere a Lugano durante la registrazione della sua raccolta annuale, regalando ai suoi fans dei video della sua attività canora: dopo decenni, Mina si mostra, anche se solo online. Capelli rossi, una treccia che lascia intendere dei capelli lunghissimi, occhiali scuri a celare quegli occhi che avevano ammaliato i suoi ammiratori nei ruggenti Sessanta.

Mina giocò sempre con la sua immagine, poliedrica artista che rifletteva l’estrosità della sua vocalità anche nella sua immagine: quell’eye-liner allungato verso il basso, oltre il confine naturale della rima inferiore, lunghissime ciglia e una buona dose di ombretto nero hanno reso il trucco di Mina qualcosa di iconico, simbolico richiamo alla sua immagine, a quegli occhi languidi e così vivi durante ogni esibizione che sono diventanti un suo tratto caratteristico.

E poi vi erano le gambe.

Quelle lunghe e affusolate gambe che, nelle piccole televisione italiane, inizialmente ancora in bianco e nero, ha osato mostrare tramite un abbigliamento considerato scabroso: lei mise la minigonna. Mostrandosi alla Nazione. Senza remore.

Da ragazza forse un po’ incerta delle sue doti, da quel Sanremo del 1961 ove non vinse con Le mille bolle blu e rifiutò ogni altra partecipazione alla gara, Mina è divenuta una donna affermata. Una femme fatale capace di incantare il suo pubblico con le sue movenze particolari, il suo charme e la sua femminilità ormai sempre meno celata: è Cristiano Malgioglio a scrivere per lei L’importante è finire, una delle sue ultime canzoni quando ancora calcava le scene, che verrà spesso censurata per i suoi non troppo celati doppi-sensi.

Mina è la giocosa cantante di Sacumdì-Sacumdà o Zum-Zum-Zum, senza poter dimenticare l’ormai immortale Una zebra a pois. Sono canzonette, all’apparenza piccoli motivetti senza troppo impegno, come Ma che bontà: invece, anche in questi pezzi tipici della musica italiana degli anni Sessanta, la grande capacità tecnica di Mina si esibisce in tutta la sua potenza.

Mina "oggi"
Mina “oggi”

E poi ci sono i grandi classici, come Parole Parole o Vorrei che fosse amore, senza dimenticare Il cielo in una stanza che l’ha resa un’artista di fama mondiale: una ragazzina spronata dalla nonna,  cantante lirica, a studiare pianoforte, sin dalla giovine età ama cantare, si esibisce in locali di poco conto e conquista il pubblico; in meno di un decennio diventa un fenomeno della musica italiana, nonché internazionale, conosciuta anche in Giappone.

Con 1500 brani nella sua carriera, la sua voce è diventata uno statuto nella storia della musica: la voce sopranile è dotata di una grande profondità, un timbro caldo che la rende indistinguibile. La voce di Mina è agile, capace di virtuosismi e salti di ottave degne di un soprano lirico, benché non ne abbia l’impostazione tecnica. Le ampie e strascicate note calde della cantante, forse diventante preponderanti negli ultimi anni, hanno sempre avuto come contraltare note piene ed altissime maneggiate con leggiadria. Mina, quelle note lì, te le fa sembrare facili.

Quando poi si sente qualcuno confrontarsi con i suoi grandi classici, ci si rende conto che non c’è nulla di semplice, di scontato: ed è per questo che rimane, in fin dei conti, inimitabile. Si possono imitarne le movenze, scimmiottarne le posizioni della bocca. Ma la sua voce rimane una, quella che ancora oggi ci fa parlare di lei, eterna rivale di Milva e al punto vessata dalla stampa da volerne fuggire (come fece anche Battisti).

Una vita lontana dai riflettori quella che conduce oggi, così distante dalle accecanti luci della ribalta che facevano scintillare i suoi abiti e illuminavano i suoi tratti accentuati, i vitino di vespa, le diverse pettinature che hanno fatto tendenza negli anni.

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Mina con Lucio Battisti

Amata dal suo pubblico anche quando venne relegata in un angolo per essere rimasta incinta di un uomo sposato, tacciata di un peccaminoso peccato in un’Italia ancora bigotta (forse non così distante da quella di oggi), non resse per molto un mondo fatto di foto, riviste, interviste e pettegolezzi.

Eppure, oggi che Mina compie 76 anni, sappiamo tutti di chi stiamo parlando. Anche chi è nato molti anni dopo quel 1940 in cui  Mina Anna Maria Mazzini vide la luce in quel di Busto Arsizio.

Perché Mina è unica, è inconfondibile, è stata un pezzo di storia mondiale e ancora oggi viene considerata una leggenda vivente, per quanto schiva e restia ancora amata come il primo giorno. Quell’aura di mistero che la circonda, forse, aumenta solo l’estrema influenza che ha ancora oggi su tutti noi, soprattutto quando ci ricordiamo che, alla fine,come lei nessuno al mondo mai.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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