Il Web come un’arma a doppio taglio: tre migliorie secondo Tim Berners-Lee

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Il Web come un’arma a doppio taglio: tre migliorie secondo Tim Berners-Lee

webEra il lontano 1989 quando Tim Berners-Lee inviò ai colleghi del Cern la prima bozza di un documento fondamentale per la società odierna, ciò che poi sarebbe diventato il World Wide Web: in parole povere, il primo passo verso la colonizzazione della società da parte di Internet.

Son passati ormai ventotto anni da quel fatidico giorno, e le speranze per una società più limpida e informata con il passare degli anni stanno via via scemando. Sostanzialmente Tim Berners-Lee ha individuato, dopo un’attenta analisi, tre cause fondamentali di queste declino, o meglio di mala gestione. Si tratta della perdita del controllo dei dati personali, pubblicità politica inadeguata senza precedenti ed infine la diffusione di notevole disinformazione, cioè fatti non realmente accaduti.

Analizzando questi tre aspetti che accadono quotidianamente, il filo logico sembra condurre ad un’entità di controllo che tramite piccoli cavilli trascurati dai più riesce ad ottenere un notevole vantaggio. Si pensi, per esempio, alla perdita del controllo dei dati. Oramai, navigando sul web ed effettuando iscrizioni ai più svariati siti, condizione fondamentale per l’accesso alle informazioni che si necessitano, è obbligatorio acconsentire al famoso trattamento dei dati. Sembrerebbe un’azione standard, banale, ma in realtà con questa azione acconsentiamo che terzi entrino in possesso legalmente dei nostri dati. Ovviamente il trattamento di questi dati il più delle volte è un procedimento puramente formale, in altri casi, quest’ultimi possono essere gestiti in malo modo, permettendo ai governi di capitalizzare informazioni private, ed adoperare un controllo che viola i diritti legati alla privacy.

Tutto ciò non vuole provocare un allarmismo assolutamente inutile, ma più che altro mettere al corrente coloro che sono ignari. 

Per quanto riguarda la pubblicità politica inadeguata e la diffusione di disinformazione, questi due aspetti viaggiano “a braccetto”, essendo l’uno una conseguenza dell’altro. Questo fenomeno si è sviluppato nell’ultimo periodo grazie all’avvento e all’inarrestabile ascesa dei social network come Facebook o Twitter, che permettono la pubblicazione di notizie, interviste, scoop e la relativa diffusione di massa di quest’ultimi grazie all’enorme bacino di utenza. Il problema è quasi sempre la veridicità di queste informazioni: come si può garantire?

webInoltre, per quanto riguarda la pubblicità politica inadeguata, esistono all’interno del Web dei particolari algoritmi che selezionano le principali notizie, poste in prima linea, in base a ciò che potenzialmente potrebbe risultarci più interessante, seguendo le varie ricerche effettuate in passato relative a quel determinato argomento. Un meccanismo che può essere facilmente aggirato da coloro che desiderano sviare il lettore e inculcargli un’idea “impacchettata”: infatti tramite determinate notizie l’obiettivo è quello di imporre un’ideologia non appartenente al lettore con l’intento di mutarla a proprio piacimento.

Insomma, un potenziale paradiso trasformato in una pericolosa giungla colma di insidie. Certamente non è il progetto a cui Tim Berners Lee aspirava, ed è per questo che ora si trova in prima linea per cercare di avviare un cambiamento che renda Internet il paradiso di informazioni e condivisione inizialmente auspicato.

In primis, è necessario un lavoro più assiduo con le aziende per il controllo dei dati e per lo sviluppo di un nuovo modello per quanto riguarda l’approccio a sottoscrizioni e a pagamenti, dopodiché la creazione di un particolare sistema che limiti le cosiddette “bufale” sul web, che favoriscono l’indiscriminata disinformazione, ed infine, forse la miglioria più importante: una strenua “guerra” contro le leggi governative di sorveglianze che permettono ai governi di acquisire con estrema semplicità informazioni private.

Lorenzo Stangoni per MIfacciodicultura

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