Erdogan – Unione Europea: una storia di crisi e tensioni

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Erdogan – Unione Europea: una storia di crisi e tensioni

La tensione tra la Turchia e l’Unione Europea negli ultimi giorni è salita alle stelle. I paesi europei che stanno vivendo una fase di conflitto diplomatico con Ankara sono la Germania, l’Olanda e la Danimarca. Germania e Olanda, notate bene, sono i paesi con il maggior numero di abitanti di origine turca. Due quinti tra questi sono ancora cittadini turchi e come cittadini residenti all’estero il 16 aprile saranno chiamati ad esprimersi in merito alla riforma costituzionale voluta fortemente dal presidente turco Recep Tayyp Erdogan.

Alla fine di gennaio del 2017 il Parlamento turco ha dato il semaforo verde alle modifiche costituzionali con 339 voti su 550. I voti sono stati sufficienti per approvare la riforma ma non abbastanza per evitare il ricorso al referendum popolare. La costituzione turca infatti prevede che le modifiche alla Costituzione devono essere accettate dalla maggioranza dei due terzi del Parlamento. La riforma prevede l’abolizione della carica di primo ministro e il rafforzamento dei poteri presidenziali. Insomma, prevede una trasformazione da una repubblica parlamentare ad un sistema presidenziale.

Il partito al governo, l’AKP, (Adalet ve Kalkınma Partisi, in italiano Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) quindi ha iniziato una massiccia campagna elettorale per convincere i turchi a votare “” al quesito referendario. Campagna elettorale che, coinvolgendo anche i paesi europei dove la presenza turca è una presenza massiccia e rilevante, è stata la ragione del casus belli.  Il primo scontro diplomatico è avvenuto con Berlino che ha rifiutato la richiesta da parte dei comitati del   di organizzare dei comizi di piazza a cui avrebbero dovuto partecipare alcuni ministri del governo di Ankara. Secondo il governo tedesco non vi è stato nessun veto ma le richieste dei comizi «devono avvenire secondo diritto e secondo la legge». Le manifestazioni pubbliche «devono essere comunicate» e le pratiche relative «vanno esaminate». Il divieto ha scatenato le ire del presidente turco che ha accusato la Germania di «nazismo». Secondo alcuni, dietro la scelta del governo di Berlino, vi è la volontà di non far adirare i curdi tedeschi. I curdi sono un gruppo etnico che abita nella parte settentrionale e nord-orientale del Vicino Oriente. Tale territorio è compreso in parti degli attuali stati di Iran, Iraq, Siria, Turchia e in misura minore Armenia. I curdi da tempo rivendicano una maggiore autonomia. Un progetto che Erdogan non vede certo di buon occhio (per usare un eufemismo).

In seguito allo scontro con la Germania vi è stato quello con i Paesi Bassi. L’Olanda ha impedito al ministro della famiglia turco di partecipare ad un comizio a Rotterdam. All’aereo che trasportava il ministro degli Esteri è stato vietato l’atterraggio in terra olandese. La polizia ha disperso, con l’uso di cani e cannoni ad acqua, un assembramento di manifestanti con bandiere turche che manifestavano solidarietà al governo del loro paese d’origine. La Turchia ha protestato formalmente ma i Paesi Bassi hanno dichiarato che «essere definiti nazisti da parte di un regime che sta facendo passi indietro per quanto riguarda i diritti umani è semplicemente disgustoso». Opinione condivisa dal primo ministro danese.

La sensazione comune infatti è che la riforma costituzionale imprimi alla Turchia una svolta autoritaria. Erdogan dal 2003 al 2014 ha ricoperto la carica di primo ministro. Terminato il mandato da primo ministro si è candidato alle presidenziali che ha vinto con una larga maggioranza. Il presidente però nel sistema politico vigente detiene poteri perlopiù celebrativi. Da qui nasce l’esigenza di mettere mano alla costituzione.

Queste tensioni non sono certo le prime fra la Turchia e i paesi della UE. Come non ricordare le polemiche sorte sulla trattativa intercorsa tra i due soggetti per la questione migranti. La Turchia solo dopo l’approvazione di ingentissimi contributi finanziari (circa 6 miliardi di euro) ha accettato la proposta di Bruxelles sulla regolamentazione del flusso migratorio che investe la penisola che funge da ponte tra l’Asia e l’Europa per le popolazioni che fuggono dalla Siria. Inoltre come non citare la situazione venutasi a creare dopo il fallito golpe turco dell’estate 2016 volto a deporre Erdogan. Un evento che ha creato non poco imbarazzo all’Europa.

Il disegno politico del leader dell’AKP potrebbe far divenire Erdogan, se il 16 aprile la maggioranza dei turchi voterà , padrone incontrastato del paese musulmano. Lo stesso disegno però sta allontanando la Turchia dall’agognato progetto di entrare a far parte della UE, l’ha condannata all’emarginazione in seno alla Nato relegandola così ad un sempre più stringente isolazionismo.

Paolo D’Offizi per MIfacciodiCultura

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