“Sulla strada”: il simbolo di una generazione ribelle

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Sulla strada: il simbolo di una generazione ribelle

Kerouac e Cassady

Personalità di spicco della Beat Generation, lo scrittore statunitense Jack Kerouac, scrisse nel 1951 (ma pubblicato il 5 settembre 1957), quello che sarebbe diventato il manifesto e il simbolo di intere generazioni: Sulla strada. Un romanzo autobiografico, scritto in sole tre settimane, che parla di una serie di viaggi attraverso gli Stati Uniti. I protagonisti sono Sal Paradise, pseudonimo dello stesso Kerouac, e Dean Moriarty, pseudonimo di Neal Cassady, scrittore della Beat Generation e amico dell’autore. Questo libro racchiude l’essenza della vita, per quanto possa essere espressa in parole, l’ansia di vivere, la disperata ricerca e l’asfissiante angoscia dell’essere vivo, senza una meta precisa, solo per il gusto di abbandonarsi alla vita.

– Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati

– Dove andiamo?

– Non lo so, ma dobbiamo andare

Sulla strada non è un libro, ma è il mito della letteratura americana degli ultimi cinquant’anni. Una pietra miliare della cultura postmoderna, carica di energia vitale e spontaneità. Oltre all’idealizzazione del viaggio, il romanzo di Kerouac, diventa un modello di ispirazione per i giovani di quell’epoca. Giovani irrequieti, ribelli, vogliosi di libertà, che trovavano la loro massima espressione nella gioventù bruciata di James Dean.

A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all’altra finché non precipito. Questa è la notte e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione.

Una sorta di bibbia per la gioventù beat, un viaggio reale attraverso l’America, da est a ovest, nonché verso sud oltre il confine messicano. Sulla strada è l’urlo di una generazione che non si riconosce affatto nei modelli di quel tempo. Siamo nell’America ricca e prosperosa del secondo dopoguerra, una nazione con una mentalità ancora chiusa, bigotta e dogmatica. Si evidenzia così il rifiuto dei classici valori borghesi della società di massa, per approcciare il cambiamento: una vita senza regole, una vita sulla strada tra folli avventure e lunghi vagabondaggi. È il diniego delle convenzioni e degli schemi del mondo perbenista e ipocrita, che lega e annienta lo spirito avventuriero e ribelle.

La continua fuga dal conformismo, viene presentata da Kerouac attraverso un linguaggio libero, senza barriere, spontaneo. Con uno stile narrativo jazzistico, la penna trasforma le parole in improvvise e sfrenate melodie. Sfogliando le pagine, ci sembrerà quasi sentire quell’inebriante odore della strada, o di vedere quei paesaggi nascosti della East e West Coast; ci sembrerà avvertire e bruciare dentro, come un fuoco ardente, quell’agognato e maledetto bisogno di libertà. Fin dalle prime righe, il linguaggio esplicito e scomodo dello scrittore statunitense fa percepire una sensazionale veridicità: entrambi i protagonisti, malgrado l’inadeguatezza alla vita, alla quotidiana e noiosa routine, tentano di afferrare un pezzo di eternità. L’eternità di Kerouac è un viaggio senza limiti e barriere ideologiche, una viaggio fisico e spirituale, tra realtà e allucinazioni.

Pensa se tu e io avessimo una macchina da sogno così che cosa non potremmo fare. Lo sai che c’è una strada che va dritto fino al Messico e oltre, fino al Panama?… E forse addirittura fino in fondo all’America del Sud dove gl’indiani sono alti più di due metri e mangiano cocaina sulle falde delle montagne? Sì! Tu e io, Sal, esploreremo il mondo intero con un’automobile così perché, amico, in fondo la strada è fatta apposta per farci girare il mondo. Non c’è altro luogo cui possa arrivare, no?

Sulla strada è un libro di pazzi, folli, amanti della vita. Più che un romanzo è una sorta di macchina sognante che ci porta in giro senza una meta, senza uno scopo. Kerouac ha raccontato una storia in cui tutti potremmo immedesimarci: chi non ha mai sognato, almeno una volta nella vita, di lasciarsi tutto alle spalle e partire senza neanche avere una ragione precisa? Questo libro, in cui le parole scorrono impetuose, incessanti, con un’estrema violenza, non riguarda solo una generazione, ma tutte. Questa è una storia, che ancora oggi continua a vivere, attraverso quelle pagine ricche di vita, di corpi sconfinati, di libertà. Kerouac ci invita a pretendere di più, ci esorta a vivere la vita.

C’è sempre qualcosa di più, un po’ più in là… non finisce mai.

Luigi Affabile per MIfacciodiCultura

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