Il popolo siriano si piega ma non si spezza: Al Bab torna alla quotidianità

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Il popolo siriano si piega ma non si spezza: Al Bab torna alla quotidianità

Resilienza: in psicologia, la capacità di reagire di fronte a traumi e difficoltà. Al Bab, città liberata dal fronte turco-siriano lo scorso febbraio dalle milizie appartenenti all’Isis, torna alla quotidianità. Tra le macerie lasciate dalla guerra, il popolo siriano tenta di tornare alla normalità: le strade vengono sgomberate dai detriti, le botteghe e panifici riaperti.

I Siriani, piegati ma non spezzati, sembrano reclamare a gran voce la loro vecchia vita, la dignità e la
felicità perduta. Non darsi per vinti, non sopperire alle avversità ma reagire è ciò che William Ernest Henley, poeta inglese di fine ‘800, malato di una gravissima forma di tubercolosi, invita se stesso a fare in Invictus, “non vinto”, mai sconfitto. Composta dopo l’amputazione della gamba sinistra lo scrittore non si arrende alla malattia ma continua la sua carriera nel campo della letteratura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

Da sei anni a questa parte, il conflitto siriano ha devastato il paese e ha ridotto la popolazione in ginocchio, ma ad oggi sembra apparire uno spiraglio di luce. Qualche giorno addietro il mondo si è fermato a guardare le foto di Abu Omar, mentre ascoltava il suo grammofono tra le rovine della sua casa ad Aleppo. Il settantenne riporta la musica nella città più colpita dal conflitto.

Il popolo siriano attende disperatamente la fine del conflitto per uscire dalla piaga della guerra, esortando a lavorare insieme poiché non vi è alcuna soluzione militare alla crisi. Ciò è emerso dai negoziati di Ginevra sulla crisi in Siria, presentata dall’ONU come occasione storica di mettere fine al conflitto siriano, senza ricorrere ulteriormente alla violenza.

Piccole ma fondamentali conquiste ottenute grazie all’alleanza turco-siriana, denominata lo “scudo dell’Eufrate”. Operazione attiva dallo scorso 24 agosto,  che ha portato a un  forte rinsaldamento ed estensione della fascia di sicurezza a nord, dove si sta progettando di ricollocare parte dei profughi siriani attualmente in Turchia.

La Siria sembra essere geneticamente portata  ad essere territorio di conquista e  occupazione per diversi popoli: Romani, Arabi, Ottomani, Francesi. Ciclicamente nella storia questa nazione è stato soggetta a povertà e violenza, derubata dalle più basilari libertà civili, anche oggi, dove il concetto occidentale di democrazia è così largamente millantato e promosso e in alcuni casi applicato con la forza, la Siria fatica a risollevarsi da questo destino di morte e devastazione. Nonostante tutto in questo perenne loop di vita e morte il popolo Siriano come una fenice si rialza dalle sue ceneri, riuscendo a mantenere la sua identità di popolo anche nella più disperata delle situazioni. Come un esausto e malato Leopardi  che alla fine dei suoi giorni poté mirare le Ginestre, piccoli e sgargianti fiori gialli, prosperare su quel Vesuvio annientatore di antichi popoli e civiltà e resistergli, nonostante l’aridità circostante. E allora, forse, anche il pessimista per eccellenza, si convinse che esiste comunque qualcosa in grado di darci conforto, anche in uno scenario pieno di desolazione, qualcosa che magari di fronte alla crudeltà umana o alla natura può piegarsi, ma che continua a resistere, senza spezzarsi, come un fiore giallo in un paesaggio vulcanico. Resilienza: quella straordinaria capacità umana di adattarsi alle situazioni più critiche, di risorgere dai fallimenti piegandosi senza mai spezzarsi.

Qui su l’arida schiena
del formidabil monte
sterminator Vesevo,
la qual null’altro allegra arbor né fiore,
tuoi cespi solitari intorno spargi,
odorata ginestra,
contenta dei deserti.

Giacomo Leopardi La Ginestra

Camilla Ghellere per MIfacciodiCultura

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