In Italia trend virtuoso: la cultura genera valore aggiunto

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In Italia trend virtuoso: la cultura genera valore aggiunto

Pisa

«Con la cultura non si mangia» è un ritornello che non fa più presa. Anche in Italia, come si è recentemente dimostrato a Bologna, alla presentazione di una ricerca della società Nomisma sull’impatto economico degli investimenti nel settore culturale. Dai dati emerge che nell’anno 2015 il settore avrebbe prodotto un valore aggiunto pari a poco meno di 90 miliardi di euro, tradotto in un  17% del valore aggiunto nazionale e nel 6,1% del Pil italiano. Aria fresca anche per gli occupati, a tempo pieno part time e temporanei, che nel 2015 erano un milione e mezzo. Vento in poppa per il turismo, con un incremento del 18% negli ultimi cinque anni.

Negli ultimi anni si è registrato un fermento riconoscibile nelle attività culturali: nel 2016 sono stati 44,4 milioni di ingressi ai musei (+4% rispetto al 2015), con incassi superiori ai 172 milioni di euro (+12% rispetto al 2015).

Come exemplum virtuoso è stato descritto il case history dei musei della Fondazione Carisbo Genus Bononiae di Bologna. Brand image di Bologna è la cultura, seguita da università e tradizione culinaria. Il primo motivo che spinge i turisti in visita è infatti l’attrattiva di monumenti come le Due Torri, o Piazza Maggiore, o San Petroni, di musei, mostre ed eventi culturali (indicati dal 77% degli utenti di Genus Bononiae, dall’82% dei turisti/escursionisti); l’Università è citata dal 64% della popolazione, mentre la tradizione culinaria dal 57% imprese del territorio.

Qui c’è anche un asset socio-economico che crea sviluppo e numerosi effetti intangibili come il miglioramento della qualità della vita e dell’urbanistica, la creazione di un capitale umano e sociale di notevole valore.

la curatrice dell’iniziativa Silvia Zucconi

Cultura come asset centrale dell’economia dell’Italia, e di Bologna in particolare, a cui è legato il  il 7,1% del valore totale generato dal sistema cultura. Si articola in più poli il percorso espositivo dei musei del Genus Bononiae, che da soli assorbono un terzo del flusso turistico nella città. Nel 2016 si sono registrati 283mila visitatori, in netto aumento rispetto al 2015 (+61%). Evidente quindi l’effetto moltiplicatore pari a 2,2 volte l’euro investito, con un indotto di 33 milioni.

Ponte Vecchio, Firenze

La cultura non interessa solo i turisti: il 92% dei cittadini dichiara di aver visitato almeno un museo o una mostra in città. All’attrattività della proposta risponde un feedback sostanzialmente positivo:  il 97% dei bolognesi e il 94% dei turisti/escursionisti si dichiara soddisfatto. Il 72% dei visitatori soddisfatti dell’esperienza culturale vissuta a Bologna dichiara che, nei prossimi tre anni, tornerà in città con una probabilità superiore all’80%.

L’economista Pierluigi Sacco ha ricordato che il settore culturale non è un’isola, ma abbraccia e influenza fortemente molti aspetti della vita della popolazione. Il welfare culturale è un aspetto chiave della salute e del benessere sociale.

L’offerta culturale è anche motore per il miglioramento della qualità della vita: concordano su questo punto  l’82% della popolazione e l’84% delle imprese. Questa percezione quasi unanime rafforza l’identità della città e la coesione dei cittadini. Tutti stretti intorno alla cultura, e anche con qualche sacrificio personale: l’87% dei bolognesi afferma di essere disposto a sostenere i progetti culturali della città svolgendo attività di volontariato.

Francesca Leali per MIfacciodiCultura

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