Miss & Mr GNAM 2017: chi vincerà il Museum Beauty Contest?

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Miss & Mr GNAM 2017: chi vincerà il Museum Beauty Contest?

Se già il riordinamento della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma era sembrato ai più conservatori un minestrone di quadri e sculture in affinità elettive, avulso da un impianto di tipo manualistico e lontano anni luce dal rigore scientifico, con il Museum Beauty Contest la direttrice Cristiana Collu ha attirato su di sé ulteriori inimicizie.

Dopo una grande direttrice come Palma Bucarelli, un successivo declino e un cambio di fisionomia ad opera di Sandra Pinto, la direzione della Collu è una grande ventata di aria fresca, con un pizzico di trasgressione e ingenuità, oltre che una grande capacità di comunicazione. Una comunicazione per alcuni anche troppo democratica.
Quando la Bucarelli, prima donna nominata direttrice di un museo italiano, negli anni ’60 attinse alle casse dello Stato per acquistare arte contemporanea, tra cui un Monet, un Courbet e addirittura dei Burri, si dovette poi “giustificare” di fronte alle critiche del Parlamento e di molti colleghi malevoli (invidiosi?) presentando le sue ragioni in un’intervista televisiva. Anche la Collu ha deciso di approfittare del potentissimo media per lanciare la nuova immagine del museo romano, ma soprattutto il Museum Beauty Contest della GNAM in collaborazione con l’artista spagnolo Paco Cao.

Cagnaccio di San Pietro – La ragazza e lo specchio (1932) Tra le finaliste del Museum Beauty Contest

Ma non durante un telegiornale, bensì nella puntata del 19 novembre di Tú sí que vales. Davanti a oltre cinque milioni di telespettatori, alla regina del trash televisivo Maria De Filippi e alla faccia in stile «Ma che è ‘sta robbba?» di Teo Mammuccari (che ha poi aggiunto, rivolto a Cao, «è un critico?»).

Abituati alle urla di Sgarbi – che ci prova ad essere trash, ma è già nel campo dell’orrore – e ai ghirigori di parole di Daverio, la presentazione di Paco Cao e di Cristina Collu fa un po’ sbadigliare. Eppure il Museum Beauty Contest è una cosa serissima che necessita di una campagna elettorale e di un suffragio universale.
Si tratta infatti di un concorso di bellezza, i cui concorrenti sono i ritratti presenti alla Galleria Nazionale. Gli elettori sono stati chiamati a votare online per le primarie, e successivamente anche tramite urne all’interno della GNAM.

Il richiamo alle urne ha dato esito positivo? Certo: l’affluenza è stata sbalorditiva e 36 ritratti (18 donne e 18 uomini) si giocano la finale prevista per il 27 marzo presso la Galleria Nazionale, scongiurando lo scambio di busta che è ormai un trend delle consacrazioni ufficiali. Miss e Mister GNAM riceveranno le dovute onorificenze e saranno gli ambasciatori dell’istituzione per tutto il 2017.

Ma tutto questo, a che pro?

Innanzitutto non si tratta semplicemente di un contest, ma di una performance di Paco Cao, che non è nuovo a questo tipo di indagini sociologiche e parodie politiche. La Galleria Nazionale non ha solo cambiato direttore, nome e immagine, è cambiata anche la sostanza, così come è cambiata la campagna di comunicazione e promozione. Nonostante le critiche, in parte condivisibili, la Collu è riuscita ad avvicinare il pubblico.

Benvenuto Ferrazzi – Meditazione (1931) Tra i finalisti del Museum Beauty Contest

Dal punto di vista della didattica il riallestimento è abbastanza insoddisfacente, ma l’impatto visivo, fortissimo, spinge a cercare delle connessioni tra opere accostate apparentemente senza un senso, anche un po’ di pancia. L’esperienza museale cambia radicalmente. C’è come un moto di ribellione dietro al riallestimento e al concorso di bellezza, un tentativo di scardinare la rigidità e aprire le porte soprattutto ai non addetti ai lavori. Dietro all’ingenuità e alla non scientificità del Museum Beauty Contest c’è il tentativo di polverizzare il confine tra cultura alta e bassa e un tentativo di spettacolarizzazione. Tutto può diventare spettacolo, eppure per quanto riguarda i grandi musei questo non sembra possibile. O quanto meno azzardato, ridicolo, offensivo. Perché il museo ha un suo protocollo e un suo cerimoniale.

Ci si può chiedere perché, al posto di abbassare la credibilità di un museo, non si sia scelto, in questo specifico caso, di alzare il livello televisivo. Ma le persone che guardano la tv e si lasciano trasportare dal trash, sono per questo automaticamente pecorone, disinteressate e haters del circoletto intellettuale? Perché i modelli devono essere inamovibili?

Il Museum Beauty Contest asseconda l’impulso del click facile, l’ansia da referendum, ma anche la piacevolezza immediata che può suscitare una statua greca del VII secolo a.C. o un dipinto di Modigliani. Perché fare polemica quando si tratta semplicemente di bellezza artistica e nessuno verrà preso in giro perché meno bello?

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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