Una nuova vitalità per il femminismo: Trump fa bene alle donne?

0 880

Una nuova vitalità per il femminismo: Trump fa bene alle donne?

femminismo
Le proteste del 21 gennaio

La vittoria di Trump ha generato grande fermento e non solo negli Stati Uniti: i cittadini di ogni parte del mondo hanno alzato la loro voce contro l’elezione e le successive riforme del neopresidente e, tra questi, tanti esponenti della letteratura si sono schierati contro le sue decisioni etichettate come razziste, xenofobe e maschiliste. La voce delle donne si è fatta sentire sin dal suo insediamento tanto da essere ora in grado di parlare di una ritrovata vitalità del femminismo americano. E qui sorge il quesito: serviva l’insediamento di Trump per dare nuova forza alle lotte femminili?

Centinaia di scrittrici si sono esposte contro le opinioni e le decisioni di Trump e si sono interrogate sulla sua vittoria. Tra queste, ricordiamo il premio Nobel Toni Morrison, che non si meraviglia della scelta fatta dai suoi connazionali: anzi, ritiene che le parole predicate da Trump siano di gran lunga radicate nella storia degli Stati Uniti, una storia fatta di gravi discriminazioni e violenze contro i più deboli, soprattutto alle popolazioni afroamericane. Non serve stupirsi se, in una situazione di crisi e pensieri rancorosi, ci si rivolga all’uomo d’affari tutto d’un pezzo, amico del Ku Klux Klan che non assume neri nelle sue aziende ne affitta loro i suoi appartamenti.

Effettivamente Trump incarna con la sua persona il suprematismo dell’uomo bianco a caccia di fantomatici valori tradizionali che nei fatti minano i diritti acquisiti recentemente di donne, omosessuali, afroamericani solo per citarne alcuni. Il suo ingresso in scena, ha significativamente influito sulla presenza di voci femminili e temi connessi al femminismo.

femminismo
Il premio Nobel Toni Morrison sulla copertina del Time

Una nuova voce per i movimenti femministi quindi, così anche i racconti considerati al tempo della loro pubblicazione come esagerati ed estremamente negativi, riletti in questo contesto storico, non sembrano poi così spropositati: stiamo parlando  del Racconto dell’Ancella (1985) di Margaret Atwood. La Atwood immagina una distopia ambientata negli Stati Uniti del futuro, in cui un regime fondamentalista religioso chiamato la Repubblica di Galaad rende le donne serve dell’uomo, dichiara illegali le altre confessioni religiose e i matrimoni al di fuori della Chiesa di Stato ma soprattutto bandisce la lettura.  Dopo la vittoria di Trump, il libro è risalito nelle prime posizioni della classifica dei best seller appena dietro a 1984 di Orwell. Inoltre quest’anno negli Stati Uniti si è inaugurato una nuova serie televisiva dedicata all’Ancella Difred. Un’evidenza questa che assume maggior rilievo dopo il provvedimento sui tagli dei fondi all’assistenza sanitaria che colpì soprattutto le Ong che praticano aborti o forniscono informazioni al riguardo, con tanto di commento trumpiano, subito ritrattato, che condannava le donne che abortiscono ritenendo andassero punite.

Serve ricordare che le lotte delle donne e le conquiste realizzate sono recenti e ancora difficili da concretizzare: questo assalto ai diritti fa sì che le tematiche femministe risultino ora più che mai principali e analizzate nel dettaglio e si lascia maggiore spazio alle donne, il che è positivo. Ma a che prezzo? Serviva davvero il Trump della situazione per poter comprendere quanto siano ancora fragili i conseguimenti delle tante donne che da secoli hanno lottato e lottano per pari diritti e dignità?

femminismo
Le protestanti durante la Women’s March

L’imponente marcia del 21 gennaio negli Stati Uniti è diventata un simbolo di rinascita del femminismo, anche se non con poche polemiche, visto la critica mossa alle donne di aver troppo sottovalutato la situazione. La marcia con le berrette rosa ideata da Teresa Shook è stata a dir poco magnifica: uomini e donne di ogni provenienza e religione a formare un drappo rosa di “pussy cap” per riaffermare i propri diritti e il proprio ruolo nella società. Sui molti cartelli si leggeva I diritti delle donne sono i diritti civili, uno slogan che si è diffuso in tante piazze anche in quelle italiane.

Che piaccia o no, l’arrivo di Trump ha davvero dato una scossa al femminismo: peccato che la maggioranza della popolazione si sia trascinata lungo le piazze mondiali solo dopo aver compreso l’effettiva minaccia ai propri diritti e soprattutto infuocate più delle star hollywoodiane piuttosto che dalle tante scrittrici e giornaliste che da anni raccontavano una possibile involuzione della situazione.

Serviva arrivare a questo?

Sara Govoni per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.