Analfabetismo funzionale in Italia: un fenomeno da combattere

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Analfabetismo funzionale in Italia: un fenomeno da combattere

Analfabetismo funzionale
La ricerca dell’OCSE

In Italia, una persona su quattro è incapace di comprendere il senso di un testo scritto: il fenomeno è stato definito analfabetismo funzionale o analfabetismo di ritorno. Gli individui che ne soffrono sanno leggere e sanno scrivere ma non riescono ad applicare le loro conoscenze all’uso pratico. Il dato è stato elaborato nel PIAAC, un programma ideato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), ed è stato reso pubblico in uno studio dedicato a misurare il grado di sviluppo delle competenze degli adulti. L’Italia in particolare emerge da questa indagine come uno degli Stati che soffre maggiormente del fenomeno dell’analfabetismo funzionale, dietro solo a Indonesia, Cile e Turchia. È necessario dunque determinare quali siano effettivamente le problematiche che non permettono a molti cittadini italiani di sviluppare adeguatamente le loro capacità e cercare di porvi rimedio il prima possibile, per evitare così un massiccio proliferare dell’ignoranza nel nostro Paese.

Innanzitutto, una delle fasce d’età più colpite dal fenomeno è quella degli over 55. La ricercatrice dell’Inapp Simona Mineo ha dichiarato che questo è dovuto principalmente al fatto che i nati prima del 1953 non hanno potuto usufruire dell’istruzione obbligatoria. Inoltre, la studiosa evidenzia anche come le competenze maturate nel corso della propria vita possano essere perdute con l’avanzare dell’età se non coltivate adeguatamente. Per poter fare fronte a questo fenomeno dobbiamo dunque preoccuparci di cercare di fornire gli strumenti migliori agli over 55 italiani per poter correggere questa situazione tragica. Sono necessarie in tal senso più iniziative culturali indirizzate direttamente a queste persone ma che allo stesso tempo si preoccupino anche di sensibilizzare l’intera popolazione su un problema così diffuso e del quale si parla poco. A volte però anche solo un po’ di forza di volontà da parte della persone stesse coinvolte nel fenomeno potrebbe essere sufficiente. Nel film In due è un’altra cosa, diretto nel 1960 dal grande regista americano Blake Edwards, il ristoratore 51enne non diplomato Harvey Howard decide di ritornare a studiare. I professori vorrebbero offrirgli un trattamento preferenziale rispetto agli altri studenti, ma Harvey si rifiuta di accettarlo, fermandosi anche a dormire nel dormitorio della scuola insieme ai suoi compagni di classe. L’umiltà appare così come un possibile punto di partenza per cercare di risolvere il problema dell’analfabetismo funzionale: una presa di coscienza diretta da parte delle persone coinvolte in questo fenomeno potrebbe infatti facilitare una loro eventuale rieducazione.

Analfabetismo funzionale
Robin Williams in una scena de L’attimo fuggente

Non sono soltanto gli over 55 tuttavia a soffrire di analfabetismo funzionale: secondo la ricerca il problema riguarda infatti anche i giovani sotto i 24 anni. In particolare i ragazzi italiani leggono poco e questo è dovuto soprattutto al fatto che la scuola non riesce a educarli a farlo. La responsabilità però non è solo del sistema educativo: nelle case italiane spesso aprire un testo appare come un’utopia e molte famiglie nemmeno possiedono libri. Come possiamo pensare di costruire un futuro attorno a una generazione che non legge? I libri sono uno dei mezzi principali per entrare in contatto con la cultura e non usufruire di una possibilità così facilmente accessibile è un crimine contro noi stessi. La trasmissione culturale è parte della nostra umanità e dobbiamo salvaguardarla. 

La celebre frase pronunciata da Robin Williams nel film L’attimo fuggente, diretto nel 1989 da Peter Weir, suona in tal senso come un ottimo richiamo al dovere e alla responsabilità per i nostri giovani:

Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita.

L’inno alla vita del professor John Keating nel film di Weir è una massima senza tempo che può essere ancora oggi un aiuto sensibile ai giovani per motivarli nella realizzazione delle loro aspirazioni. Per poter mettere in pratica al meglio questo insegnamento però i nostri ragazzi hanno necessariamente bisogno della cultura: il compito fondamentale che dobbiamo cercare di mettere in atto è di aiutarli attivamente nella loro ricerca. Solo così potranno rendere straordinaria la loro vita. Al giorno d’oggi l’Italia ha un tasso di alfabetizzazione prossimo al 100%, un dato che sino a pochi decenni fa appariva solo come un miraggio. Dobbiamo fare tesoro di questa conquista e fare in modo che non sia stata vana: l’analfabetismo funzionale diventa in tal senso un aspetto della nostra società che non possiamo permetterci di ignorare.

Daniele Sacchi per MIfacciodiCultura

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