The Art Life: come David Lynch rimette a posto il caos

The Art Life: come David Lynch rimette a posto il caos

David Lynch, acclamato regista di film quali The Elephant Man, Velluto Blu e Mulholland Drive, ormai settantenne non sembra aver trovato nuovo interesse per il mondo del grande schermo, eppure, dopo una decina d’anni, torna a far parlare di sé nel mondo cinematografico quasi suo malgrado. A riprova di questa sua riservatezza infatti, qualche anno fa ha aperto uno spazio per creativi dove poter lavorare in assenza di rumori, affermando «Il silenzio è il luogo magico in cui si realizza il processo creativo». Forse frutto di questa esperienza è il regalo per i suoi ammiratori che è quanto di meglio questi avrebbero potuto chiedere: Twin Peaks, l’attesissimo sequel della serie TV di culto I segreti di Twin Peaks che debutterà su Showtime a maggio a distanza di più di venticinque anni dalla messa in onda delle prime due stagioni.

Le buone notizie, però, non si limitano solo a questo: lo scorso 20 febbraio è stato proiettato in anteprima in alcune sale del nostro Paese David Lynch: The Art Life, straordinario lavoro nominato nella categoria per il Miglior documentario sul cinema alla 73° Mostra del Cinema di Venezia. E per chi se lo fosse perso? Niente panico, il film sarà trasmesso su Sky Arte (canali 120 e 400) proprio a partire da questo mese.

Diretto da Jon Nguyen, Olivia Neergaard-Holm e Rick Barnes e distribuito da Wanted, il documentario segue la poetica registica dello stesso Lynch e si apre a molteplici interpretazioni: sulle prime si presenta in maniera intima come il racconto di un padre, David ad una figlia, la piccola Lula Boginia; solo successivamente cresce fino a trasformarsi in qualcosa di più grande, un testamento lasciato ad amici e appassionati dove è la splendida voce narrante di Lynch a ripercorrere i passi mossi nel periodo dell’infanzia e dell’adolescenza. Tuttavia, oltre ad essere uno scrigno di memorie, The Art Life si spinge oltre e scandaglia l’animo del cineasta per indagarne l’inconscio e l’origine dello stretto legame con la pittura. Perché quella di David Lynch è una mente creativa a tutto tondo che si è dedicata anche alla musica, alla recitazione e alla scrittura ed egli, prima di essere un regista, è soprattutto un pittore. È grazie alla pittura che il film-maker riesce a ricongiungere i vari cocci della sua vita e a dare ordine al caos degli anni di gioventù, nel tentativo di rintracciare tutto ciò che possa aver influito sul suo modo di fare cinema.

Le esclusive immagini di The Art Life propongono il protagonista insieme a Lula o impegnato nel suo lavoro di artista, dipingendo e modellando, spesso avvolto nelle nuvole di fumo delle sigarette che continua ad accendere. Sin da bambino Lynch aveva dimostrato una più spiccata propensione per il disegno rispetto ai suoi fratelli, ma una volta adolescente è stato cruciale l’incontro con un coetaneo figlio di un pittore: è allora che dentro di sé si è fatta strada l’idea di poter vivere di arte, o meglio, di poter condurre quella “vita dell’arte” che consiste nel «bere caffè, fumare sigarette e dipingere. Essenzialmente si tratta dell’incredibile gioia di lavorare e vivere quel tipo di vita».

Così come in un film lynchiano, il finale del documentario è improvviso e aperto: il giovane viene lasciato nel momento in cui inizia a destreggiarsi nell’insidioso mondo del Cinema, riscuotendo i primi successi. Sicuramente un espediente di grande impatto, ma anche funzionale poiché il resto è storia, non occorre raccontarlo. Inoltre, a ben guardare The Art Life non è un omaggio solo alla vita e al lavoro del regista statunitense, ma anche alla sua tecnica, e diversi sono gli stilemi tipici che qui vengono ricalcati: il più importante è senza dubbio l’immaginario onirico, confuso e angosciante che il regista ha saputo creare e che lo ha reso unico.

Del resto la vita è davvero molto complicata e quindi anche i film dovrebbero esserlo, parole dello stesso Lynch.

Anna Maugeri per MIfacciodiCultura

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By on marzo 21st, 2017 in Articoli Recenti, SCREENs

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