Il bisogno di ritornare alla strada: il fenomeno della Street Poetry

Nel passato si viveva molto la dimensione della strada: si giocava a palla con i bambini del quartiere, le signore si incontravano in piazza, il mercato era fatto di bancarelle lungo la via principale. C’era la cultura del trovarsi fuori e condividere momenti, la vita callera era un’estensione di quella domestica. Gli Street artist nascono proprio con il bisogno di contestualizzarsi nella semplicità autentica delle strade, distaccandosi da un sistema sociale non condiviso e da un’arte troppo formale. La sfida pop inizia già con i murales del memoriale alla libertà, nel caso del muro di Berlino, o i lavori di Bansky, artista e writer inglese, diventati manifesti sociali a tema etico/politico. In quasi simbiosi, anche i poeti portano avanti la guerriglia contro un accademismo lontano e difficilmente raggiungibile. Nasce così anche la Street Poetry.

Il poeta messicano Armando Alanis, papà del celeberrimo movimento d’Acción Poética, ha riempito aree periferiche con la poesia, idea che si è poi diffusa a macchia d’olio in tutto il globo, in particolare America Latina ed Europa. Muri delle città dipinti con pennelli: pillole di letteratura per portare la cultura e la pace anche fuori dalle scuole. Chi si associa ad Acción Poética non accetta denaro in cambio, ma soltanto vernice, e dipinge sempre previa autorizzazione, sostenendo anche il tema della legalità. È il simbolo del cambiamento e della riqualificazione urbana, la Poesia si svecchia e si avvicina al suo popolo.

In Italia, i primi sentori si rintracciano nei movimenti di rivolta degli anni ’60, quando i testi elaborati erano propaganda sociale (Ferruccio Brugnaro, Carlo Torighelli); ma nel XXI secolo non sono più solo protesta politica. Si arriva all’evoluzione della poesia visiva, con la costruzione di immagini attraverso le parole.

È il caso di Opiemme: poesie arrotolate e appese a fili di lana, citazioni famose che prendono le sembianze di strumenti musicali, animali, stelle e visioni futuristiche. La mappa geografica non è più solo una carta, ma l’umanità che ha un bordo. Una vera e propria avantgarde che unisce differenti arti, tra disegni, complessi calligrammi e richiami al futurismo.

street poetryLo scenario nazionale ed internazionale vede numerosi artisti, declinati in tante sfumature differenti, rendendo il luogo parte imprescindibile dell’opera. In completo rovesciamento con le tendenze precedenti, questi poeti vengono ora vengono richiesti dalle istituzioni stesse; colori e citazioni diventano un modo per arredare la città e portare cultura. L’invito è anche quello di ritornare a vivere gli spazi esterni. Si scoprono così barchette o enormi fogli bianchi del provocatore Tresoldi, che cerca il confronto e l’interazione del pubblico. Poeti della Sera, MeP, H5N1, e molti altri, che danno sfogo alla creatività. Scorci urbani impreziositi da aeroplanini di carta poetry fly e variopinti poetry flowers seguono il motto «make poetry not war» (Solounsogno); pupazzi creati con i rifiuti, Drunken poets, che custodiscono pergamene romanticamente inserite in bottiglie (Andy Knowlton). La poesia errante salta fuori dai libri, sgomita tra il cemento e la frenesia delle metropoli. Si trova tra i surgelati del supermercato, sugli idranti per strada, distribuita nei posti più assurdi.

Questa è l’idea anche alla base dello Stendiversomio: nomen omen, poetica che si appende. Il vate del bucato, Ma-Rea, sta facendo sventolare slip, calzini, reggiseni e sottovesti di cartoncini colorati con poesie fronteretro. Padovano di nascita, bolognese di adozione, autista del bus suburbano 92, vuole rompere lo stereotipo della poesia statica e prevedibile. Colpisce con i suoi attacchi artistici, regalando la sorpresa al risveglio e la possibilità di attingere dalle sue installazioni. Stendi-versomio, intuitivamente i versi stesi, ma anche neologismo nato dalla fusione tra stendibiancheria e “versuro” (aratro in dialetto veneto). L’aratro, strumento umile che richiama la terra, viene metaforicamente usato per attivare il processo creativo sollevando le zolle dell’inconscio. La poesia si adatta, si trasforma e non resta mai uguale; non è più espressione elitaria per pochi privilegiati, ma torna per le vie, come avveniva durante la tradizione orale originaria. La forza evocativa del bucato è la ripresa di un atto semplice, intimo ma quotidiano e comune a tutti. È la poesia che va incontro alle persone.

Pstreet poetryer contro, proprio mentre la Street Poetry avanza, è stata istituita l’Accademia Mondiale della Poesia, in data 23/06/2001, in seguito alla risoluzione n.29/1999 della Conferenza generale dell’UNESCO che proclamava il 21 marzo Giornata Mondiale della Poesia. Quest’anno la scelta del tema è ricaduta su La poesia come DNA del mondo: identità e tradizione nel mondo contemporaneo. Raccoglieranno anche parte di queste interazioni transnazionali e globalmente diffuse?

In fondo, abbiamo bisogno di poesia, di qualsiasi tipo essa sia: in mezzo a tutta questa soffocante modernità, è forse ancora la massima libertà nel minimo spazio (Jan Wagner).

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MIfacciodiCultura

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By on marzo 21st, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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2 Comments

  1. Dario

    Reply

    Ciao Lara,
    ho letto l’articolo. Bello!
    Volevo citarti tanti per correttezza e completezza altri nomi della poesia di strada come MisterCaos attivo in tutta Italia con i suoi murales, Sta-Marta, Francesca Pels, Davide di Poesia Viva Lecce, IoNONsonUnPoeta, e molti molti LTRI, magari meno atti sul web ma molto attivi in strada; che alla fine è l’unica cosa che conta.
    Se ti interessa vai a dare un’occhio.

    Ciao
    Dario

    22 Mar 2017
    • Daniela ala Solounsogno

      Reply

      Condivido quello che ha detto Dario.
      C’è anche un Festival di poesia di strada, ad esempio, che si svolge ogni anno in città differenti e in cui i poeti di strada di tutta Italia si incontrano e interagiscono con quei luoghi, con il pubblico creando opere interessantissime assieme ad artisti di strada molto bravi.
      C’è molto di cui parlare. Ci sono tante realtà. E meno male!

      26 Mar 2017

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