“Luci della città. Stefano Cucchi”: a teatro, una drammatica pagina della Storia italiana

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Luci della città. Stefano Cucchi: a teatro, una drammatica pagina della Storia italiana

Non sarà sicuramente stato semplice tradurre in parole per Nino Carbone la vicenda di Stefano Cucchi in Luci della città. Stefano Cucchi e ancora più difficile sarà stato per Francesca De Nicolais dare voce al personaggio che lo rappresenta, lo scorso fine settimana presso la sala Pasolini di Salerno. Questo toccante spettacolo fa parte del programma de la Casa del Contemporaneo, un progetto che coinvolge Salerno e Napoli.

Luci spente, una figura non ben distinta al centro della scena, scarpe grandi come gli indumenti, qualcosa fa pensare che sia Charlie Chaplin per via delle bretelle e della bombetta.
La figura rimane di spalle gesticolando mentre, per svariati minuti si sentono solo delle voci di sottofondo estrapolate da registrazioni originali dell’epoca. Si sente gridare «Assassini!», poi la voce di Stefano che cerca di dare le sue generalità «sono Cucchi Stefano, nato a Roma il 1° ottobre 1978… mi scusi, non riesco a parla’ tanto bene…». La voce del giovane è un pugno in pieno viso. La registrazione risale al 16 ottobre 2009, giorno dopo l’arresto per spaccio avvenuto appunto il 15 ottobre: è evidente dal tono come gli riesca difficile parlare, si evince dalla difficoltà nell’articolare le parole.

La figura continua ad agitarsi sul palco, sempre senza voltarsi, poi all’improvviso si gira e chiede di accendere le luci, improvvisa un ring immaginario infilando dei guantoni e ponendo difronte alla sua sedia la sedia dove ipoteticamente dovrebbe essere seduto Stefano.

Mentre finge un incontro con un ipotetico avversario ,impersona lo stesso Cucchi che chiede di smetterla: «o vedete che me state a fa male, me fa male!» e poi «Stefano si è spento.» – «Così l’hanno detto a mi madre che ero morto», «che vor dì si è spento?»

Cucchi muore il 22 ottobre 2009, sei giorni dopo quella registrazione all’ospedale Pertini, nel reparto detentivo.

Francesca de Nicolais impersona prima Charlot e poi Cucchi, poi di nuovo Cucchi e poi Charlot due figure ai margini della società, nel corpo di questa straordinaria attrice, che con delicatezza e poesia riesce ad affrontare una storia così assurda.

Assurda e surreale: è questa l’atmosfera che si respira mentre si assiste a Luci della città. Stefano Cucchi. Si sta assistendo ad una pièce teatrale su un ragazzo assassinato mentre era nelle mani dello Stato e questa non è una cosa ordinaria, anzi. L’impressione che vuole dare questo spettacolo è che si stia raccontando una storia che non ci riguarda, che non è accaduta, che non si deve raccontare.

Stefano pesava cinquantadue chili al momento dell’arresto: un improbabile peso piuma che praticava boxe a livello amatoriale, così come è un improbabile boxeur il suo avversario Charlot. Durante il loro incontro non c’è né un vinto né un vincitore.

Francesca De Nicolais presta corpo e voce a Cucchi: cosa avrebbe fatto una volta uscito di lì? Una passeggiata col nipotino? Sì, proprio una bella passeggiata durante la quale magari avrebbe potuto incontrare una bella ragazza e farle la corte, o forse no. Del resto Stefano aveva solo 31 anni, sì è vero si drogava ma non per questo meritava di finire la sua vita in questo modo.

Stefano è stato abbandonato al Pertini dopo il pestaggio, agonizzante per sei giorni. Il medico legale che effettuò l’autopsia, dichiarò che il giovane è morto a causa di epilessia, malattia di cui Stefano soffriva certo, ma non in grado di poter causare ecchimosi e fratture.

Lo spettacolo, reso ancora più intenso e dall’interpretazione magistrale della De Nicolais, si chiude con l’attrice che canta una versione struggente di Meraviglioso di Modugno, lasciando lo spettatore in balia delle proprie riflessioni e della propria amarezza per questa storia triste e ingiusta.

Chiara Napoli per MIfacciodiCultura

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