Giornata Mondiale della Poesia: memoria, cultura e confronto

Giornata Mondiale della Poesia: memoria, cultura e confronto

Saffo e Catullo.

Nel 1999 la XXX Sessione della Conferenza Generale dell’UNESCO istituì la Giornata Mondiale della Poesia, che si sarebbe celebrata a partire dall’anno successivo ogni 21 marzo. Memoria, primavera e poesia: un circolo virtuoso in cui ognuno di noi può riconoscere la capacità proteiforme che è espressione diretta dell’umanità e della sua sensibilità sin dai suoi primordi. Non esiste cultura che non abbia prodotto poesia e ciò dimostra, come la primavera, come sia in continua crescita ed evoluzione un genere che si riconosce nel confronto e nell’apertura. Analizziamo alcune tappe di questo percorso, pur essendo consci che è impossibile dar conto di ogni espressione poetica.

È opportuno cominciare queste riflessioni con uno spunto filologico: il termine poesia è da ricondurre al verbo greco, poiein, “fare, creare”. La poesia è dunque l’atto di creazione di un singolo che dà vita a un mondo e a un universo fittizio o anche autobiografico. Il mondo classico ci consegna il tormento e il parossismo amoroso di Saffo e Catullo che diventeranno testi fondamentali di riferimento per tutti coloro che vorranno produrre e confrontarsi con una poesia che veicola un amore appassionato, ma, al contempo anche sofferenza. Il Medioevo ci lascia le Tre Corone della nostra letteratura, ma anche la lirica provenzale.

Fucina letteraria e culturale di prim’ordine è il Rinascimento: ben sappiamo di operare una scelta arbitraria e discutibile, ma l’esperienza poetica shakespeariana, riassunta nei Sonetti, è lo specchio di un’epoca. Un canzoniere composto da frammenti di un’esperienza amorosa ambigua, con una latente suggestione omosessuale, è quella che dà voce all’Io lirico, descrivendo il suo amore (?) per il Bel giovane e la Dama scura. Un’opera che non doveva essere mai stampata, come ammonisce il frontespizio, forse perché troppo intima e personale? In ogni caso la tensione creatrice è evidente: l’autore ha plasmato la sua esperienza amorosa, ambigua e di difficile decodifica per gli interrogativi che pone, ma si scorge l’artifizio creativo.

Sonetti shakespeariani.

Sono state evidenziate nelle osservazioni preliminari, il carattere aperto, dialogico e in continua evoluzione della poesia. Questo è lo spirito dell’opera più complessa, ma, al tempo stesso più affascinante e interessante, del Novecento poetico inglese: La terra desolata di T.S. Eliot (1922). Essa è costituita da una fitta rete intertestuale, in una continua dialettica tra citazioni e allusioni esplicite e implicite a altre composizioni, il che rende il processo ermeneutico assai arduo, dove la Bibbia e Baudelaire dialogano col buddhismo e la tradizione orientale. Eliot intendeva comporre un testo elitario, ma, a mio giudizio è riuscito a dimostrare quanto la poesia possa essere viva: culture, lingue, civiltà ed epoche si incontrano, costituendo un vivace mosaico culturale e fortemente espressivo, dove il linguaggio si frange per lasciarsi andare alle capacità immaginifiche della poesia. Possedere la poesia e la tradizione significano manipolarle e servirsene come meglio si crede, perché esse non sono inerti e sterili, ma soggette alle capacità creative del poeta.

La poesia è dunque memoria: essa è il depositario della nostra cultura e delle nostre radici e non possiamo permetterci assolutamente di perderla, in quanto trasmette, di generazione in generazione, l’umanità in tutte le sue sfumature. Leggere o fare poesia è come un viaggio interiore, non soltanto in noi stessi, ma anche nel mondo occidentale 

TS Eliot e “La terra desolata”.

Segnaliamo infine un evento molto significativo: questa sera (alle ore 21.15), per celebrare non solo la poesia, ma anche la differenza culturale, al teatro comunale di Gradara (PU) avrà luogo lo spettacolo Non appartengo allo stesso cielo, un’esibizione musicale su alcuni testi di Lella De Marchi, Emily Dickinson, Sylvia Plath, Anne Sexton, Frida Khalo e GGG Tartaglia. Uno spettacolo unico, che unisce recitazione, voce, danza, facendo sì che ogni poesia diventi, utilizzando la terminologia di Eliot, correlativo oggettivo dell’animo umano. Perché, come scrisse Montaigne, la diversità è la cosa meglio distribuita a questo mondo e la poesia, con la sua natura multiforme, è l’unica che può dare conto di questa diversità.  

Andrea Di Carlo per MifacciodiCultura

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By on marzo 21st, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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