«Io sono folle, folle»: Alda Merini, poetessa

Io sono folle, folle,
folle di amore per te.
Io gemo di tenerezza
perché sono folle, folle,
perché ti ho perduto.
Stamane il mattino era sì caldo
Che a me dettava questa confusione,
ma io ero malata di tormento
ero malata di tua perdizione.

Alda Merini – Vuoto d’amore

giuliano_grittini-alda_merini_con_la_sigaretta1Una diffusa ed errata convinzione vuole che gli artisti più sono pazzi più sono geniali. Essa nasce principalmente da un altro sbagliato presupposto, ovvero la definizione di pazzia: spesso questa non è altro che troppa, esagerata ed estrema sensibilità. Ovviamente non capita dai cosiddetti “normali”.

Ecco cosa ci dice Alda Merini nella poesia Io sono folle, folle: lei è pazza d’amore, nulla più. Il tormento e la perdizione sono dovuti all’amato, non all’impossibilità di gestire il proprio corpo e la propria mente, quei versi non sono il frutto di un attimo di follia che le ha guidato la mano nella scrittura né una serie di parole dettate dall’irrazionalità di un cervello malato. Perché solo quando si è lucidi si può creare, solo quando si è in possesso delle proprie facoltà che prende vita l’arte. Certo, in quei momenti si possono anche raccontare quegli attimi di straniamento che hanno colpito l’artista in precedenza, ma quando egli scrive, dipinge, scolpisce, suona è lui in tutta la sua interezza.

Per questo le poesie di Alda, nata l’equinozio di primavera del 1931, sono così pungenti e ancora più ficcanti: sono le parole scritte dalla poetessa nella totale consapevolezza e lucidità, così leggere e naturali che sembrano esistere da sempre, scritte lontano con la mente e con il corpo da quei luoghi che non seppero prendersi cura di lei e della sua malattia. Affetta con buona probabilità da disturbo bipolare, passò la vita tra picchi d’umore incontrollabili, davanti agli occhi e all’incapacità dei dottori della sua epoca di formulare una diagnosi e quindi una cura. Ma nonostante un vissuto faticoso e doloroso, ogni parola di Alda vibra di vita, è un inno all’esistenza fatta di amore, di corpo e soprattutto di tenerezza. Spirito e carne nella maniera più genuina e reale possibile si incrociano e prendono vita nelle sue eterne e libere poesie.

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Giuliano Grittini – Giorno di festa

Alda Merini senza il manicomio sarebbe stata la stessa persona? Forse sì, forse no. Probabilmente non avrebbe avuto quell’acuta sensibilità che nasce in chi ha provato lancinanti dolori emotivi e fisici, estraniato, allontanato dagli affetti e annullato nella propria personalità, ma di certo quel talento per la scrittura così diretto, innato e spontaneo sarebbe vissuto comunque attraverso la sua penna e i suoi dolci versi.
Incompresa dal marito e giudicata dalla società, che la bollava distrattamente come matta, arrivò a rimpiangere il manicomio e quell’assenza di socialità comunque meno crudele di quella presunta, ma di fatto inesistente, al di fuori dell’ospedale psichiatrico, tra abbandono e solitudine. Internata la prima volta a sua insaputa, l’esperienza fu traumatica: allontanata dalle quattro figlie e ignorata dalla famiglia, fu ricoverata a più riprese e subirà in tutto 46 elettroshock, non uno di più, non uno di meno, che però non spensero la sua anima creativa, balsamo della sua sofferenza, che le permise inoltre di raccontare gli orrori di questi luoghi prima della Legge Basaglia:

Nelle malattie mentali la parte primitiva del nostro essere, la parte strisciante, preistorica, viene a galla e così ci troviamo a essere rettili, mammiferi, pesci, ma non più esseri umani. Così la mia bellezza si era inghirlandata di follia, ed ora ero Ofelia, perennemente innamorata del vuoto e del silenzio, Ofelia bella che amava e rifiutava Amleto.

Alda Merini fu moglie, amante, madre e figlia, soprattutto fu artista, capace di mettersi a nudo completamente, come nelle ironiche e provocatorie fotografie che le scattò Giuliano Grittini, così come nelle sue poesie così autentiche e senza remore. Alda è stata una calda presenza nell’anima e nello spirito di chi ha saputo accostarsi a lei senza pregiudizi, pronto a raccogliere ogni sua parola e ogni sua disperata esperienza, accogliendo quel messaggio d’amore per la vita che comunque rimase saldo nella sua poetica e nelle sue convinzioni.

alda-merini.1Alda Merini è stata una donna libera: nonostante i ricoveri forzati e la prigione che le costruirono i giudizi altrui, mantenne sempre la sua dignità, la sua integrità e la sua essenza, fu sempre autenticamente lei nel bene e nel male, con il suo immancabile rossetto rosso e le unghie smaltate. Libera di scrivere ciò che voleva come voleva, libera di farsi ritrarre nuda, libera di accumulare oggetti e ricordi, libera di essere se stessa e di vivere come voleva.

Spentasi nella sua Milano il 1º novembre 2009, la sua poesia è diventata musica, la sua casa un museo e la sua poesia un classico. E l’incapacità di comprenderla nel suo essere diversa un enorme rimpianto.

Ieri ho sofferto il dolore,
non sapevo che avesse una faccia sanguigna,
le labbra di metallo dure,
una mancanza netta d’orizzonti.
Il dolore è senza domani,
è un muso di cavallo che blocca
i garretti possenti,
ma ieri sono caduta in basso,
le mie labbra si sono chiuse
e lo spavento è entrato nel mio petto
con un sibilo fondo
e le fontane hanno cessato di fiorire,
la loro tenera acqua
era soltanto un mare di dolore
in cui naufragavo dormendo,
ma anche allora avevo paura
degli angeli eterni.
Ma se sono così dolci e costanti,
perché l’immobilità mi fa terrore?

Alda Merini – La terra santa

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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By on marzo 21st, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing, Carlotta Tosoni, L'Editoriale

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