Il bando per la 5° edizione del Premio cramum: quali sono i limiti e i confini dell’arte (e della cultura) oggi?

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Il bando per la 5° edizione del Premio cramum: quali sono i limiti e i confini dell’arte (e della cultura) oggi?

Per i giovani artisti è sempre più complicato presentare a un pubblico il più ampio possibile i propri progetti senza che il loro peculiare linguaggio venga recepito come alieno, spocchioso e autoreferenziale. Non solo perché esiste una sorta di diffidenza nei confronti dell’arte contemporanea, che necessariamente si esprime con un linguaggio eterogeneo, spesso volutamente non semplice, ma anche perché sulle nuove generazioni di creativi incombe l’incertezza da parte delle istituzioni, che spesso non se la sentono di consacrare prima del tempo. Il Premio cramum, giunto alla 5° edizione, è stato presentato il 20 marzo presso il Museo del Novecento di Milano rinnovando l’obiettivo di promuovere la cultura e l’arte in Italia attraverso il linguaggio dei giovani artisti italiani.

La presentazione del bando, da sottoscrivere entro il 21 maggio, è stata accompagnata dalla proiezione del cortometraggio Quali sono i limiti e i confini dell’arte oggi? diretto da Sabino Maria Frassà e Andi Kacziba, e da una discussione sul tema tra Frassà, direttore del Premio cramum, Maria Fratelli, direttrice dello Studio Museo Francesco Messina, Iolanda Ratti, conservatrice del Museo del Novecento, Cosimo Finzi, sociologo, e l’assessore alla Cultura di Milano Filippo Del Corpo.

Il cortometraggio, cui hanno preso parte artisti, curatori, giornalisti e direttori di musei, offre dei punti di vista personali sulla funzione sociale dell’arte, che può superare i limiti di un sistema dell’arte troppo spesso chiuso e succube dell’andamento dei mercati, oppure i confini geografici, perché l’arte è una sostanza fluida che unisce menti e corpi. Alcuni partecipanti sostengono che non esistono limiti per il linguaggio artistico, oppure che i limiti non esistono come valore assoluto, o che non si possono porre limiti etici perché non esiste un’arte civile. Adriana Polveroni, giornalista, sostiene che il vero limite è in questo momento storico la mancanza di comunicazione e informazione tra artisti e pubblico.

A superare i limiti e i confini dovrebbero essere innanzitutto le istituzioni, rimettendo in moto un sistema di scambio e di pluralità di comunità di riferimento, come ha sottolineato l’assessore Del Corno. I musei dovrebbero dialogare tra loro, col sistema dell’arte e soprattutto con gli artisti, sia quelli storicizzati che quelli giovani. Uno degli scopi del Premio cramum è proprio quello di unire generazioni di artisti, unire la linfa vitale dell’arte, non per attualizzare il passato, ma per intrecciare passato e presente e dare la possibilità di un futuro. I vincitori delle precedenti edizioni del Premio non sono stati semplicemente consacrati, che è un termine un po’ anacronistico, ma soprattutto incoraggiati a continuare, guidati nel proprio percorso permettendo loro di allestire mostre personali e collettive in contesti di alto livello, come ad esempio presso lo Studio Museo Francesco Messina e il Grande Museo del Duomo di Milano. Quindi fare strada, nel proprio paese.

Promuovere la cultura richiede impegno, una buona dose di coraggio di fronte alle porte chiuse in faccia, motivazioni piene di speranza, ma soprattutto condivisione. Promuovere la cultura significa anche indagare i cambiamenti dell’attenzione a livello trasversale, come ha spiegato il sociologo Cosimo Finzi.  L’arte in questo senso può aiutare molto. Se è in atto un declino dell’attenzione continuativa ed è in atto uno spostamento dall’attenzione continuativa all’attenzione visuale, il linguaggio dell’arte come forma di comunicazione diventa fondamentale. Se l’attenzione cala e diventa difficile capire anche un testo di media difficoltà, bisogna lavorare a livello di comunicazione e di inclusione, soprattutto quando si tratta di giovani.

La posta in gioco è altissima, altissima a livello umano.

Distrazione, analfabetismo funzionale, ignoranza, a lungo termine portano all’erezione di un muro sempre più difficile da abbattere. Ecco perché è importante analizzare il significato di limite e confine: l’arte non deve diventare un espediente per aggiungere ulteriori mattoni e cemento.

Dalla condivisione di un’esperienza piacevole e utile nasce lo stimolo a ripeterla, incrementandone la positività. L’esperienza del Premio cramum rientra sicuramente nelle iniziative da ripetere e condividere.

L’arte non dovrebbe avere confini e dovrebbe invitare tutti a non vedere i confini… Perché quando sali sulle montagne non li vedi.

Intervento di Maria Fratelli nel cortometraggio Quali sono i limiti e i confini dell’arte oggi?

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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