Xavier Dolan: la purezza e il talento di un prodigio del cinema

Xavier Dolan: la purezza e il talento di un prodigio del cinema

Mommy

Nasce il 20 marzo del 1989 Xavier Dolan, una delle voci più carismatiche del cinema. Regista, attore, doppiatore, sceneggiatore: a soli 28 anni, questo giovane canadese ha già vissuto a pieno la profonda esperienza del cinema con tutte le sue sfaccettature.

Dolan è un enfant prodige: la sua carriera da attore ha inizio da bambino e scrive la sua prima sceneggiatura a 16 anni. Il soggetto è quello di J’ai tuè ma mère, presentato nel 2009 al Festival di Cannes. Quello stesso anno alla kermesse francese parteciparono mostri del cinema mondiale (Tarantino, Von Trier, Noè) eppure, l’appena diciannovenne Xavier riuscì a farsi notare. Era un’opera incredibilmente matura per un regista così giovane, fortemente sentita, che lasciava trasparire già tutto il talento e la purezza di questo artista.

J’ai tuè ma mère

Usare il termine “purezza” per un regista del genere potrebbe suonare strano. Quello che emerge dai suoi film è una grossa sensazione di disagio:  sono ritratti gli istinti più bassi e grotteschi dell’uomo, i temi riguardano una sessualità vissuta con dolore, i conflitti familiari, personalità nevrotiche. Il tutto con un realismo che ha molto del cinema francese degli anni ’30, ma con un modo tutto suo di essere raccontato. Nonostante questa patina di oscurità che ricopre la sua arte, Xavier Dolan è puro poiché mette a nudo completamente se stesso, a punto tale che i suoi personaggi risultano essere profondamente genuini, anche quando è impossibile giustificare le loro azioni o i loro comportamenti.

Cannes è stato solo il trampolino di lancio. È un luogo speciale per l’artista, poiché è lì che sono state presentati i suoi lavori più significativi. Nel 2012 fu la volta di Laurence Anyways: il film, pur essendo fuori concorso, guadagnò una grossa ovazione da parte del pubblico e permise a Dolan di essere conosciuto a livello mondiale. Un melodramma complesso e bellissimo, con una regia perfezionata ma del tutto personale. È facile riconoscere la mano di Dolan: la cura nella scelta della colonna sonora, gli espedienti innovativi, i dialoghi brevi e i lunghi silenzi interposti tra loro, le immagini a tratti pittoresche.

Xavier si è fatto conoscere, nel tempo, anche per il suo essere sfrontato, un dandy dei giorni nostri che ha ben compreso quanto il culto della personalità serva agli artisti ad emergere dall’anonimato.  «You can kiss my narcissistic ass! », ha risposto via Twitter a un critico che non aveva apprezzato Tom à la ferme, un film che non ha mai entusiasmato il pubblico. Tuttavia, una singola pellicola non riuscita non poteva certo fermare il giovane regista, che tornò a Cannes nel 2014 con il suo primo vero capolavoro: Mommy.

Laurence anyways

Mommy è un film capace di farti provare mille emozioni contrastanti tutte assieme. È una escalation di rabbia, tristezza, gioia, sollievo, poi di nuovo delusione, malinconia. A volte ti strappa una risata, a volte un’imprecazione, altre ancora una lacrime. Un’altalena che si traduce nel cambio di aspect ratio nel corso del film. Il film comincia con un formato 1:1, un formato del tutto inusuale per il cinema. Sembra di trovarsi di fronte uno scatto polaroid. L’idea di Dolan era sicuramente quella di far sentire “scomodo” lo spettatore, disturbare la visione con una immagine inusuale e con un protagonista sfacciato e maleducato. Poi, non appena la storia prende una piega positiva, ecco che Steve, interpretato da Antoine-Oliver Pilon, allarga le braccia, accompagnando con sé il rapporto d’aspetto dell’immagine. Lo schermo si riempie, i nostri occhi si spalancano e sentiamo finalmente una sensazione di sollievo. Sensazione destinata a morire, poiché la situazione precipita, i personaggi tornano al ruolo di partenza, tutto torna angusto e soffocante come il formato 1:1 del film. Un film così bello che era impossibile che il successivo, Juste le fin du monde, potesse reggere il paragone. Per alcuni un film minore, ma non degno di essere bocciato. Un’opera matura, una regia che si perfeziona ancora di più, ma poco dinamica. Tutto resta irrisolto e non tutti possono apprezzare espedienti narrativi simili.

La parabola di Xavier Dolan è ancora in crescita: ci troviamo di fronte a un artista che ha già fatto la storia del cinema. Noi possiamo solo considerarci fortunati da aver assistito alla nascita di questa nuova stella.

Carmen Palma per MIFacciodiCultura

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By on marzo 20th, 2017 in Articoli Recenti, SCREENs

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