La tecnologia ruba tempo alla lettura e alla cultura?

La tecnologia ruba tempo alla lettura e alla cultura?

Nonostante la tecnologia ci agevoli notevolmente la vita, ha la forza di uragano. Senza scrupoli, travolge e sottrae tempo ad altre attività, tra cui la lettura.

I dati ISTAT del 2015 parlano chiaro: leggere libri in Italia è ormai un’attività obsoleta. Il 58% degli italiani con età superiore ai 6 anni dichiara di non aver letto nemmeno un libro nei dodici mesi precedenti l’intervista. Inoltre solo il 13,7% dei lettori ha ammesso di leggere almeno un libro al mese.

Questi dati sono sconcertanti, senza ombra di dubbio. La scusa che probabilmente la maggior parte dei non-lettori propina non solo all’ISTAT ma anche a sé stessi è quella di non aver tempo per leggere. Per quanto possa essere vero per il 5% dei non-lettori, è sicuramente una bugia non solo bella, ma anche buona, per il restante 95%. La verità nuda e cruda è che il tempo c’è. Eccome se c’è, ma viene mal investito.

Per nostra fortuna, queste non sono solo supposizioni e illazioni infondate. Il giornalista Charles Chu infatti ha la risposta nella manica e la sua certezza sta tutta nei numeri. Chu dimostra che per leggere 200 libri ci servono 417 ore. Per carità, sono tante. Ma sono molto inferiori alle ore che l’americano medio John spende ogni anno sui social media, 608, per non parlare di quelle spese davanti alla TV, 1642, il che corrisponde a circa 6 ore al giorno passate davanti a TV e smartphone. In queste 2250 ore buttate al vento, John avrebbe potuto benissimo leggere ben 1079 libri. È un po’ come investire 10 milioni di euro in carta igienica colorata invece che in immobili nel centro storico di Milano. Chiunque ti direbbe che è un pessimo investimento.

Ora, 2250 ore di lettura in un anno sono tante. Ma 417 sono assolutamente ragionevoli. Sarebbero poi solo 75 minuti al giorno investiti in cultura. Le cattive abitudini sono dure a morire, è vero, ma una soluzione c’è e ce la dà un altro giornalista, Oliver Burkeman: programmare orari regolari da dedicare alla lettura. Non avrà il romanticismo di una lettura in riva all’oceano pacifico al tramonto, ma è senza dubbio un modo per rompere il cerchio. Imporci un rituale tuffo tra le righe tutte le sere dalle 20 alle 21 può aiutarci a lasciare il tempo dalla quotidianità virtuale ed entrare in quello dell’anima.

Ironicamente, abbiamo raggiunto l’era della metatecnologia, in cui serie TV, film e libri che parlano dell’influenza della tecnologia sulle nostre vite sono estremamente popolari. Black Mirror e Il Cerchio di Dave Eggers, giusto per citarne alcuni, hanno avuto un successo strabiliante.

Il paradosso è che rispetto a 50 anni fa la disponibilità di libri oggi è aumentata in maniera esponenziale. Ogni città italiana conta molte librerie. Per coloro che vivono in paesini sperduti di montagna ci sono sempre soluzione estremamente efficienti come Amazon, dove si possono anche comprare i rivoluzionari ebook. Poi ci sono le biblioteche, fonti praticamente inesauribili di conoscenza con le loro bibliotecarie che conoscono i segreti di tutti i polverosi volumi a cui fanno da guardiane. E la frase «ma a me leggere non piace» è solo un’altra grande bugia. C’è almeno un genere per ognuno di noi. Basta cercare, chiedere, condividere.

Insomma, ogni scusa è buona per fuggire dalla cultura. Eppure, sembra che la gente sia sempre più nauseata dalla marea tecnologica che si abbatte senza sosta sulle nostre spiagge. Il National Day of Unplugging (Giornata Nazionale della Disconnessione) ne è la dimostrazione. Migliaia di statunitensi hanno deciso di staccare la spina per 24 ore. E a partire dal tramonto del 3 marzo tanti di loro hanno deciso di dedicarsi proprio alla lettura.

Dunque, non è proprio tutto perduto. Bastano solo un po’ di buona volontà e di disciplina. Un’altra utile strategia è quella di prefiggersi un obiettivo: i buoni propositi letterari dell’anno nuovo per esempio. È bene ricordare però che non è una gara. La lettura è tante cose: un passatempo, una passione, un mezzo per imparare, mai una competizione. Non bisogna dimostrare nulla a nessuno, se non a sé stessi.

Luisa Seguin per MIfacciodiCultura

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By on marzo 20th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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