Non è un paese per giovani

Non è un paese per giovani“: il film di Veronesi racconta la fuga degli italiani all’estero

Non è un paese per giovani
Giovanni Veronesi

La fuga dei ragazzi italiani all’estero non è più solo un fenomeno marginale ma una vera e propria realtà. Non è un paese per giovani, il nuovo film di Giovanni Veronesi in uscita nelle sale il 23 marzo, si presenta come una buona occasione per fare luce sui motivi che spingono numerose persone a lasciare il nostro Stato. Il titolo della pellicola richiama l’omonima trasmissione radiofonica condotta dallo stesso regista su Rai Radio 2 insieme a Massimo Cervelli e dedicata proprio a raccontare le storie degli italiani all’estero. È possibile, tuttavia, individuare nel titolo anche un riferimento al film del 2007 Non è un paese per vecchi diretto dai fratelli Joel e Ethan Coen. La premessa dietro all’opera di Veronesi sembra essere opposta rispetto a quella dei registi americani. I fratelli Coen infatti, ispirandosi all’omonimo romanzo di Cormac McCarthy, rilevavano nella società occidentale attuale un enorme declino morale inadeguato alle esigenze degli anziani. Per Veronesi invece i problemi dell’Italia si riversano soprattutto sui ragazzi.

Non è un paese per giovani racconta così il viaggio che porta due camerieri italiani a Cuba. Guidati dal sogno di voler aprire un ristorante, i due ragazzi, interpretati da Filippo Scicchitano e da Giovanni Anzaldo, conoscono una giovane espatriata come loro chiamata Nora. Questo incontro risulterà fondamentale per la loro esperienza internazionale e sarà motivo di crescita personale.

L’oggetto della critica che emerge dal film di Veronesi è chiaro. I ragazzi italiani crescono in uno Stato che non li valorizza e che rende impossibile realizzare i loro sogni. In particolare, l’eccessiva enfasi posta dall’Italia sugli aspetti burocratici appare come una delle motivazioni principali che spingono i giovani ad andarsene. Aprire un’attività sembra essere un incubo al quale molti non desiderano sottoporsi. I sogni dei giovani del nostro paese si ritrovano così a restare rinchiusi in un cassetto insieme alle loro speranze. Andarsene dall’Italia spesso è l’unica soluzione per cercare di risolvere questo problema, ma non tutti hanno la disponibilità economica e la forza di volontà per farlo.

Non è un paese per giovani
Non è un paese per giovani

Sara Serraiocco, l’attrice che nel film veste i panni di Nora, riferendosi all’Italia ha dichiarato:

Non è un paese per donne. È un paese che non supporta le donne che entrano in maternità.

I diritti relativi alla maternità non sempre vengono garantiti in Italia. Le storie di donne che hanno dovuto lasciare il lavoro o che sono state licenziate in seguito alla gravidanza purtroppo sono tante. A volte anche solo essere donna diventa motivo di discriminazione. Un film che ha cercato di sensibilizzare sull’argomento è Mi piace lavorare (Mobbing) di Francesca Comencini. Vincitore della sezione Panorama al Festival di Berlino del 2003, la pellicola racconta come il successo sul lavoro di una segretaria di nome Anna diventi un’ingiustificabile motivazione da parte dei suoi colleghi per tormentarla. Situazioni di questo tipo sono diventate purtroppo la norma ed è difficile biasimare chi se ne vuole andare.

L’eccesso di burocrazia e la mancata tutela dei diritti delle donne sono solo alcuni dei motivi che spingono gli italiani a lasciare il paese. Di pari passo corrono anche la mancanza di stimoli e l’incertezza di trovare un lavoro. Se vogliamo evitare che l’Italia perda un’intera generazione di ragazzi, dobbiamo necessariamente ripartire dalle basi. Bisogna rifondare i valori della nostra società a partire dalla meritocrazia e dalla cultura: solo così potremo evitare un futuro in cui la maggior parte dei giovani italiani se ne sarà andata.

Daniele Sacchi per MIfacciodiCultura

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By on marzo 20th, 2017 in Articoli Recenti, SCREENs, Society

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