Berenice Abbott, la donna e la fotografa: uno sguardo all'esposizione del MAN di Nuoro

Berenice Abbott, la donna e la fotografa: uno sguardo all’esposizione del MAN di Nuoro

Flat Iron Building, Broadway and Fifth Avenue, New York City 1938

Il MAN di Nuoro ospita, per la prima volta in Italia, la ricchissima mostra antologica di una delle più importanti protagoniste della storia fotografica del Novecento: il genio di Berenice Abbott (1898 – 1991) si mostra ai visitatori con un corpus di ben 82 stampe originali, debitamente autografate, eseguite tra la metà degli anni Venti e i primi anni Sessanta.

L’esposizione si articola in tre macro-sezioni che riassumono organicamente il percorso artistico della fotografa: New York, Ritratti e Fotografie Scientifiche.

Le fotografie della Grande Mela (a cui è dedicato un intero piano) sono scatti con i quali la Abbott ha voluto sottolineare con forza il cambiamento repentino cui è andata incontro la città: dalla grande depressione del ’29 alla rinascita e poi la crescita, soprattutto urbanistica, all’insegna del verticalismo dei grattacieli come il famigerato Flatiron Building che si impone, allora come oggi, minaccioso come un mostro di cemento e mattoni.
Le istantanee della Stazione ferroviaria di Hoboken che proietta giochi di luci ed ombre, i primi manifesti pubblicitari, le fondamenta del Rockfeller centre come testimonianza della fervente attività edilizia, l’affollatissimo molo di Theoline immortalano i processi evolutivi, l’avvento della modernità, lo sviluppo del progresso industriale e tecnologico e quindi del miglioramento del tenore di vita dei newyorchesi. Sono istantanee ricercate, studiate, composte in un equilibrio perfetto tra l’intersezione di linee e i passaggi chiaroscurali. Questo progetto culminerà nel 1939 con Changing New York, volume tra i più celebri della storia della fotografia ma anche manifesto programmatico della rivoluzionaria trasformazione della città americana.

Solita Solano, Parigi 1927

La gigantografia di una Solita Solano longilinea elegantissima ed assorta, ci introduce alla sezione dedicata ai ritratti, la maggior parte eseguiti a Parigi dove nel 1926 Berenice Abbott apre il proprio studio fotografico in Rue du Bac, frequentato da un circolo di intellettuali e artiste lesbiche: sono proprio i ritratti femminili il centro focale di questa selezione. I soggetti scelti non affatto casualmente, hanno tracciato un percorso finalizzato a rafforzare le proprie ideologie e convinzioni in merito all’emancipazione della donna da una società maschilista e bigotta, ma sono anche un lucido racconto della propria dimensione sessuale: era stato un gesto coraggioso e sfrontato quello di affermare apertamente di essere lesbica, in un’epoca in cui l’omosessualità era ancora un tabù. Le sue donne erano fiere e consapevoli, tenaci e scaltre, orgogliose degli sforzi attraverso i quali hanno scalato, contro ogni pregiudizio, la vetta del successo. Tra le altre, troviamo anche Sylvia Beach, l’austera fondatrice della famosa libreria Shakespeare and Company, punto di riferimento essenziale della vita culturale Parigina negli anni Venti, Janet Flanner, corrispondente parigina per la nota testata americana New Yorker, e ancora la principessa Eugenie Murat, nipote di Napoleone, l’artista Betty Parson, promotrice dell’espressionismo astratto.

            La brama di ricerca e di continua sperimentazione, conducono la Abbott, sempre attratta dal concetto di cambiamento ed evoluzione, ad un’indagine approfondita della fotografia scientifica che già a partire dal XIX secolo si rivela essere un valido supporto per i ricercatori nello sviluppo di teorie basate su osservazioni oggettive: per la prima volta scienza e arte valicano i rispettivi confini e si fondono in un armonioso connubio, ma proprio per questo fondamentale aspetto il suo lavoro non ha ottenuto subito il riconoscimento che meritava. Collsione di sfere, Esposizione multipla di una sfera oscillante, lo Specchio Parabolico, il Campo magnetico de recto, sono solo alcuni dei capolavori attraverso i quali osserva e descrive lucidamente i fenomeni della realtà quotidiana quali dinamismo, equilibrio delle forme, moto ondoso.

Sylvia Beach, Parigi 1927

Visitando la mostra, si può facilmente apprendere infine che quella della Abbott è stata una vita votata alla carriera, al superamento di sé stessa e dei propri limiti, ma anche una vita all’insegna della lotta contro i pregiudizi scaturiti dal suo essere autosufficiente, indipendente e individualista, in un’epoca e in una società fortemente maschilista in cui le donne dal pensiero libero e progressista e per giunta omosessuali come la Nostra, non erano certo viste di buon grado. Le aspre critiche che le venivano mosse sorgevano anche dalla sua dichiarata incapacità di concepire l’atteggiamento di quelle donne che avevano scelto a malincuore di sacrificare il lavoro, o una qualunque forma di realizzazione o successo personale, per dedicarsi anima e corpo alla famiglia e ai figli. Berenice Abbott non aveva intenzione di scusarsi per le sue scelte, né di rinunciare ai sogni e alla incontenibile curiosità che l’hanno resa una grande fotografa ed una ancor più grande donna.

Berenice Abbott – Topografie
A cura di Anne Morin
MAN– Museo d’Arte Provincia di Nuoro
Dal 17 febbraio al 21 maggio 2017

Laura Pani per MIfacciodiCultura

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By on marzo 20th, 2017 in Articoli Recenti, Mostre, Visual & Performing ARTs

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