Auguri a Spike Lee, autore di spicco del cinema afroamericano

Auguri a Spike Lee, autore di spicco del cinema afroamericano

La 25esima ora

Il provocatorio Spike Lee (20 marzo 1957), regista esponente di spicco del cinema afroamericano, ha dedicato gran parte della sua carriera alla difesa dei diritti umani ponendo il tema dell’integrazione razziale al centro delle sue tematiche. Ha inventato un nuovo stile: il cinema come interpretazione visiva della cultura jazz. Suo padre, il jazzista Bill Lee, gli infuse l’amore verso la black music che diventerà un tratto distintivo della sua brillante produzione.

Nel 1986 Spike Lee dirige Lola Darlingla sua prima pellicola. Già dai primi fotogrammi possiamo cogliere l’animo surrealista del regista che si scioglie in un innovativo cromatismo. Il film infatti è girato in bianco e nero con un’unica scena a colori.

La scalata verso la notorietà prosegue rapidamente con Aule turbolente (1988), primo musical afroamericano della storia, e Fa’ la cosa giusta (1989). Entrambe le pellicole sono un fermo grido all’integrazione razziale: in Fa’ la cosa giusta per esempio viene descritta una variopinta realtà multiculturale piegata dalle discriminazioni e dai pregiudizi sociali. Nonostante le due nomination all’Oscar (Migliore sceneggiatura originale e Miglior attore non protagonista per l’interpretazione di Danny Aiello), la pellicola ha suscitato molte polemiche. Alcuni critici hanno voluto interpretare la storia come una consapevole istigazione a rivolte violente, senza cogliere gli aspetti più profondi che Spike Lee voleva trasmettere. Il regista non faceva altro che utilizzare la violenza per scalfire gli animi e per contribuire con immagini cruente ad una rapida presa di coscienza della collettività: un mezzo per abbatterla e non istigarla.

Malcolm X

Nel 1990 Spike Lee scrive e dirige Mo’ Better Blues, pellicola sulla forza erotica del jazz. Troviamo un cast di eccezione con un giovanissimo Denzel Washington nel suo primo ruolo da protagonista, Samuel L. Jackson e John Turturro. Spike Lee sperimenta i virtuosismi della macchina da presa con l’utilizzo della carrellata che diventerà un elemento distintivo del suo stile: la tecnica prevede il posizionamento dell’attore e della macchina da presa su un carrello in movimento, in modo da creare un senso di disorientamento nello spettatore.

Con la pellicola biografica Malcolm X (1992), Spike Lee raggiunge l’apice della notorietà. Il film ripercorre le tappe del cammino dell’attivista afroamericano, interpretato da Denzel Washington. La storia inizia dalla giovinezza dissoluta trascorsa ad imitare i bianchi, a spacciare alcolici di contrabbando, a dividersi tra amanti. La presa di coscienza avviene quando Malcolm viene rinchiuso in prigione, dove conosce Baines che gli aprirà le porte agli insegnamenti di Elijah Muhammad, predicatore dell’associazione islamica NOI (Nation of Islam). Una volta uscito di prigione, dopo otto anni trascorsi a studiare, Malcolm è un uomo nuovo e pronto a costruire un manifesto universale dei diritti per gli afroamericani.

Nel 2000 è la volta del successo di Bamboozled, storia di uno sceneggiatore nero che mette in scena uno show dedicato agli stereotipi razziali. Nonostante l’indiscusso successo, il nome di Spike Lee resta comunque legato ai problemi della comunità afroamericana. Questo legame indissolubile si spezza nel 2002, anno in cui il regista abbandona le problematiche dei neri americani per narrare di Monty Brogan ne La 25° ora. Il film è un autentico capolavoro. Tratto dall’omonimo romanzo di David Benioff, la pellicola ripercorre le 24 ore precedenti alla condanna di Monty, spacciatore condannato a 7 anni di carcere. Edward Norton veste i panni del protagonista e regala allo spettatore un’interpretazione da Oscar.

Nel 2006 Spike Lee continua a sorprende il pubblico con l’entusiasmante Inside Man, storia di una rapina visionaria. Fanno parte dell’eccezionale cast Clive Owen, Jodie Foster ed il ritrovato Denzel Washington. Il film, girato in soli 43 giorni, ha incassato oltre 88 milioni di dollari soltanto negli Stati Uniti ed è ad oggi il più grande incasso del regista.

Lo stile del regista si riconosce oltre che per i virtuosi movimenti della macchina da presa, anche per un uso iperrealista della fotografia e per l’importanza della colonna sonora. In Fa’ la cosa giusta, il brano Fight the Power dei Public Enemy torna ripetutamente a commentare le scene. Un segnale distintivo nelle sue pellicole sono i titoli di testa, sia dei cortometraggi che dei film, dove anticipano le tematiche trattate.

Rappresentativa della sua idea di società e di cinema, è l’apertura di Malcolm X con Denzel Washington impegnato in un animato discorso sulla supremazia bianca, mentre una bandiera americana arde sino a diventare una grande X:

Voi non siete parte dell’America. Siete le vittime dell’America. Non avete avuto scelta venendo qui. Lui non vi ha detto: «Uomo nero, donna nera, venite con me, aiutatemi a costruire l’America». Ha detto: «Sporco negro, entra nella stiva di quella nave. Ti porto in America in catene, perché devi aiutarmi a costruirla l’America». L’essere nati qui non fa di voi degli americani. Io non sono americano. Voi non siete americani. Siete una delle 22 milioni vittime dell’America. Voi e io non abbiamo mai visto la democrazia. Non abbiamo visto la democrazia nei campi di cotone della Georgia. Non c’era democrazia laggiù. Non abbiamo visto la democrazia nelle strade di Brooklyn, nelle strade di Harlem, nelle strade di Detroit. Non c’è democrazia laggiù. No, non abbiamo visto mai la democrazia. Abbiamo visto soltanto l’ipocrisia. Noi non vediamo alcun Sogno Americano. Abbiamo vissuto solo l’Incubo Americano.

Carolina Iapicca per MIfacciodiCultura

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By on marzo 20th, 2017 in Articoli Recenti, SCREENs

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