Giovani artisti a Zagabria: una riflessione sul sistema dell'arte contemporanea in Croazia

Giovani artisti a Zagabria: una riflessione sul sistema dell’arte contemporanea in Croazia

MSU

Il 10 marzo si è inaugurata al Museo di Arte contemporanea di Zagabria (Muzej suvremene umjetnosti Zagreb) l’esposizione delle opere di trenta artisti selezionate per il premio HT, il quale si rivolge alla promozione della giovane arte croata. Il nome del premio si deve alla società Telekom nazionale (Hrvatski Telekom), la quale ha festeggiato con quest’ultima edizione dieci anni di collaborazione con il MSU, inaugurando inoltre una piattaforma digitale dedicata interamente alla competizione (artt.hr). Si tratta di una grande opportunità di apertura al contemporaneo sia per chi opera nel settore, come gli artisti stessi, che per il pubblico, spingendo in questo senso anche l’interesse nei confronti del museo in quanto tale, uno spazio deputato al contemporaneo e che purtroppo risente enormemente di una scarsa attenzione da parte degli stakeholders. I giovani artisti croati mancano di opportunità per emergere negli spazi pubblici, dove inoltre vi è anche una carenza di promotori quali ad esempio gallerie private, come spesso invece accade in Italia, e che garantiscono un riconoscimento all’evoluzione del contemporaneo. A maggior ragione sono le associazioni non-profit che si attivano per assicurare la creazione e la gestione di un lavoro di networking tra istituzioni nazionali ed internazionali.

Il MSU è uno spazio ampio e suggestivo, con enormi sale espositive che si integrano e si compenetrano generando una struttura assai articolata. Proprio qui è presente inoltre un’ampia area dedicata alle esposizioni temporanee, che in questo caso è stata assunta a scenario della mostra dei trenta giovani artisti, instaurando così un dialogo tra il passato e il presente, di modo che anche il pubblico abbia la possibilità di comprendere le modalità secondo cui si sta l’arte contemporanea. In più va menzionato il fatto che all’interno del museo è presente un’importante collezione, che va indagando le diverse rappresentazioni artistiche che si sono succedute nel corso del XX secolo, fino agli anni Novanta, in cui si annovera tra l’altro una performance di Marina Abramović del 1974.

Al di là di questo, risulta essere un problema abbastanza comune e generale in Croazia, particolarmente a Zagabria, quello di avere grandi potenzialità da un punto di vista delle collezioni che si possiedono come anche per gli edifici maestosi, purtroppo però mal gestite. Si pensa ovviamente che la cattiva gestione degli spazi sia legata alla mancanza di fondi. Questo è in parte vero, asserendo a quanto viene riferito da chi attualmente opera in questo settore, ma uno dei problemi principali in questo senso è la mancanza di attenzione nell’innovazione da parte di chi vuole garantire questo servizio, preferendo semplicemente essere radicati in un’idea quanto mai datata del secolo scorso, in termini gestionali. Questo non si lega particolarmente al museo in questione, ma è facile pensare che venga meno l’interesse nell’educare il pubblico e i propri gusti, convinti del fatto che questo abbia altro a cui pensare, le preoccupazioni per il Paese in questo momento sono altre.

Ci si trova nuovamente nella generale convinzione che la cultura sia un diletto per pochi, un passatempo, che non tutti possano permetterselo. Cosa che anche a noi italiani non suona tanto diversa e lontana, quello di tendere a trascurare un potenziale di rigenerazione. L’amministrazione pubblica da qualche anno ha attivato una giornata dedicata ai musei aperti gratuitamente, la Museum Night, un evento interessante che vede le istituzioni pubbliche sommerse di visitatori e ci si sente quasi oppressi. Ma questa è l’unica situazione nella quale tutto questo è possibile, anche per il Museo di Arte contemporanea, riscoperto per una notte e poi nel resto dell’anno completamente vuoto. Una tale suggestione nel ritrovarsi a visitare queste sale in totale solitudine, una sensazione forse confortevole a volte, ma che rappresenta però un silenzio lugubre alle orecchie di chi si batte per mantenere in vita un’importante istituzione.

Fabio De Liso per MIfacciodiCultura

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By on marzo 19th, 2017 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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