Billy Corgan (e gli Smashing Pumpkins): malinconiche odi d'infinita tristezza

Billy Corgan (e gli Smashing Pumpkins): malinconiche odi d’infinita tristezza

Un amico, una volta, mi confessò che non riusciva ad ascoltare gli Smashing Pumpkins. La loro musica, diceva, trabocca di una giovinezza senza speranza. Una giovinezza perduta per sempre. Paradossalmente, credo che fu proprio questo a catapultare la band di Chicago nell’Olimpo del rock. Gli Smashing Pumpkins divennero gli ultimi alfieri di una generazione che aveva visto esplodere ed implodere il movimento grunge nel giro di pochissimi anni. La fine di Kurt Cobain e dei Nirvana è stata, in un certo senso, la fine di tutto. Cobain era il nuovo martire (o vittima?) del rock: era necessario, dunque, individuare un nuovo portavoce. Ed ecco che l’attenzione si spostò inesorabilmente ad un altro candidato, il cantante e fondatore degli Smashing Pumpkins: Billy Corgan (nato il 17 marzo 1967). Il quale risponderà: «I’m not the Messiah, I’m just some dumb mid-west guy».

È il 1995 e gli Smashing Pumpkins, dopo aver dato alla luce due capisaldi del rock degli anni Novanta, l’esordio Gish (1991) e, soprattutto, il capolavoro Siamese Dream (1993), stanno per raggiungere l’apice della loro carriera. Un climax ascendente che, come spesso accade, coinciderà con l’inizio della caduta. Con Mellon Collie and the Infinite Sadness, la band consegna ai posteri non solo quello che può essere considerato l’apogeo della loro creatività e della loro maturità artistica, ma anche una sorta di enciclopedia del rock, un flusso continuo di sperimentazione e contaminazione tra generi, concentrato in un doppio album che suggella il loro status di rockstar. 28 canzoni che spaziano dall’alternative rock al metal, dal grunge al dream pop, passando attraverso il rock sinfonico, digressioni prog, elettronica, lievi incursioni nel pop anni ’60, squarci cameristici (con tanto di arpa). Il disco, suddiviso in due sezioni – Dawn to Dusk e Twilight to Starlight – è una sorta di concept album, un viaggio onirico nella mente del demiurgo Billy Corgan. Leader dispotico, personaggio indecifrabile e controverso, perennemente in bilico tra un’eterna adolescenza ed una vecchiaia precoce, tra distaccata rassegnazione e violenta ribellione. Billy Corgan è lo spleen, il tormento interiore di una gioventù condannata a bruciare troppo presto.

Emptiness is loneliness, and loneliness is cleanliness
And cleanliness is godliness, and god is empty just like me
Intoxicated with the madness, I’m in love with my sadness…

Zero

Compositore, chitarrista, songwriter, voce e anima del gruppo, Billy Corgan è stato – e, tuttora, seppur in modo discutibile, è – gli Smashing Pumpkins. Nato ad Elk Grove Village, nei pressi di Chicago, il 17 marzo 1967, reduce da un’infanzia travagliata, Corgan imparò a suonare la chitarra da autodidatta, impugnandola da destrimano pur essendo mancino. Black Sabbath, The Cure, Bauhaus, Jimi Hendrix, Cheap Trick furono il substrato musicale su cui plasmò la propria identità artistica.

The Smashing Pumpkins

Nel 1988 la chitarra di James Iha, il basso di D’arcy Wretzky, e soprattutto la batteria di Jimmy Chamberlin si fondono per creare la combo micidiale grazie a cui Corgan ha saputo rimescolare le correnti musicali del passato per ricreare uno stile personale ed innovativo. Un muro di chitarre distorte e psichedeliche imperniato su una base ritmica martellante, su cui si staglia – a volte sussurrando, altre gridando – una voce sgraziata, nasale, lacerante. E poi, i testi. Malinconiche odi con cui il vocalist tratteggia il suo impero della decadenza. Billy Corgan sviscera monologhi interiori, oscillanti tra l’istinto di autodistruzione e una nostalgica contemplazione, tra un’aggressività repressa ed un’improvvisa, disarmante dolcezza. I 28 capitoli di Mellon Collie disegnano un’epopea che abbraccia un’intera giornata, dai chiarori dell’alba al comparire delle stelle, per soffermarsi, si potrebbe dire, sul momento di passaggio, quella fase che unisce e separa luce e buio: il tramonto – dusk/twilight. I toni crepuscolari percorrono tutto l’album, dai primi, sognanti tocchi del pianoforte della title track d’apertura allo svanire inesorabile di Farewell and Goodnight – l’ora dell’addio, prima di chiudere gli occhi; o forse il momento per decidere di rimanere svegli e ricominciare da capo.

We’ll crucify the insincere tonight
We’ll make things right, we’ll feel it all tonight
We’ll find a way to offer up the night tonight
The indescribable moments of your life tonight
The impossible is possible tonight
Believe in me as I believe in you, tonight

Tonight, Tonight

In quest’odissea musicale, Billy Corgan riversa tutto se stesso, in ogni singolo brano. Dalle atmosfere cariche di struggente malinconia di Tonight, Tonight, si passa ai riff vulcanici di Zero e ad inni generazionali come Bullet With Butterfly Wings. Quel folgorante ritornello – «Despite all my rage I am still just a rat in a cage» – racchiude l’essenza del sentire di un’epoca; una frustrazione che Corgan ti urla addosso, fino ad arrivare al tremendo finale, a quella consapevolezza che uccide ogni speranza: «And I still believe that I cannot be saved». Mellon Collie è dunque un flusso di coscienza, sublimazione di dolore e nostalgia, come in quella 1979 dove la linea vocale sembra fondersi con la base elettronica, solcata da delicati arpeggi di chitarra e lievi ondeggiamenti del basso, prefigurando la svolta stilistica che si concretizzerà con il successivo album Adore.

And I don’t even care to shake these zipper blues
And we don’t know
Just where our bones will rest
To dust I guess
Forgotten and absorbed into the earth below

1979

Se volete farvi un’idea di chi sono (o meglio, chi erano) gli Smashing Pumpkins, addentratevi nelle distorsioni oniriche di Siamese Dream. Poi, immergetevi nella struggente decadenza di Mellon Collie, summa e testamento di Billy Corgan. Infine, rintanatevi nelle cupe atmosfere di Adore, il lamento funebre che il songwriter di Chicago concepì in seguito al divorzio e alla morte della madre. La voce di Billy Corgan vi prenderà per mano, vi condurrà in un vortice disperato, nei contorti labirinti del suo ego straripante e incontenibile. Troverete rabbia, frustrazione, annientamento. Troverete un’infinita, straziante, meravigliosa tristezza. Conoscerete il silenzio del mondo.

But I knew exactly where I was
And I knew the meaning of it all
And I knew the distance to the sun
And I knew the echo that is love
And I knew the secrets in your spires
And I knew the emptiness of youth
And I knew the solitude of heart
And I knew the murmurs of the soul […]
And I knew the silence of the world

Muzzle

Lorena Alessandrini per MIfacciodiCultura

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By on marzo 17th, 2017 in Articoli Recenti, MUSIC

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1 Comments

  1. Francesco

    Reply

    Complimenti per l’articolo alla Sig.ra Lorena Alessandrini!
    Leggerlo è stato un viaggio, esattamente quello che provo ogni volta che ascolto le loro canzoni “surreali”, grazie!

    9 Lug 2017

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