Toilet Paper: critica e fenomenologia del Pop di Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari

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Toilet Paper: critica e fenomenologia del Pop di Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari

Copertina di un numero di Toilet Paper
Copertina di un numero di Toilet Paper

Carta igienica: questo il nome tradotto di Toilet Paper, il magazine semestrale fondato da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari nel giugno 2010. L’ultimo è un grande fotografo pubblicitario che collabora dal 1994 con grandi agenzie come Saatchi&Saatchi e BBDO, nonché con brand come Sony, BMW e Heineken, il primo è invece un genio dell’arte contemporanea, forse l’esempio più calzante di come l’arte oggi metta a nudo la relatività del contesto culturale in cui le opere sono inserite e abbia una funzione di critica molto forte, anche tramite la provocazione.
Come si può immaginare, la sinergia tra questi due personaggi è esplosiva: Toilet Paper si configura come una rivista pienamente figurativa, fatta quindi di fotografie che sono il risultato della dialettica tra il mondo della pubblicità e dell’Arte. Una scelta commerciale, editoriale, ma anche estetica-filosofica, perché capace di prendere di mira direttamente la cultura pop attuale, mettendone in luce vari aspetti controversi tramite l’espediente del disgusto.

Quella che vediamo è una cultura che è l’effetto di una “mutazione antropologica” graduale dell’uomo occidentale. Infatti originariamente la sua identità, se con questo termine vogliamo riferirci a un Sé collettivo con confini dati da idee, simboli, comportamenti e disposizioni condivisi, era fondata sulla cultura alfabetica. Si basava così sulla scrittura costituita da grafemi direttamente fonetici, con lettere che corrispondevano a suoni precisi: un sistema nato coi Fenici e poi divenuto fondamentale per lo sviluppo della Filosofia, della Matematica e della Scienza nell’Antica Grecia, per poi arrivare a precise conseguenze politiche ed economiche nella Roma Classica. Il tutto a favore della capacità di astrazione dal contingente.

Copertina del primo numero di Toilet Paper (Giugno 2010)
Copertina del primo numero di Toilet Paper (giugno 2010)

La rivoluzione galileiana però, che ha sancito il matrimonio tra la Matematica e le varie branche della Scienza, ha condotto all’ascesa del concetto moderno di tecnica come pluspotenziamento infinito in nome di modelli e controllo. Una rivoluzione epistemologica, che tramite le varie rivoluzioni industriali ha portato alla massificazione della società con la sua conformazione a valori, ossia automatismi coartanti di tipo politico, religioso e artistico. Tale dittatura del valore ha generato, assieme al consumismo e al conformismo del Dopoguerra, l’abbattimento graduale (e ancora in corso) della cultura alfabetica a favore di una nuova cultura: quella visiva.

All’insegna del “qui e ora” e del senso del “fare per fare”, il sapere astratto si trova infatti sempre più seppellito a favore della banale opinione, nonché del culto dell’immagine. Culto dell’immagine come feticismo dell’icona con cui ci si vuole presentare al mondo (si preferisce essere personaggi, prima che persone), nonché idolatria di altre icone con cui noi stessi vogliamo, più o meno consciamente, identificarci per omologarci a dei format di massa. Ecco la fenomenologia del Pop, sempre più tale col passare degli anni, al punto che la cultura popolare di adesso sembra tutt’altro da quella criticata da Andy Warhol nei ’60 a causa dell’ascesa rampante dei social media, con cui quotidianamente milioni di persone raccontano se stesse o i fatti che le circondano spesso guardando all’apparenza e poco alla sostanza.

Immagine presa da un numero di Toilet Paper
Immagine presa da un numero di Toilet Paper

Cattelan, assieme a Ferrari, arriva dunque a criticare la cultura pop come una “talpa”, ossia scavandoci dentro e approfondendo la sua estetica a livelli parossistici. Si ha quindi l’esaltazione del kitsch, del denaro, del mercato totale (in cui tutto può essere venduto e comprato, anche il corpo), dell’erotismo ridotto a volgare pornografia, della religione corrotta da moda, mondanità e superstizione, nonché dell’idolatria delle celebrità e del perbenismo conformista.

Il tutto con livelli di perversione che difficilmente non urtano, ma riescono a colpire direttamente il lettore e fruitore facendolo riflettere sulla propria esistenza e il mondo che lo circonda: una vera e propria Carta Igienica capace di mettere in mostra le brutture dell’epoca contemporanea.

Filippo Villani per MIfacciodiCultura

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