A Genova un viaggio alla scoperta di Amedeo Modigliani

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A Genova un viaggio alla scoperta di Amedeo Modigliani

M. Kisling, A. Modigliani, L’atelier di Moise Kisling, 1918 ca.

Inaugura a Genova la mostra evento su Amadeo Modigliani (1884 – 1920). Il titolo, scelto dai curatori, è semplicemente Modigliani, avverbio che affiancato al nome dell’artista genera un ossimoro, in quanto la sua personalità ed il suo vissuto furono tutt’altro che semplici, spesso segnati da risvolti apparentemente contrastanti, come accadde anche per la sua arte: innovativa e unica, ma con lo sguardo sempre rivolto all’antichità e alla tradizione. La scelta di non inserire sottotitoli evidenzia la volontà di realizzare un impianto espositivo dove l’artista ricopre il ruolo principale. Il pubblico viene condotto indietro nel tempo, immerso nella vita dell’artista attraverso le sue opere, le quali seppur non collocate in ordine cronologico, permettono di rivivere la trasformazione di Dedo, soprannome attribuitogli durante l’infanzia, in Modì, così chiamato a Parigi abbreviando il troppo lungo cognome italiano.

La mostra si concentra su Amedeo Modigliani e non sfrutta il suo nome, come spesso avviene, per attirare le masse. I lavori esposti appartengono tutti all’artista, eccetto alcune opere del suo carissimo amico Moise Kisling, inserite per approfondire uno spaccato della sua esistenza e per far comprendere il particolare rapporto che li legò. Nonostante condivisero a lungo lo studio, stilisticamente procedettero su strade del tutto differenti. I quadri selezionati di Kisling sembrano poter essere in realtà realizzati a quattro mani: nei pezzi di quest’ultimo ricorrono infatti citazioni esplicite, non sono esclusi perciò interventi diretti di Modigliani. Per giunta le opere riprese nei suddetti lavori sono esposte in mostra, creando così un piacevole dialogo in luogo.

A. Modigliani, Testa scultorea, 1910-1911

L’allestimento impeccabile, dai tratti chiari e nitidi e dalle tonalità basse che infondono un senso di calore alla scena, rispecchia la tecnica pittorica dell’artista e accompagna delicatamente lo spettatore nella visita, il quale, dopo aver preso visione delle tappe cronologiche della vita di Amedeo, può immergersi nel suo mondo, passando per tre sale che ricoprono un ruolo di ambientamento: l’evocazione del quartiere di Montparnasse e della Parigi bohémien in cui Modigliani si stabilirà, l’atelier dell’artista ed infine il richiamo, mediante l’uso di specchi e fotografie d’epoca, di un tipico caffè parigino.

Notevole il numero di opere esposte, che si aggira in torno alla sessantina, considerando la difficoltà, sottolineata dai curatori, di ottenere in prestito alcuni capolavori. I pezzi esposti provengono dai più prestigiosi musei e da illustri collezioni europee ed americane.

La suddivisione degli ambienti è tematica. Un ragazzo toscano è la sezione che apre la mostra con il primo quadro pervenuto a nome dell’artista intitolato Paesaggio toscano (1898-1899); un dipinto completamente differente dal Modigliani conosciuto, che di rado si cimenterà in paesaggi, ma che aiuta ad inquadrare il personaggio, sottolineando che la formazione accademica ricevuta in Italia, prima a Firenze ed inseguito a Venezia, non abbandonerà mai del tutto la sua produzione artistica. Non a caso molti dei suoi lavori, seppur tecnicamente inconfondibili ed originali, spesso richiamano un impianto formale appartenente a capolavori del passato.

Grazie alla presenza in mostra di alcuni studi di teste e di altrettanti disegni e tele raffiguranti le cariatidi, si assapora, nonostante siano assenti in luogo opere platiche, il grande gap che segna la sua carriera artistica: l’avvicinamento alla scultura, che avvenne dopo l’arrivo a Parigi, ed in particolare con lo spostamento da Montmartre a Montparnasse. Rinuncerà a tale tecnica per motivi di salute, ma il suo amore per essa continuerà a vivere nei suoi dipinti, emblematico a riguardo l’uso frequente di occhi che ricordano l’incavo geometrico delle sculture primitive.

Sala Gli amici parigini

Il percorso, procedendo verso la graduale evoluzione stilistica dove la valenza atemporale ed artificiosa è sempre più nitida, si concentra in particolare sui temi del ritratto e dello studio di nudo. Focalizzandosi sulla sagoma umana e rinunciando all’inquadramento spaziale, raggiunge attraverso la sintesi la pura eleganza formale mediante l’uso di una pittura introversa ed introspettiva. Molto suggestiva la sala dedicata ai ritratti degli amici, i quali, grazie alla disposizione sfruttata per l’allestimento, dove ogni singolo quadro è collocato su strutture totemiche aggiunte allo spazio preesistente, sembrano essere davvero individualità pronte ad accogliere le persone in arrivo. Questa sala è esemplare del sistema scelto per l’intero percorso espositivo, dove ad ogni capolavoro è dato lo spazio e l’importanza necessari, valorizzandolo sia nella sua unicità, sia nel gioco d’insieme.

A. Modigliani, Nudo accovacciato, 1917

La mostra riesce a mettere in luce la ricerca creatasi nel clima di Parigi di inizio novecento e allo stesso tempo a valorizzare l’unicità artistica di Modì: fu uno dei pochi artisti che non si appoggiò a correnti, ma procedette in autonomia.

Portava sempre una giacca di velluto a coste marrone e un cappello di feltro. Diceva che l’arte sarebbe dovuta essere come l’hashish: avrebbe dovuto mostrare alla gente la bellezza delle cose, quella bellezza che di solito non si riesce a vedere.

K. Follett, Lo scandalo Modigliani, 1976, trad. it. Milano, 1986

Il percorso espositivo si conclude immersi nella bellezza, con il quadro eccezionalmente prestato da Anversa: Nudo accovacciato. Palazzo Ducale offre un’ottima occasione per non smettere mai di farsi di cultura!

Modigliani
A cura di Fondazione Palazzo Ducale per la Cultura e di MondoMostre Skira
Appartamento del Doge, Palazzo Ducale, Genova
Dal 16 marzo al 16 luglio 2017

Greta Canepa per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Valerio dice

    Christian Parisot, Testa scultorea, 1985-1986

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