Bernardo Bertolucci: scandali, Storia ed esistenzialismo, in una vita di film e da film

Bernardo Bertolucci: scandali, Storia ed esistenzialismo, in una vita di film e da film

Bernardo Bertolucci con Pier Paolo Pasolini

Di cosa parliamo quando parliamo di Bernardo Bertolucci? La riflessione è d’obbligo, se non altro perché ci evita di iniziare in maniera anagrafica, secondo la sindrome di Fazio (Giuseppe, quello di Montalbano per intenderci: non Fabio né Antonio, molto meno significativi). Comunque, il regista è nato il 16 marzo 1941, a Parma, per cui in data odierna compie 76 anni. Ben portati, peraltro, se pensiamo che il suo ultimo film è del 2012, la trasposizione cinematografica di uno dei migliori romanzi di Niccolò Ammaniti, Io e te.

Sulla citazione di Raymond Carver si potrebbe anche ragionare, perché la maggior parte delle opere del regista mal si attagliano allo stile dello scrittore americano, ma siccome quando parliamo di Bernardo Bertolucci inevitabilmente parliamo anche di Ultimo tango a Parigi, ci consentiamo il paragone: perché col film-scandalo contenente la famosa scena del burro tra Marlon Brando e Maria Schneider, Bertolucci si distacca recisamente dalla poetica sino ad allora seguita a partire dalla frequentazione di Pier Paolo Pasolini, che firma soggetto e sceneggiatura del primo lungometraggio di Bertolucci, La commare secca – ma di Pasolini Bertolucci era stato precedentemente aiuto-regista nel capolavoro Accattone.

Su Bernardo Bertolucci, inutile specificarlo, è stato detto e scritto un po’ di tutto, a partire da quel film che venne pesantemente censurato, mutilato e che costò a Bertolucci addirittura la perdita dei diritti civili per cinque anni a seguito di una condanna per offesa al comune senso del pudore (reato che non è strettamente assimilabile alla decenza, ché altrimenti gente come Salvini e Adinolfi dovrebbero avere millanta ergastoli): si è detto, ad esempio, che l’argomento fondamentale della poetica di Bertolucci sia l’individualità di fronte a cambiamenti dell’ambiente, e la sostanziale incapacità di cercare una risposta.

Brando e Schneider nalla famosa scena del burro

Ultimo tango a Parigi, però, mette in scena, in tempi in cui era impensabile veicolare un concetto del genere, che la risposta sia la trasgressione erotica, e nemmeno come mezzo dalle variegate caratteristiche espiatorie (una sorta di abbruttimento preliminare) per arrivare ad una elevazione finale, bensì come solo palliativo ad una nausea esistenziale endemica e irrevocabile. Per andare controcorrente, però, diciamo che, a nostro giudizio, ciò che rese inaccettabile Ultimo Tango non fu la scena del burro in sé, in cui non vi è quasi nudità esposta (e quanto alla violenza, quando mai questa è stata un problema per il cattolicesimo?), ma il semidelirante dialogo tra Brando e la Schneider riguardante un’istituzione come la famiglia, caposaldo dell’establishment. Il problema del personaggio di Brando, insomma, non è quello di essere un sodomita ma quello di essere un predicatore, blasfemo per giunta.

Poeta per immagini, sociologo per dialogo: i personaggi di Bertolucci sono essenzialmente dei paladini della solitudine, sovente in preda ad uno smarrimento, ad un horror vacui, ad una angoscia esistenziale e nichilista che difficilmente può non ricordarci Sartre (sarà un caso che due dei film più importanti sotto questo profilo sono ambientati a Parigi? Io non credo proprio). Ma nella filmografia di B.B. i venti del cambiamento che spirano sui protagonisti sono esistenzialisti-individuali o esistenzialisti-storici (in senso preponderante, ovvio) in modo alternato: Ultimo Tango, Il tè nel deserto, Io e Te nel primo caso, Novecento, Piccolo Buddha, L’ultimo imperatore e The dreamers, nel secondo. E nel piccolo elenco abbiamo tralasciato lavori leggermente meno pronti a sovvenire alla memoria come La Luna, Io ballo da sola, L’assedio, il lontano Prima della rivoluzione (1964) o La tragedia di un uomo ridicolo (1981). In ogni caso, sempre tematiche scottanti e/o importanti: la scoperta della sessualità femminile e la perdita della verginità, il rapporto padre-figlio in una chiave drammatico-economica di surreale pragmatismo, la droga e l’incesto, il suicidio.

La locandina di “Novecento”

Innumerevoli premi (L’Ultimo Imperatore si aggiudicò nove Oscar), tre matrimoni e la tendenza alla schiettezza: Bernardo Bertolucci non esita a dire che chiederebbe scusa a Maria Schneider per le modalità con cui venne girata la scena clou di Ultimo Tango, nella quale l’attrice individuò la causa eziologica della propria dipendenza dalla droga (come noto, la scena non era prevista e l’attrice si sentì “quasi violentata”) e del proprio tentativo di suicidio. «Sono colpevole per la Schneider. Ma non sarò condannato per questo», ha detto a distanza di molti anni il regista, non sottraendosi alle proprie responsabilità sulle quali, peraltro, si potrebbe aprire un capitolo a parte di considerazioni e valutazioni.

Nessuna remora anche a parlare della propria disabilità: Bertolucci è da lustri ormai sulla sedia a rotelle, da cui la dichiarazione di non voler più girare film, dopo Io e Te, a causa delle difficoltà oggettive di movimento, ma nel 2014 firma Scarpette Rosse, un corto sulle umiliazioni che troppo spesso devono patire i disabili nella vita quotidiana.

Confesso di avere sempre provato affetto e curiosità per tutti coloro che vengono definiti “diversi”: socialmente, culturalmente e sessualmente. Il mio lavoro mi ha portato molto lontano e ogni volta mi sono innamorato delle culture che andavo scoprendo, così diverse dalla mia.

The dreamers, 2003

Con queste premesse e visti i trascorsi, non può stupire che, sempre fuor di metafora, Bertolucci si dichiari non credente: in un modo, va detto, che risulta particolarmente gradito, a noi surfisti con occhio critico del web, che vediamo imperare le notizie fasulle (i fake, horribile dictu) e le auto-attribuzioni aforistiche, al limite del millantato credito, che non citano il reale autore: «Sono ateo, grazie a Dio, come diceva Buñuel».

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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By on marzo 16th, 2017 in Articoli Recenti, SCREENs

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