Il “tristezzometro” di Thompson e i gradi di malinconia dei Radiohead

radioheadCharlie Thompson è un “data scientist” (analizza e interpreta grandi moli di informazioni caotiche) e sfegatato fan dei Radiohead. È riuscito ad unire le sue due più grandi passioni, risolvendo al contempo uno degli enigmi cruciali del panorama musicale: qual è la canzone più triste del famigerato gruppo britannico?

«La matematica è il linguaggio di interpretazione dell’universo» scriveva Galileo Galilei nel Saggiatore. E l’analista, seguendo scrupolosamente il consiglio del famoso scienziato, ha fatto di segni, numeri e teoremi la chiave d’interpretazione di una delle passioni che accompagna l’uomo: la musica.

Che i Radiohead non fossero esattamente il gruppo più allegro della scena musicale era assodato: anzi, sembra quasi che la loro fortuna sia stata interamente costruita su note malinconiche e inquiete, parole tristi e nostalgiche, atmosfere rarefatte.

Sin dagli esordi (parliamo dei famigerati anni ’80, quando erano conosciuti col nome di “On a Friday”), i Radiohead si caratterizzarono per il coraggio mostrato nell’alternanza di sonorità e stili: basti pensare che il primo album, Pablo Honey, riprendeva la lezione degli Smiths e dei R.E.M., ben lontano quindi dallo stile innovativo e sperimentale che a partire dal 1992 avrebbe caratterizzato la loro carriera musicale.

La trasversalità delle sfumature elettroniche, le svariate influenze musicali (jazz, grunge, psichedelic, pop), l’espressione lirica del disagio delle ultime generazioni, la sfacciataggine e l’emotività sfuggente: sono questi gli ingredienti essenziali di Creep, Karma Police, Not Surprise e Fake Plastic Tree (solo per citarne alcune), successi che a distanza di decenni riescono ancora ad emozionare il pubblico.

Ma per capire quale tra questi sia il brano oggettivamente più malinconico, sono intervenute la logica dei numeri e la credibilità razionale unite ad un pizzico di curiosità umana e passione.radiohead

Il test in questione si chiama Gloom Tendex ed è un metodo scientifico che permette di valutare il mood dei brani ascoltati analizzando i dati di Spotify (la valence catalogata nel Spotify web API). L’algoritmo, piuttosto complesso, riesce a classificare i brani secondo una scala numerica da 1 a 100, dove 100 indica la canzone più allegra.

Ciò che ha fatto Thompson è stato sia elaborare un modo per cercare e contare le parole tristi di ogni canzone, che fornire un’equazione per capire l’importanza e la rilevanza di certe parole nelle canzoni. Combinando i risultati, quello che ha ottenuto è un vero e proprio tristezzometro, un termometro che misura il grado di tristezza delle canzoni.

Il podio è spettato a True Love Waits, brano di chiusura dell’album A Moon Shaped Pool dedicato all’ex moglie del cantante Tom Yorke, morta di cancro. Il brano era già presente nel repertorio dei Radiohead e fu suonato per la prima volta in un live del 1995. Solo in seguito fu inciso, prima nell’album del 2001 (I might be wrong: live recordings) e, a distanza di ben 21 anni, nell’ultimo album.

Ma non solo True Love Waits: tra le più inquiete canzoni della carriera del gruppo britannico troviamo Give Up the Ghost (da The King of Limbs) e Motion Picture Soundtrack (da Kid A).

E la più allegra? È 15 Steps dall’album In Rainbows.

Insomma, un lavoro minuzioso quello di Charles Thompson. Ma nonostante la scienza sia riuscita a fornire una misura delle emozioni, resta comunque alla sensibilità di ognuno decretare la canzone anzi, quella canzone che, nel nostro piccolo, riesce a ripescare i più tristi ricordi vissuti sulla pelle.

I’m not living
I’m just killing time.

True Love Waits – Radiohead

 

Eleonora Vergine per MIfacciodiCultura

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By on marzo 15th, 2017 in Articoli Recenti, MUSIC

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