Officine Reggiane: il regno della Street Art tra clandestinità e sogno

Officine Reggiane: il regno della Street Art tra clandestinità e sogno

Le Officine Reggiane, o meglio, le Officine Meccaniche Reggiane, sono un luogo decisamente speciale. Nata all’inizio del ‘900, questa grande fabbrica prima di macchinari per l’industria alimentare, poi votata a quella bellica, chiuse dopo la Prima Guerra Mondiale. Questo luogo spettrale dal 2011 è divenuto tela per moltissimi street artist che qui hanno trovato un luogo dove dar vita alla propria arte, alle proprie sperimentazioni, rendendolo uno dei laboratori di Street Art più grandi d’Europa.

Ora le Officine verranno riqualificate, si spera esaltandone l’ormai importante ruolo culturale, e sono divenute le protagoniste di un progetto fotografico firmato da Carlo Vannini (Reggio Emilia, 1956), fotografo specializzato in luoghi e cataloghi d’arte, nonché docente di Fotografia per i Beni Culturali presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Reggiane è il titolo del libro fotografico che racconta attraverso 200 scatti queste ormai antiche pareti decadenti ricoperte di recente vernice colorata, edito da Corsiero Editore ed accompagnato dai testi di Paolo Cagnan, Agnese Spinelli, Pietro Rivasi ed Enrico Stefanelli. Il progetto è ora anche divenuto una mostra, inaugurata lo scorso 11 marzo presso il Vicolo Folletto Art Factories di Reggio Emilia.

Sempre intitolata Reggiane, l’esposizione propone le fotografie scattate da Vannini in grande formato, rendendo ancora più evidenti le contraddizioni che sopravvivono all’interno delle Officine Meccaniche Reggiane, tra devastazione e meraviglia artistica.

L’introduzione del libro è stata curata da Paolo Cagnan, scrittore e giornalista, da tempo interessato alle Officine Reggiane, alla loro storia e alla loro rinascita grazie all’arte, che ha spiegato come sia stato difficile entrare in contatto con gli artisti che le popolavano, diffidenti per natura operando sul filo della legalità e quindi sostanzialmente chiusi in un ambiente ristretto che col mondo della comunicazione e della stampa evita di avere rapporti.

Altra giornalista che ha partecipato alla scrittura dei testi di Reggiane è Agnese Spinelli, che ha intervistato gli artisti attivi in questo mastodontico e poetico atelier:

A oggi non sappiamo quale futuro sarà riservato a quello che, di fatto, è il più grande laboratorio di street art d’Europa. La nostra arte è legata a doppio filo alla caducità, al trascorrere del tempo. Lungi da noi considerarci immortali. La nostra arte è spesso questione di minuti, è veloce, potente e scompare con la stessa velocità con cui è stata realizzata. Queste fotografie possono, in parte, mantenerne la memoria.

Cosa ne sarà delle Officine Reggiane? Come detto anche in precedenza, ancora non è dato saperlo, ma di certo si tratta ormai di un luogo d’arte a tutti gli effetti, una galleria a cielo aperto, un atelier aperto a tutti, uno studio in continua trasformazione ed evoluzione: si vuole dunque annientare una zona tanto culturalmente vivace? Si vuole riconvertire un’antica fabbrica ad attività altre che cancellino gli ultimi gloriosi anni? Si vuole considerare la street art un semplice imbrattare muri per contrastare la società?

Chissà se tutte queste domande se le siano posti gli organi competenti e chissà quali saranno le risposte: lo scopriremo solo quando sarà palesato il destino delle Officine, speriamo artistico.

Reggiane
Vicolo Folletto Gallery, Reggio Emilia
Dall’11 marzo al 30 aprile

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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By on marzo 14th, 2017 in Articoli Recenti, Carlotta Tosoni, L'Editoriale, Visual & Performing ARTs

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