Italiani all’estero: la storia di Sabina, ricercatrice ad Harvard

0 1.109

Italiani all’estero: la storia di Sabina, ricercatrice ad Harvard

italiani all'estero
Sabina Berretta

La storia di Sabina Berretta è simile a quella di molti ragazzi italiani costretti ad espatriare alla ricerca di un lavoro. Come il protagonista di Will Hunting – Genio ribelle, film diretto da Gus Van Sant nel 1997, la ragazza era una giovane prodigio. Il personaggio interpretato da Matt Damon, nonostante le sue grandi conoscenze e capacità, si era inizialmente accontentato di un posto come custode al Massachusetts Institute of Technology. Sabina invece, dopo aver conseguito la laurea e aver tentato invano di entrare nel mondo della ricerca scientifica, non era stata nemmeno assunta come bidella. Oggi, Sabina ha 59 anni e dirige l’Harvard Brain Tissue Resource Center al McLean Hospital di Boston. Molti italiani all’estero si ritrovano nella sua stessa situazione: rifiutati in Italia, ora vivono una vita migliore negli Stati Uniti.

Perché il nostro Stato non riesce a trattenere i giovani?

I ragazzi italiani all’estero sono tutti accomunati dagli stessi motivi. Innanzitutto fuggono da uno Stato che non garantisce loro possibilità d’impiego. Secondo l’Istat infatti, la percentuale della disoccupazione giovanile supera attualmente il 40%. Il dato è preoccupante: un Paese che non riesce a garantire la sicurezza di un lavoro alle nuove generazioni rischia di andare incontro ad un collasso economico e sociale. La situazione è instabile anche quando si riesce a trovare un’occupazione, dal momento che i guadagni sono bassi e le possibilità di fare carriera sono scarse.

italiani all'estero
Emergency Exit: Young Italians Abroad

Il caso di Sabina perciò non è isolato. Gli inglesi hanno coniato il termine brain drain per riferirsi alla fuga di cervelli che colpisce Stati come il nostro. Il settore più colpito da questo fenomeno è quello della ricerca, del quale Sabina fa parte. Molti giovani ricercatori e neolaureati abbandonano così l’Italia attirati dalla prospettiva di un futuro migliore. Il documentario Emergency Exit: Young Italians Abroad, diretto da Brunella Filì nel 2014, cerca di fare luce su questo problema. La pellicola si occupa di narrare le storie di ragazzi italiani che ora vivono in diversi paesi del mondo. I loro racconti ci restituiscono una grande verità: la maggior parte di queste persone tornerebbe in Italia. Sono giovani contenti della vita che hanno scelto e delle decisioni che hanno preso, ma il sentimento che provano di attaccamento e di amore nei confronti della nostra terra è ancora molto forte. L’Italia non è uno Stato che vorrebbero abbandonare ma sono costretti a farlo. A tal proposito, la regista ha dichiarato:

Chi si trasferisce in altre città europee coltiva in sé la voglia di tornare, come se la porta di casa non sia del tutto chiusa. È come se tanto più un emigrato si allontana da casa, tanto più aumenta la sua voglia di integrarsi. Con la distanza aumentano le difficoltà, i cambiamenti allo stile di vita e subentra quella che a tutti gli effetti è una “nevrosi da immigrazione” in relazione ad un contesto che a volte può essere anche ostile.

L’Italia ha molti problemi e chi se ne va non deve essere biasimato per la sua scelta. Per poterli risolvere, però, è necessaria anche la loro partecipazione. All’estero ci sono grandi opportunità ma dobbiamo ricordarci da dove proveniamo: solo restando uniti contro le difficoltà possiamo sperare in cambiamenti sensibili. Allo stesso tempo però, è necessaria anche una presa di coscienza da parte della classe politica. Il brain drain che ci ha colpito è una conseguenza evidente della terribile gestione e amministrazione del nostro Stato. Quando si inizieranno a prendere dei provvedimenti per cercare di far diminuire la disoccupazione giovanile e per migliorare la qualità delle condizioni del lavoro, forse i giovani si convinceranno a restare.

Daniele Sacchi per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.