Al MuSa di Salò va in scena la poesia del “Museo della Follia”

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Al MuSa di Salò va in scena la poesia del Museo della Follia

Museo della Follia

Il MuSa, il museo di Salò, ospiterà fino al prossimo 19 novembre la mostra itinerante Museo della Follia. Da Goya a Bacon curata da Vittorio Sgarbi e realizzata da Cesare Inzerillo, Sara Pallavicini, Giovanni Lettini e Stefano Morelli.

Il museo, dopo il successo della mostra Da Giotto a De Chirico. I tesori nascosti acquisisce dunque una dimensione internazionale grazie alla collaborazione con prestigiose realtà museali come il Musée d’Orsay e il Musée de l’Orangerie di Parigi, dimostrando ancora una volta la volontà di valorizzare il territorio lombardo.

«Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate» recitava Dante trovandosi sulle rive dell’Acheronte, di fronte alla porta dell’Inferno, Sgarbi aggiunge: «L’unica via da percorrere è lo smarrimento».

Il percorso espositivo si snoderà in diversi punti della città. Innanzitutto sul lungolago di Salò, dove i visitatori saranno accolti da un’installazione di forte impatto visivo, sicuramente in contrasto con l’armonia del paesaggio lacustre: si tratta di un container nero, denominato L’Intonapensieri che raccoglie al suo interno nove installazioni interattive sul tema della follia, create sulla base di testimonianze di personalità come Antonio Ligabue, Franco Basaglia, Alda Merini, Nietzche, oltre alle voci di chi i manicomi li ha vissuti in prima persona.

Sgarbi e quadro Adolf Hitler

Il viaggio nello smarrimento continuerà poi dentro le mura del museo, in un dedalo di oltre 200 pezzi tra dipinti, fotografie, sculture, oggetti e istallazioni multimediali. Qui l’esposizione si apre con i grandi maestri della storia dell’arte internazionale e nazionale come Francisco Goya, Franz von Stuck, Francis Bacon, Adolfo Wildt, Jean-Michel Basquiat, il Piccio, Silvestro Lega, Michele Cammarano, Telemaco Signorini, Antonio Mancini, Vincenzo Gemito, Fausto Pirandello, Antonio Ligabue, Pietro Ghizzardi, la cui mente, attraversata dal turbamento, ha dato origine ad un’arte visionaria ed allucinata.

Tre saranno invece le sezioni firmate da Cesare Inzerillo: l’installazione Tutti i Santi, formata da sculture che ritraggono pazienti, dottori e infermieri, distinguibili solo dai dettagli dell’abbigliamento, La Griglia, un’imponente installazione in cui sono mostrati 90 ritratti recuperati dalle cartelle cliniche di alcuni pazienti di ex manicomi, ed infine la sala de I Ricordi, allestita da immagini, documenti e oggetti recuperati dai manicomi abbandonati. Qui si potrà notare come oggetti di uso quotidiano come cucchiaini, tazze, farmaci o lime per le unghie diventino l’emblema di una condizione di sofferenza, animati e dolenti allo stesso tempo quasi a voler urlare la tragedia umana di quei luoghi di contenimento, chiusi solo nel 1978 grazie all’intervento della Legge Basaglia.

Tra le opere esposte troviamo anche una piccola tela, data in prestito da un collezionista privato tedesco, opera di un Adolf Hitler pittore. Chiaro esempio di follia distruttrice più che creatrice, l’olio su tela di Hitler viene per la prima volta esposto in anteprima mondiale ed è volto a rappresentare la miseria della mente del suo creatore che come sostengono gli organizzatori dell’evento «non aveva alcun talento artistico».

Più che una mostra, il Museo della Follia è un’indagine nel mondo della sofferenza umana, rappresentata nella doppia dimensione del sogno e della realtà.

L’invito rivolto ad ognuno è quello di varcare la soglia di ingresso senza timore, denudandosi della proprie certezze per camminare lungo la storia di persone dolenti, andando oltre il guscio del proprio io e della propria “folle” razionalità.

Museo della Follia. Da Goya a Bacon
A cura di Vittorio Sgarbi
MuSa, Museo di Salò
Dall’11 marzo – 19 novembre 2017

Greta Zuccali per MIfacciodiCultura

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