“Wonder Woman”: il film di Patty Jenkins è un’occasione per ripensare alle donne della nostra storia

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Wonder Woman: il film di Patty Jenkins è un’occasione per ripensare alle donne della nostra storia

Wonder Woman
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Arriva nelle sale a giugno Wonder Woman, film diretto da Patty Jenkins e basato sull’omonima eroina dei fumetti della DC Comics. La protagonista della pellicola, Diana, è una principessa amazzone figlia di Zeus e sarà interpretata da Gal Gadot. Guerriera immortale dotata di grandi poteri, il suo contributo risulterà fondamentale durante gli eventi della Prima Guerra Mondiale.

Tuttavia, il personaggio creato da William Moulton Marston e da Harry G. Peter nel 1941 non deve essere concepito solo come un mero prodotto per l’intrattenimento fumettistico e cinematografico. Wonder Woman è infatti una vera e propria metafora che vuole riportare alla mente tutte le grandi donne della storia. A partire dalle fonti d’ispirazione che le hanno dato origine, come l’attivista e scrittrice Margaret Sanger, la supereroina della DC Comics è di fatto un’icona culturale e sociale che rappresenta la forza femminile.

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Agora

A tal proposito, l’uscita del film di Jenkins si presenta come un’occasione utile per ricordare alcune delle Wonder Women della nostra storia. Si tratta spesso di persone che sono riuscite a imporre la propria conoscenza in contesti che non prevedevano che le donne potessero emergere sull’uomo. L’astronoma e filosofa greca Ipazia, nata tra il 350 e il 370, è una di queste persone. Il film Agora di Alejandro Amenábar del 2009, sebbene con qualche imprecisione storica, racconta la sua vita soffermandosi in particolare sulle circostanze che hanno condotto alla sua tragica morte nel 415. Uccisa brutalmente da un gruppo di cristiani che la ritenevano la causa della mancata riconciliazione tra il prefetto di Alessandria d’Egitto Oreste e il vescovo Cirillo, Ipazia è diventata la prima martire donna a dare la vita in nome della la libertà di pensiero.

Una figura diametralmente opposta a Ipazia nel suo rapporto con la Chiesa è stata invece Ildegarda di Bingen, filosofa e religiosa tedesca medievale. Le numerose opere teologiche e mistiche e la grande mole di composizioni musicali che ci ha lasciato appaiono infatti come un’eccezione importante all’interno di un contesto prettamente maschile come quello benedettino tra il 1000 e il 1100.

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Renée Falconetti ne La passione di Giovanna d’Arco

Prima di passare alla nostra storia più recente, non si può non citare un’altra grande donna del Basso Medioevo: Giovanna d’Arco. Protagonista indiscussa della fase conclusiva della guerra dei cent’anni tra il Regno di Francia e il Regno d’Inghilterra, la Pulzella d’Orléans fu catturata dagli inglesi e condannata al rogo come eretica. Diverse sono state le rappresentazioni nella cultura di massa dedicate alle sue gesta, soprattutto cinematografiche. Ne La passione di Giovanna d’Arco ad esempio, film del 1928 diretto dal regista danese Carl Theodor Dreyer, viene raccontato il processo all’eroina francese. I lunghi primi piani sul viso dell’attrice francese Renée Falconetti annullano la temporalità dell’opera e donano alla rappresentazione del martirio un carattere immensamente realistico. In Giovanna d’Arco al rogo di Roberto Rossellini, invece, la vita e il sacrificio della giovane sono narrati con toni onirici e surreali. In una produzione atipica nella filmografia del regista neorealista il dramma della ragazza viene messo in scena attraverso numerose allegorie di natura religiosa tese soprattutto a condannare l’operato dei giudici che hanno deciso di arderla viva.

Quali sono però le nostre Wonder Women?

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Malala Yousafzai

L’attivista pakistana Malala Yousafzai ad esempio è senza ombra di dubbio una delle figure più importanti del nostro periodo storico. La più giovane vincitrice del Nobel per la Pace si è battuta molto per i bambini e per le ragazze del suo Paese, in particolare per cercare di garantire loro il diritto all’istruzione. In una società pesantemente influenzata dal sessismo e dalla misoginia di matrice talebana, il grido d’aiuto lanciato da Malala è stato raccolto in Occidente grazie alla diffusione di un suo testo nel quale condannava le violenze e il caos della sua città.

La storia tuttavia la fanno anche le persone comuni. Masako Wakamika, 81enne giapponese, ha recentemente creato Hinadan, un’app per iPhone che spiega come preparare le bambole per la festa tradizionale giapponese Hinamatsuri. Oltre a ciò, la donna lavora anche per un’organizzazione che cerca di avvicinare i giovani al mondo digitale, mettendo in mostra una grande forza di volontà nel cercare di coniugare cultura e tecnologia. Riham al Kahlout, una giovane comica di Gaza, inscena delle gag divertenti per cercare di sensibilizzare sulle contraddizioni della società nella quale vive e le condivide su Youtube.

L’opera di queste nostre Wonder Women contemporanee è importantissima: grazie a loro, la cultura diventa un’occasione importante per educare.

Daniele Sacchi per MIfacciodiCultura

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